«In un parco pubblico ci si aspetta sicurezza e non pericolo». Sbotta il padre di un bambino di cinque anni che ieri mattina, prima dell'ora di pranzo, ha accompagnato il figlio con il suo piccolo monopattino a fare un giro al parco Valente e si è trovato davanti una scena disarmante: i segni della bufera ancora tutti lì. Il maltempo che ha imperversato su Sora nella notte tra giovedì e venerdì scorsi ha causato danni ingenti nell'ex campo boario spezzando numerosi rami, tanto che il parco è rimasto chiuso per alcune ore venerdì mattina per permettere ai vigili del fuoco di tagliare i rami pericolanti. Poi, però, il materiale tagliato non è stato rimosso.

«Sono un genitore e non voglio fare polemica, ma un'amministrazione che si dichiara attenta ai bambini, ai loro bisogni, poi lascia un parco aperto con tanto di pericoli proprio alla loro altezza. Mio figlio si è messo a piangere perché l'ho portato via una volta che ho visto questo scempio, dopo più di 24 ore dal maltempo ancora era tutto lì. I tempi della riapertura non sono stati decisi da noi cittadini, se non era garantita sicurezza il cancello poteva rimanere ancora chiuso, invece così i nostri figli hanno rischiato di farsi male. È vero che è responsabilità dei genitori, infatti ho portato via mio figlio, ma non è possibile che in un parco pubblico ci sia, in più punti, anche nell'area dedicata a bambini piccoli, dell'età di mio figlio, rami spezzati lasciati a terra senza alcun tipo di sicurezza.

Evidentemente a qualcuno è sfuggito qualcosa e per questo chiedo, in futuro, più attenzione, reale, peri bambini che hanno diritto a giocare, all'aria aperta senza insidie». Il papà è rimasto sconcertato dalle condizioni in cui si è presentato ieri mattina il parco Valente, che richiama sempre tanti giovani e bambini; specie ora che è stato riqualificato il campo da basket, sono tanti i ragazzi che trascorrono ore nell'ex campo boario divertendosi e socializzando. Ma mentre per i più grandi lo spazio è agibile, i più piccoli hanno dovuto rinunciare a giocare nell'area loro riservata, suscitando così la protesta dei genitori.