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Piedimonte San Germano

Vendetta in famiglia, auto data alle fiamme

Un incendio violentissimo e una vettura completamente distrutta in un cortile: “guerra” in famiglia. Obbligo di dimora in comunità per un imprenditore che avrebbe innescato il rogo per colpire il fratello

Vendetta in famiglia, auto data alle fiamme

Avrebbe appiccato il fuoco per vendetta, un gesto folle figlio di decenni di amarezze, discussioni animate, dispetti e recriminazioni. Finiti, in più occasioni, persino in tribunale. Una “guerra familiare” ben radicata nel tempo e incancrenita dalla quotidianità e dal lavoro condiviso. Dopo l’episodio, che risale a sei mesi fa, l’immediata apertura delle indagini, affidate ai carabinieri della Compagnia di Cassino, della stazione di Piedimonte San Germano, che avevano sin da subito isolato elementi importanti per ricostruire l’accaduto. Ieri l’applicazione di un provvedimento a carico di un imprenditore agricolo del posto di sessant’anni, accusato di aver appiccato il rogo nella proprietà di famiglia, divampato a luglio scorso. E nei confronti del quale la Procura della Repubblica di Cassino ha applicato la libertà vigilata in una struttura terapeutica del Cassinate dove dovrà essere sottoposto a specifiche cure.

La vicenda

Era il 20 luglio scorso. Un’auto, una Toyota C-Hr, veniva completamente distrutta, avvolta dalle fiamme in un incendio che si era sviluppato nel cortile dell’abitazione di un imprenditore agricolo del posto, nell’area in cui insistevano anche alcuni attrezzi dell’azienda di famiglia: questo l’inizio dell’inchiesta che ha portato nelle scorse ore all’applicazione della misura nei confronti del sessantenne. Il veicolo, di proprietà di una cittadina romena residente nello stesso comune, era stato n realtà lasciato temporaneamente nel cortile - con il consenso del proprietario dell’area - poiché fermo a seguito di un incidente stradale avvenuto nelle vicinanze. Sul posto erano intervenuti subito i carabinieri della Sezione radiomobile della Compagnia di Cassino e una squadra dei vigili del fuoco del distaccamento della città martire, che avevano provveduto allo spegnimento delle fiamme, che avevano arrecato danni anche alla proprietà. Nonostante l’intervento, il veicolo era andato completamente distrutto. Fin da subito non si era esclusa l’ipotesi dolosa. Le indagini, condotte dai carabinieri della stazione di Piedimonte San Germano, si erano concentrate in particolar modo sul nucleo familiare dell’imprenditore e si erano concluse con l’attribuzione della responsabilità al fratello dello stesso. Determinanti, ai fini investigativi, erano stati anche gli accertamenti tecnici sulle utenze telefoniche.

Ieri i carabinieri hanno dato esecuzione all’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Cassino, su richiesta della Procura - concorde con le valutazioni investigative dei militari - che ha disposto l’applicazione provvisoria della misura di sicurezza della libertà vigilata con prescrizioni a carico dell’uomo.
Il sessantenne è stato accompagnato presso una struttura terapeutico-riabilitativa del Cassinate, con obbligo di dimora e con il divieto di allontanarsi nelle ore notturne nonché con l’obbligo di sottoporsi a specifiche cure, come disposto dall’autorità giudiziaria.
L’attività dei carabinieri ha consentito di fare piena luce sull’episodio, garantendo una pronta risposta di legalità e sicurezza pubblica.

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