Il bilancio
29.01.2026 - 09:00
La centralina Arpa dello Scalo
Un quadro più dettagliato per identificare variazioni stagionali e tendenze ricorrenti. Un approccio per capire meglio i periodi dell’anno in cui si verificano i picchi di inquinamento e per sviluppare strategie di intervento più mirate. Senza dimenticare «importanti e significative criticità» tra Frosinone, Cassino e Ceccano per quanto riguarda l’inquinamento da polveri sottili.
Per l’anno appena trascorso, nella Valle del Sacco restano gli allarmi per gli sforamenti di Ceccano, Cassino e Frosinone. Scrive l’Arpa: «Le stazioni di Ceccano e Cassino presentano il valore medio annuo più elevato (31 ug/m3) e registrano ben 72 e 58 superamenti del limite giornaliero, rispettivamente, seguite da Frosinone Scalo (28 ug/m3, con 55 superamenti). Il Pm2.5 raggiunge valori significativi, a ridosso del valore limite dettato dalla norma, a Cassino (19 ug/m3), a Colleferro Europa e a Ferentino (17 ug/m3, in entrambe le centraline). Anche il biossido di azoto (No2) mostra concentrazioni non trascurabili, con il valore massimo registrato a Cassino (28 ug/m3), pur rimanendo al di sotto dei limiti normativi. Per quanto riguarda l’ozono (O3), la stazione di Fontechiari registra il valore Aot40 più elevato (11.903 ug/m3*h) e 3 superamenti del valore obiettivo per la protezione della salute. In generale, la qualità dell’aria nella Valle del Sacco rimane una delle più critiche del Lazio, con concentrazioni di Pm10 e Pm2.5 che rappresentano la criticità più rilevante. Questo sottolinea la persistente necessità di strategie integrate per ridurre le emissioni inquinanti, soprattutto nei centri urbani più esposti, Ceccano, Colleferro, Cassino e Frosinone».
Sebbene negli anni le giornate oltre i limiti siano diminuite, non è avvenuto in maniera altrettanto evidente un calo delle concentrazioni medie. Tanto più che con l’introduzione della nuova direttiva europea si avrebbe «il superamento nella maggior parte delle centraline, con valori che, in alcuni casi (Ceccano e Cassino), eccedono lo standard di riferimento di oltre 11 ug/m3)».
Per i superamenti annui allo Scalo se ne contano 55 nel 2025, poi un doppio 70 tra 2024 e 2023, 61 l’anno prima, 55 nel 2021, 77 nel 2020, 68 nel 2019 e 82 nel 2018. Prima del 2016 si andava stabilmente sopra i 100. Anche Ceccano registra dei progressi: è passata, dal 2021 a oggi, da 71 a 94 a 84, a 79 e ora a 72, senza peraltro evitare il record negativo del Lazio. Al contrario, peggiora Cassino, che passa dai 56 sforamenti del 2024 ai 58 del 2025, anche se nel 2023 erano 64, e ancora 56 tra il 2022 e il 2021. L’Arpa osserva che gli sforamenti annui del 2025 sono superiori «a quanto consentito dalla normativa vigente». Ma non solo, applicando i più stringenti limiti della nuova direttiva europea si «evidenzia una situazione più critica, con il superamento dello standard in quattro centraline aggiuntive».
Non va meglio per il Pm2,5. Osserva l’Arpa: «Nel 2025 non sono state riscontrate criticità significative in relazione alla concentrazione media annuale di Pm2.5 ai sensi della normativa vigente. Tuttavia, l’analisi dei dati condotta considerando i valori limite introdotti dalla direttiva evidenzia il superamento dello standard in 4 delle 5 centraline della Valle del Sacco che monitorano il Pm2.5, con valori che in un caso (Cassino) raggiungono circa il doppio del limite. La direttiva ha inoltre introdotto un valore limite per la concentrazione media giornaliera di Pm2.5. L’elaborazione dei dati del 2025 alla luce di tale aggiornamento normativo mostra il superamento del limite in 4 centraline su 5. Particolarmente rilevante è il dato registrato dalla stazione di Cassino, che presenta 77 superamenti a fronte dei 18 consentiti». Il biossido d’azoto resta nei limiti, ma con i nuovi il quadro cambia con «una condizione di superamento nel 50% delle stazioni di monitoraggio. Ne consegue che le criticità associate alle concentrazioni di No2, storicamente circoscritte all’agglomerato di Roma, potrebbero estendersi anche alla Valle del Sacco».
L’Arpa offre un quadro della stagionalità del fenomeno. I valori più alti si riscontrano nei mesi più freddi. «Durante i mesi più caldi, la distribuzione del contributo percentuale tra le centraline appare abbastanza uniforme - nota l’Arpa - Questo potrebbe essere legato a fenomeni stagionali, come una maggiore capacità di dispersione dell’atmosfera o a una diminuzione della persistenza di specifiche sorgenti di Pm10, di natura stagionale. Nei mesi invernali (da novembre a febbraio), il contributo di alcune centraline (come Ceccano, Cassino e Frosinone Scalo) tende ad aumentare, probabilmente a causa di fattori stagionali come l’utilizzo del riscaldamento domestico e condizioni micrometeorologiche locali che favoriscono l’accumulo di inquinanti. Ceccano e Frosinone Scalo mostrano un contributo percentuale elevato e costante, suggerendo la presenza di una maggiore densità di sorgenti emissive in quelle aree o la persistenza di condizioni favorevoli all’accumulo di Pm10. Al contrario, Fontechiari e Frosinone Mazzini contribuiscono meno, indicando la presenza di un impatto minore». L’Arpa evidenzia anche le «condizioni meteorologiche sfavorevoli alla dispersione». E nelle conclusioni sollecita più attenzione per la Valle del Sacco: «Le azioni dovranno essere coordinate e integrate, volte sia alla riduzione delle emissioni sia al monitoraggio costante, al fine di garantire una maggiore tutela della salute pubblica e il rispetto dei nuovi limiti europei».
Edizione digitale
I più recenti
Ultime dalla sezione