Il green pass per andare al lavoro. Ultimi giorni per mettersi in regola, poi, dal 15 ottobre, per entrare in azienda o in ufficio (le regole valgono nella pubblica amministrazione come nel privato) servirà la certificazione verde. Chi non ce l'ha resterà fuori e verrà sospeso, anche dallo stipendio. Da venerdì, scatteranno anche i controlli (che potranno essere anche a campione, ma da più parti, Confindustria compresa, c'è l'invito ad estenderli alla totalità dei lavoratori).

Previste sanzioni da 400 a 1.000 euro per il datore di lavoro che non controlla e da 600 a 1.500 euro per il lavoratore che entra in azienda senza green pass. I controlli spetteranno ad Asl, Ispettorato del lavoro e Inail e saranno loro, ma non il datore di lavoro, a inviare le segnalazioni ai prefetti. Diversi, ancora, i nodi da risolvere come i punti che andranno chiariti e semplificati, magari anche dopo un comprensibile periodo di rodaggio.

Una delle questioni sul tappetto è la modalità di riempimento dei moduli di controllo.
«È sufficiente dimostrare che ho fatto i controlli - spiega l'avvocato Matteo Maria Perlini, delegato provinciale di Federprivacy - Quindi faccio un elenco preferibilmente senza indicare i nomi dei controllati. Trattengo solo i nominativi con i certificati non validi o mancanti da segnalare alle risorse umane per l'assenza ingiustificata. L'elenco firmato dal verificatore serve a dimostrare di aver effettuato i controlli. Inoltre si può chiedere un documento di riconoscimento».
In caso di violazioni, il datore di lavoro si occupa solo di indicare i nominativi da sospendere.

«Gli incaricati delle verifiche - prosegue Perlini - non trasmettono i nominativi al prefetto. Può farlo solo un ispettore del lavoro, l'Asl o l'Inail. Non lo potrà mai fare un privato, questo per legge (art. 4, comma 9, decreto legge 19/2020 richiamato dall'art. 4, comma 6, DPCM 17 giugno 2021 e dall'art. 3 decreto legge 127/2021)».
Un altro dubbio è se i datori di lavoro possano chiedere in anticipo, per motivi organizzativi, prima del 15 ottobre se i lavoratori siano provvisti di green pass.
«Non possono farlo per ora, ma sembra che questo divieto possa cadere, almeno nella pubblica amministrazione».

Sempre per motivi di privacy bisogna far attenzione a ciò che si acquisisce. 
«Non vanno inviati screen shot - precisa il delegato della Federprivacy - e nemmeno è possibile raccogliere copia della documentazione. I controlli vanno fatti ogni giorno solo sull'app verificaC 19 o con eventuali strumenti che integrano le stesse modalità e che garantiscano la raccolta dell'esito e non delle cause che hanno portato al green pass. Non bisogna raccogliere nemmeno la data di scadenza del green pass perché da questa si può risalire al fatto che il green pass sia legato al vaccino o al tampone, il che è coperto dalla privacy. Anche per questo il medico competente è fuori da questa attività in quanto il green pass non è una misura di sicurezza. Inoltre, occorre consegnare e pubblicare un'informativa privacy, incaricare ed istruire per iscritto i verificatori, predisporre una policy e procedere all'aggiornamento del registro trattamenti privacy».

L'obbligo di green pass si estende a tutti coloro che entrano nei luoghi di lavoro, anche come visitatori?
«I visitatori non sembrano destinatari della norma, ma per quelli si può estendere la norma generale sui ristoranti. L'obbligo, tuttavia, interessa chi accede per motivi di lavoro, formazione o volontariato. Ma poi ci sono tante situazioni particolari da considerare, pensiamo al coniuge o ai figli che entrano nel luogo di lavoro del marito o della moglie e dei genitori; in questi casi varranno le regole del buon senso».
Discorso che si estende a chi frequenta gli studi professionali. Ancora non si hanno indicazioni precise, nonostante diversi solleciti.

Le verifiche andranno fatte a tutti o a campione come prevede il decreto? Sul punto Maurizio Stirpe, intervistato dal Corriere della Sera, è stato categorico: «Il nostro suggerimento è controllare tutti», ha dichiarato il vice presidente di Confindustria.
«Il consiglio è di effettuare le verifiche su tutti e non a campione, almeno nelle realtà piccole - afferma Perlini - Così non si fa discriminazione e si evitano conflitti interni».

I controlli potranno essere svolti anche da terzi.
«Si può affidare l'incarico all'esterno pensiamo a quelle aziende che hanno un servizio di vigilanza. Tuttavia, l'incarico va affidato all'azienda come responsabile esterno del trattamento e non direttamente al vigilante: sarà poi l'azienda esterna a dover fornire le istruzioni a quest'ultimo». Per chi non è in regola con la certificazione verde scatta la sospensione dal lavoro e dallo stipendio, almeno fino al 31 dicembre data di scadenza dello stato d'emergenza.

«Per far risultare l'assenza ingiustificata il controllo deve risultare all'ingresso - chiarisce Perlini - Se uno si mette in malattia e non si presenta in azienda non sarà assente ingiustificato. Poi, se ciò non risulta vero, avrà conseguenze disciplinari. Come nel caso di chi viene sorpreso con un pass falso o ha eluso i controlli».