Si sono quasi tutti avvalsi della facoltà di non rispondere. Sono iniziati ieri gli interrogatori di garanzia a seguito dell'ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri per l'operazione antidroga My friend.
Gli interrogatori hanno preso il via dalle persone finite in carcere (7) o ai domiciliari (10). Riprenderanno venerdì con il resto degli indagati, compresi quanti hanno i divieti di dimora.

Il gip del tribunale di Frosinone Ida Logoluso ha disposto la custodia in carcere nei confronti di Ivano Lanzone, 41 anni di Castrovillari, Artan Cela, 46 albanese, di Frosinone, Gualjot Isaj, 38 albanese di Frosinone, Francesco Marcoccia, 36 di Frosinone, Giovanni De Luca, 50 di Frosinone, Loris Iannoni, 31 di Supino, e Mariannina Micera, 66 di Frosinone.
Domiciliari per Rachid Nadif, 41 marocchino di Frosinone, Davide Mulazzi, 29 di Roma, Adriano Battista, 41 di Fondi, Ivan Cupido, 21 di Frosinone, Olsjion Koka, 35 albanese di Frosinone, Roberto Ciotoli, 28 di Frosinone, Stefano Marini, 24 di Frosinone, Mattia Nobili, 29 di Torrice, Mariano Tiberia, 31 di Frosinone e Gianluca Arduini, 40 di Torrice.

Sono difesi dagli avvocati Francesco Boccia, Angelo Bucci, Tony Ceccarelli, Stefano Di Pietro, Marco Maietta, Valerio Meglio, Claudia Padovani, Claudio Paolucci, Pietro Romani, Pietro Serafino, Giuseppe Spaziani, Luigi Tozzi e Giampiero Vellucci.

Hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere Iannoni, Micera, Ivan Cupido, Marcoccia, De Luca, Tiberia, Marini e Arduini. Di questi De Luca, Marcoccia e Tiberia hanno rilasciato spontanee dichiarazioni, limitandosi a respingere gli addebiti loro contestati.
Nadif, invece, ha risposto, negato gli addebiti affermando di non aver nulla a che vedere con la droga, avendo un impiego in un autolavaggio. Tra tre giorni la seconda tranche con il resto delle persone interessate dall'ordinanza di custodia cautelare, tra cui i 3 divieti di dimora e i 5 obblighi di firma.

L'attività investigativa è iniziata il 18 maggio di due anni fa, a seguito dell'ascolto, da parte dei carabinieri di Supino e del Norm di Frosinone, di una persona, per altri fatti. Questa, a un certo punto, rivelava di far uso di cocaina, indicando il fornitore, subito messo sotto intercettazione. Da ciò, scrive il gip Ida Logoluso nell'ordinanza di custodia cautelare, si è giunti alla «identificazione degli altri indagati, tutti inseriti, a vario titolo, in un'ampia attività di spaccio di sostanze stupefacenti», cocaina, hashish e marijuana.
Le indagini non sono risultate facili per la «competenza criminale degli indagati» si evidenzia nell'ordinanza stante l'uso di «schede sim intestate ad altri soggetti» e il ricorso a Whatsapp per il timore di essere intercettati dalle forze dell'ordine.

Solo raramente, quando non potevano, come nei casi di mancanza di credito, al telefono si limitavano a pochi scambi di battute. Al tempo stesso è stato captato dagli investigatori un linguaggio criptico «quale cautela per minimizzare il rischio di comprensione» in caso di intercettazione. Tuttavia, grazie ai pedinamenti, ai filmati, ai servizi di osservazione approntati dai carabinieri e ai sequestri di stupefacente (5 in totale i chili intercettati per un valore di mercato di 200.000 euro e 4 gli arresti in flagranza durante l'operazione) hanno consentito agli investigatori di «accertare la vera natura delle conversazione captate argomenta il gip aventi ad oggetto dosi di sostanza stupefacente».