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Un altro Natale amaro per gli operai di Stellantis

Il clima delle feste s’intreccia ancora una volta con l’ansia per il futuro. Di Traglia (Fiom): ennesimo fermo che rischia di bloccare tutto per quasi 40 giorni

Un altro Natale amaro per gli operai di Stellantis

La linea di montaggio interna al Plant cassinate

Un Natale amaro, l’ennesimo, segnato dall’incertezza e dall’assenza di prospettive. Per le lavoratrici e i lavoratori di Stellantis il clima delle feste si intreccia ancora una volta con la paura per il futuro, tra fermate produttive prolungate, numeri impietosi e una crisi industriale che non accenna a trovare una via d’uscita. A lanciare l’allarme è Andrea Di Traglia, segretario Frosinone-Latina della Fiom Cgil, che parla di una situazione ormai sotto gli occhi di tutti: impianti che lavorano a ritmi minimi, un territorio in affanno e la mancanza totale di un piano industriale capace di garantire occupazione e continuità produttiva. Una crisi che non riguarda solo lo stabilimento, ma che si riverbera sull’intero tessuto economico locale, dall’indotto alla componentistica, lasciando migliaia di famiglie sospese in un’attesa carica di preoccupazione.

Andrea Di Traglia, segretario Frosinone-Latina della Fiom Cgil, non usa mezzi termini:
«È chiaramente un Natale amaro per gli operai, per le lavoratrici e per i lavoratori di Stellantis. L’ennesimo Natale amaro. D’altronde la situazione è sotto gli occhi di tutti: oggi non esiste alcuna prospettiva che ci permetta di immaginare di uscire da questo buco nero. Tutto viene nascosto dietro i numeri, ma quei numeri non fanno altro che confermare ciò che denunciamo da tempo.

Quando si chiude un anno con più giornate di stop che giornate lavorative, questo è il segno dei tempi. È il segno di una politica industriale che manca, che è completamente assente. Ora l’ennesimo periodo di fermo, che rischia di bloccare le lavoratrici e i lavoratori per quasi 40 giorni, ci dice chiaramente che le attività potrebbero non riprendere prima della fine di gennaio. Più che un segnale, è purtroppo l’ennesima conferma di ciò che denunciamo da tempo: non c’è un piano industriale, non c’è una visione.

Denunciamo il fatto che tutto il tessuto economico e industriale dell’intera zona, dell’intero territorio, è praticamente in ginocchio, al collasso. Abbiamo bisogno di modelli, ed è proprio ciò che manca. Anche la discussione a livello europeo non elimina le urgenze reali: l’occupazione e la saturazione degli impianti, che oggi non c’è. Gli stabilimenti lavorano tra il 5 e il 10%.

Vogliamo ricordare a tutti che quest’anno non arriviamo nemmeno a 18.000 auto prodotte: siamo a 17.000 e qualcosa. È il risultato peggiore dall’apertura dello stabilimento nel 1972. E si preannuncia un 2026 ancora peggiore. Al di là della discussione sullo stop all’endotermico e sul via libera all’elettrico, il punto è che mentre in Europa si discute, negli stabilimenti non abbiamo modelli certi che saturino gli impianti.

Il nodo è se si voglia davvero invertire la tendenza. Sento anche discorsi che individuano nel ritorno dell’endotermico una possibile soluzione, ma vorrei ricordare che nemmeno i volumi dell’endotermico ci hanno salvato sul piano delle vendite. Andiamo in affanno perché manca tutto: mancano i modelli, manca la tenuta occupazionale. E questo si riflette sull’indotto e sulla componentistica.

Stiamo seguendo le vertenze di Trasnova, Logitech e Teknoservice: quattro mesi di proroga non sono sufficienti. Possono servire a provare a immaginare un futuro per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, ma sono solo una boccata d’ossigeno temporanea. È l’esempio di ciò che sta accadendo nell’indotto, così come nella componentistica. Penso alla Ma, che non ha commesse per l’elettrico e non riesce a reggere nemmeno con l’endotermico perché mancano gli ordini.

Questo dimostra chiaramente come le scelte, anche solo ipotetiche, che si discutono in Europa condizionino la vita delle lavoratrici e dei lavoratori. Ma senza piani industriali non c’è e non ci sarà alcuna tenuta occupazionale, qualunque sia il futuro: elettrico, endotermico o qualsiasi altra declinazione.

Oggi manca un piano industriale. E ricordo che si parla dell’avvio dei modelli elettrici di Giulia e Stelvio non prima del 2028 inoltrato. Nel frattempo, ad aprile scadono gli ammortizzatori sociali. Servirà necessariamente un intervento del governo e del ministero per garantire, almeno, la tenuta occupazionale».

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