I corrieri, i grossisti, gli spacciatori di prossimità.
Così il gip del tribunale di Frosinone inquadra il gruppo di 29 persone finite nel mirino dei carabinieri per lo spaccio di droga. Alle prime luci dell'alba di ieri i carabinieri della sezione operativa del Nucleo radiomobile di Frosinone hanno dato esecuzione a una serie di misure cautelari: 7 custodie in carcere, 10 arresti domiciliari, 3 divieti di dimora (2 da Frosinone e uno da Ferentino e Morolo) e 5 obblighi di firma.

Per tre persone respinta la richiesta di misura, mentre per una quarta la procura non l'ha avanzata. Il procuratore di Frosinone Antonio Guerriero in una nota evidenzia che «durante le investigazioni si è palesata la pericolosità degli odierni destinatari delle misure, i quali con la loro fiorente attività delinquenziale, hanno generato un notevole allarme sociale nella città frusinate e nei comuni vicini».

Ieri eseguite anche venti perquisizioni domiciliari con l'ausilio dei carabinieri del comando provinciale, delle unità cinofile e del Nucleo elicotteri di Pratica di Mare.
Nel dettaglio il gip ha applicato la custodia in carcere nei confronti di Ivano Lanzone, 41 anni di Castrovillari, Artan Cela, 46 albanese, di Frosinone, Gualjot Isaj, 38 albanese di Frosinone, Francesco Marcoccia, 36 di Frosinone, Giovanni De Luca, 50 di Frosinone, Loris Iannoni, 31 di Supino, e Mariannina Micera, 66 di Frosinone.

Domiciliari per Rachid Nadif, 41 marocchino di Frosinone, Davide Mulazzi, 29 di Roma, AdrianoBattista, 41 di Fondi, Ivan Cupido, 21 di Frosinone, Olsjion Koka, 35 albanese di Frosinone, Roberto Ciotoli, 28 di Frosinone, Stefano Marini, 24 di Frosinone, Mattia Nobili, 29 di Torrice, Mariano Tiberia, 31 di Frosinone e Gianluca Arduini, 40 di Torrice.
Sono difesi dagli avvocati Francesco Boccia, Angelo Bucci, Tony Ceccarelli, Stefano Di Pietro, Marco Maietta, Valerio meglio, Claudia Padovani, Claudio Paolucci, Pietro Romani, Pietro Serafino, Giuseppe Spaziani, Luigi Tozzi e Giampiero Vellucci.

Le indagini
L'attività investigativa è stata avviata il 18 maggio 2019 a seguito dell'ascolto, da parte dei carabinieri di Supino e del Norm di Frosinone, di una persona, per altri fatti, che rivelava di far uso di cocaina. Veniva così messo sotto intercettazione il venditore. Da ciò, scrive il gip Ida Logoluso nell'ordinanza di custodia, si è giunti «alla progressiva identificazione degli altri indagati, tutti inseriti, a vario titolo, in un'ampia attività di spaccio di sostanze stupefacenti», cocaina, hashish e marijuana.
Indagini non facili scrive il gip per la «competenza criminale degli indagati» che utilizzavano «schede sim intestate ad altri soggetti» e ricorrevano a Watsapp per non essere intercettati e, quando non potevano, al telefono si limitavano a pochi scambi di battute.

Utilizzato un linguaggio criptico «quale cautela per minimizzare il rischio di comprensione» da parte di terzi in ascolto. Tuttavia, grazie ai pedinamenti, ai servizi di osservazione approntati dai carabinieri e ai sequestri di stupefacente (5 in totale i chili intercettati per un valore di mercato di 200.000 euro e 4 gli arresti in flagranza durante l'opera zione) hanno consentito agli investigatori di «accertare la vera natura delle conversazione captate argomenta il gip aventi invero ad oggetto dosi di sostanza stupefacente».

I sequestri
Le indagini sono partite dallo spaccio a Supino e poi si sono allargate ai fornitori. Quindi si è passati a indagare sullo spaccio nel capoluogo con ulteriori soggetti finiti sotto intercettazione. A settembre del 2019 a seguito di una serie di accertamenti si aveva il sospetto di una fornitura di cocaina in arrivo. Così, al casello di Frosinone veniva effettuato un fermo. A mettere sulla pista giusta i carabinieri anche un messaggio criptico "vieni con il tuo amico", da cui il nome all'operazione "My friend" in inglese. In quella circostanza dietro un pannello sotto il volante dell'auto veniva sequestrato un panetto di cocaina, del peso di un chilo, marchiato con il simbolo della percentuale. Ulteriori elementi finiti nel mirino dei carabinieri lo spaccio in uno stabile di edilizia popolare a corso Lazio, nel capoluogo, e l'approvvigionamento dagli albanesi da parte di un connazionale che la sera rientrava in carcere dov'era detenuto con altro nome.

I canali di rifornimento venivano così individuati in due soggetti uno detto il "montanaro", albanese, e l'altro il "calabrese". A novembre del 2019 scattava un nuovo arresto grazie alle attività di ascolto con il sequestro di ulteriori 11 grammi di cocaina, nascosti sempre sotto lo sterzo della vettura. Le attività proseguivano anche sulla pista calabrese con un altro sequestro, compreso quello di una pistola calibro 9 con matricola abrasa.

Nel frattempo uno degli indagati doveva ritornare in carcere per fatti pregressi, per cui si adoperava al fine di proseguire l'attività reperendo un'abitazione dove custodire lo stupefacente con il compito per il custode di non uscire mai di casa e reperendo due schede sim da utilizzare per comunicare solo fra loro. L'attività proseguiva ancora fino al rinvenimento in un magazzino adibito a rimessa agricola, dove erano custodite anche quattro slot machine forzate e altra droga.