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L'intervista

Il viaggio di "Oltrepassare"

In uscita oggi il secondo album di Pietro Roffi, fisarmonicista di Valmontone. Esibizioni in tutto il mondo, dischi e progetti ambiziosi per il giovane talentuoso musicista

Superare quella concezione della fisarmonica come strumento troppo ancorato alla tradizione, rileggendolo in chiave moderna, con uno sguardo rivolto al futuro. Questo l’obiettivo di Pietro Roffi, fisarmonicista di Valmontone, che oggi ha visto uscire il suo secondo album, “Oltrepassare”. Tra il primo (del 2019) e il suo ultimo lavoro, anni di concerti in giro per il mondo e numerosi traguardi professionali.

Parliamo del tuo secondo album, “Oltrepassare”. Un progetto ambizioso che si prepone di superare l’idea tradizionale della fisarmonica come strumento legato esclusivamente al tango o al folklore, per restituirle una dimensione trasversale, contemporanea e profondamente personale...

«Questo album nasce innanzitutto per sentirmi libero, per andare oltre quei limiti che a volte, in passato, mi sono posto, vuoi per sovrastrutture, vuoi per cultura… o per paura. “Oltrepassare” è un disco libero, che prova a far vivere questo strumento nei suoni di oggi, in quello che piace a me. E come una specie di manifesto racconta con chiarezza che la fisarmonica non è solo tarantella o tango, ma può essere molto di più. È uno strumento che affonda le sue radici nel passato, sicuramente, ma che rivolge lo sguardo verso il futuro».

Si tratta del tuo secondo album dopo il primo del 2019. Quali sono gli elementi di rottura del tuo nuovo lavoro rispetto al passato?

«Credo che “Oltrepassare” arrivi in un momento di maggiore maturità, anche perché è un album che ho dentro da diversi anni e che, grazie a una bellissima produzione e supervisione, è diventato essenziale. Sono andato davvero nel cuore di questa musica, alla sua essenza. Nel primo album, “1999”, utilizzavo la fisarmonica insieme all’elettronica. Qui, invece, la fisarmonica è una delle anime del progetto: ci sono gli archi, c’è il pianoforte e c’è ancora una volta l’elettronica, qui più eterea e rarefatta. Non so se parlerei di una rottura netta; lo vedo piuttosto come un ponte, che forse mi condurrà a un terzo album ancora più ambizioso».

Dopo l’uscita di “Oltrepassare”, quali sono i tuoi progetti? Hai intenzione di portare la tua musica nei palchi d’Europa?

«Sì. Il passo successivo, dopo l’uscita vera e propria della musica, è farla conoscere, e portare la fisarmonica anche a un pubblico più grande. Questo passa senza dubbio dalla dimensione del concerto, che è una delle mie preferite e secondo me anche la più efficace per “comunicare" la musica. Stiamo già progettando un nuovo concerto-spettacolo e un tour a lunga gittata, che porterà in scena pagine di “1999”, qualche inedito e, chiaramente, le nuove musiche di “Oltrepassare”».

In passato sei stato molto attivo con l’attività live, calcando i palchi più prestigiosi e importanti, non solo in Italia. Che emozione è stata portare per anni la tua musica in giro per il mondo?

«Ho vissuto storie bellissime nei miei lunghi viaggi, e sono quelle che mi porto più nel cuore. I concerti, i musicisti che ho incontrato, i luoghi e le persone che ho conosciuto mi hanno cambiato in profondità. Sono stati un nutrimento continuo, momenti davvero fondanti per il mio percorso umano e musicale. Per alcuni versi è stato faticoso, certo, ma mi sono sempre sentito un privilegiato nel poter vivere la musica così, in giro per il mondo».

Qual è stato il tuo concerto più emozionante?

«Ogni concerto è una storia a sé, quindi verrebbe da rispondere “Il prossimo!”. Però, se devo sceglierne uno, direi il debutto con l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, nella serata dedicata ai 90 anni di Ennio Morricone, all’Auditorium Parco della Musica di Roma: un’emozione che mi è rimasta addosso. C’erano 2800 persone e perfino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella».

La fisarmonica è sicuramente non così comune come altri strumenti. Quali sono gli aspetti positivi e negativi del suonarla?

«Gli aspetti negativi della fisarmonica, se così possiamo definirli perché poi ogni strumento a suo modo li ha, sono quei pregiudizi e quei limiti che spesso le vengono messi addosso. Ma proprio lì, paradossalmente, c’è anche il lato positivo. Quei limiti vanno oltrepassati, e il bello è che è ancora tutto (o quasi!) da scrivere».

Negli ultimi anni ti sei dedicato anche all’insegnamento. Quali sono le soddisfazioni che un’attività del genere porta ad un musicista?

«Insegnare per me è una grande gioia, perché condivido la musica con i miei allievi e li aiuto a trovare la loro strada. È anche il miglior modo per imparare, perché ti costringe a rendere le cose più chiare, anche per te. Personalmente ho il privilegio di avere nella mia classe internazionale alcuni dei migliori talenti sulla scena internazionale, che scelgono di perfezionarsi con me, e alcune vittorie in concorsi importanti, al di là del risultato in sé, sono stati momenti davvero molto belli».

Come è cominciata la tua carriera? Qual è stato invece il ruolo che il tuo territorio ha avuto nella tua formazione?

«È una bella domanda, perché non so se la mia carriera sia iniziata in quel lontano pomeriggio di settembre 1999 in cui ho iniziato a studiare questo strumento, oppure, più convenzionalmente, quando è arrivata una striscia continuativa di concerti, subito dopo i primi nel mio territorio e poi i primi veri inviti in stagioni, o come solista con orchestre. Oggi a Valmontone, dove sono cresciuto e continuo a vivere, ho una comunità di sostenitori bellissima. Almeno una volta all’anno faccio un concerto ed è sempre pieno. E soprattutto negli ultimi anni ho trovato un’amministrazione vicina e sensibile che – al di là dei colori – ha scelto di sostenere il mio progetto».

Quali sono i tuoi progetti futuri?

«In questi giorni sono immerso nell’uscita di “Oltrepassare”, tra radio, tv e tanta energia intorno. Ma la cosa che mi interessa davvero è vedere cosa succede quando questa musica incontra le persone. Nel frattempo non mi fermo: sto già scrivendo nuova musica, tra cui un doppio concerto per due fisarmoniche e orchestra, una commissione importante che mi terrà molto impegnato. Poi ci sono i concerti, con Valse-Rêverie alla Wigmore Hall con Miloš Karadaglić e Ksenija Sidorova, e altre date insieme a lei con il mio Goldberg Rework. In parallelo, come ho detto, sto costruendo la versione dal vivo di “Oltrepassare”. E naturalmente l’insegnamento, tra la mia classe internazionale, il Conservatorio, la Summer Masterclass a Valmontone e qualche giuria. Alla fine è tutto parte dello stesso viaggio».

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