Frosinone
27.04.2025 - 11:00
È passato quasi un mese dall’ultima seduta del consiglio comunale di Frosinone. Quando il bilancio è stato approvato con 17 voti favorevoli, 9 no e 5 astenuti. Da quel momento in poi la tensione politica è scesa di colpo. Vero che c’è stata la richiesta del capogruppo di Fratelli d’Italia Franco Carfagna di rivedere alcune decisioni riguardanti il tracciato del Bus Rapid Transit e i parcheggi a servizio, ma il sindaco Riccardo Mastrangeli per il momento non ha risposto. In ogni caso sullo sfondo ci sono due considerazioni. La prima è che tutti hanno capito che si arriverà al termine della consiliatura in ogni caso. E con ogni tipo di coalizione. La seconda è che nel centrodestra nessuno prende davvero l’iniziativa per definire il percorso del prossimo futuro. Come se ci fosse un tacito accordo di andare avanti per inerzia. Eppure Forza Italia è all’appoggio esterno da quasi un anno e le proposte di azzeramento della giunta e di verifica politica non sono state prese in considerazione. Nè dal Sindaco né dal resto della maggioranza.
Fratelli d’Italia sente la responsabilità di essere il primo partito della coalizione e di avere il gruppo più numeroso (5 esponenti). E dunque, almeno in questa fase, non assumerà iniziative di rottura del quadro politico. Quanto alla Lega, la situazione è profondamente diversa rispetto al 2022. Quando Nicola Ottaviani, con un gioco di sponda politica con diverse liste civiche, poteva contare su una sorta di “maggioranza nella maggioranza”. Oggi non è più così. Bisognerà pure capire quali saranno le strategie di Antonio Scaccia, vicesindaco, leader della Lista per Frosinone e coordinatore regionale dell’associazione Noi con Vannacci. Vero che l’europarlamentare Roberto Vannacci recentemente ha aderito al Carroccio ed è in corsa per la vicesegreteria nazionale. Ma l’associazione resterà. Il tema nel centrodestra è quello delle prossime elezioni comunali, previste nel 2027. Nelle tre precedenti occasioni sono state celebrate le primarie di coalizione, ma il risultato non era in discussione.
Sapevano tutti che avrebbero vinto Nicola Ottaviani (due volte) e Riccardo Mastrangeli (una). Adesso è tutto diverso. Fratelli d’Italia ha i “numeri” per poter chiedere di indicare il candidato sindaco. La domanda è: a quel punto cosa succederebbe?
Quanto a Forza Italia, una ricucitura appare improbabile. La conseguenza è che gli “azzurri” stanno già ragionando sull’ipotesi di una candidatura a sindaco per conto proprio. Nell’ambito di una coalizione da costruire. L’alternativa potrebbe essere quella della saldatura di un asse con Fratelli d’Italia.
Riccardo Mastrangeli, dal canto suo, aspetta di capire quali saranno le future dinamiche. Ma intanto è evidente che ha una strategia alternativa in mente. Una strategia che si basa su quanto successo in questi trentaquattro mesi. Nei quali 9 consiglieri eletti in maggioranza sono su altre posizioni. Giovambattista Martino, Teresa Petricca e Francesco Pallone (FutuRa) hanno votato no al bilancio. I primi due si erano candidati nella Lista Ottaviani, il terzo nella Lista Mastrangeli. Così come contrari al documento contabile sono stati Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella (Lista Mastrangeli) e Giovanni Bortone (eletto nella Lega). I due di Forza Italia, Pasquale Cirillo e Maurizio Scaccia, si sono astenuti. Ma sono da mesi in posizione critica. Christian Alviani, ora in FI ma eletto nella Lista Ottaviani, ha votato sì al bilancio. Però il passaggio negli “azzurri” cambia la prospettiva.
Nel frattempo però a sostegno della coalizione di Mastrangeli sono arrivati Claudio Caparrelli (Polo Civico) e Andrea Turriziani (Lista Marini). Oltre all’intesa con la Lista Marzi, composta da Domenico Marzi, Carlo Gagliardi, Alessandra Mandarelli e Armando Papetti. Qualora il quadro politico del centrodestra dovesse saltare, Riccardo Mastrangeli proverebbe a mettere insieme una coalizione centrista, trasversale e dal forte profilo civico. Nel centrosinistra l’unica certezza è data dal fatto che il Psi andrà ancora una volta per conto proprio. Il grande rebus riguarda il Partito Democratico, alla ricerca di un’unità interna che non c’è da tempo. Senza la quale è impossibile perfino parlare di una coalizione di centrosinistra.
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