Il caso
17.06.2023 - 16:11
L'uscita della bara dopo le indagini e i rilievi sul posto da parte degli inquirenti
A mezzogiorno e mezzo erano tutti in aula, all'interno del tribunale di piazza Diamare. All'una e un quarto tutti fuori con l'incarico conferito al perito il professor Stefano Ferracuti - in collegamento da Roma - per analizzare Sandro Di Carlo, l'operaio di 26 anni ritenuto dalla procura l'autore dell'efferato omicidio di Yirel.
Erano presenti tutti, l'avvocato della famiglia della vittima, Marco Rossini, il legale del presunto colpevole, Alfredo Germani, il giudice, il pm Mattei. Il "tecnico" che ha accettato l'incarico avrà trenta giorni per portarlo a compimento, vista la delicatezza ma anche l'urgenza del caso. Questo il lasso temporale individuato in aula.
L'inizio delle operazioni è fissato per il 21 giugno, sarà autorizzato ad accedere agli atti del procedimento e potrà chiaramente recarsi in carcere per periziare direttamente il giovane accusato del delitto.
Il doppio quesito riguarda la capacità di intendere e di volere al momento del fatto e la capacità attuale di affrontare un processo. L'aggiornamento è al 24 luglio per valutare gli esiti della perizia in udienza.
Sono punti salienti per la pubblica accusa, che sembrerebbe aver individuato già a poche ore dall'omicidio di Yirel Peña Santana i via Pascoli una pista chiara.
La giovane dominicana che in quell'appartamento avrebbe soggiornato per quindici o venti giorni al massimo sarebbe stata picchiata selvaggiamente prima di essere accoltellata.
Una violenza visibile a occhio nudo sul corpo di Yirel fatta di calci e pugni.
Una violenza unita ad altra "violenza" quella di zittirla affinché le sue grida non uscissero da quelle quattro mura.
Poi i colpi fatali: alcuni di striscio, quattro invece andati a segno. Poi il ritrovamento del corpo in un lago di sangue. E quel sabato pomeriggio di venti giorni fa che si trasformò in un incubo.
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