Nel mondo sempre più rapidamente si sta diffondendo una malattia legata al gioco d'azzardo patologico. Tale patologia prende il nome di ludopatia, ovvero l'incapacità di contrastare l'impulso di effettuare scommesse o di giocare d'azzardo. Si stima che il 3% degli italiani ne sia affetto e, nonostante l'individuo sia consapevole delle conseguenze legate a tale patologia, arriva a trascurare il lavoro o lo studio e a commettere azioni illegali come una frode o un furto. Da sempre l'uomo è stato attratto dal "caso"e il gioco può essere considerato parte del percorso evolutivo della nostra specie, ma recentemente ha perso la sua funzione ludica e si è convertito in un vero e proprio problema sfociando in comportamenti compulsivi, e quindi dipendenza, la ludopatia appunto.
Ne abbiamo parlato con Tiberio Patrizi, presidente dell'associazione "No Game" di Frosinone che – in modo del tutto gratuito – si occupa ormai da anni di lotta alla ludopatia (infoline: 366.9373404).
Patrizi è anche un ex giocatore avendo alle spalle nove anni di gioco compulsivo, con il quale oggi convive.

Patrizi, quale aggettivo userebbe per definire il fenomeno ludopatia in provincia di Frosinone?
«Drammatico: purtroppo il problema in Ciociaria è molto grave. E a causa dei lunghi lockdown cui siamo stati e siamo soggetti si è sviluppato ancora di più. Assumendo però caratteristiche diverse per via della chiusura delle tradizionali sale gioco e dell'impossibilità di raggiungere le slot, le sale bingo, quelle per le scommesse o gli altri "santuari" dell'azzardo…».

In che senso?
«Dal marzo scorso, in coincidenza con la prima quarantena, abbiamo assistito ad un esponenziale aumento del gioco online, di ogni genere esso sia. E in questo caso i protagonisti assoluti sono i giovani che, più pratici delle nuove tecnologie rispetto alle fasce di età avanzate, si sono gettati a capofitto sulle immense possibilità offerte dalla rete, "aperta" 24 ore su 24».

E i pensionati, da sempre visti, nell'immaginario collettivo, come tra i principali consumatori di giochi?
«Ci sono anche loro, ovviamente, ma non certo su Internet. Negli ultimi tempi hanno aggiunto ai tradizionali Gratta e vinci, a volte proprio sostituiti, i nuovi giochi istantanei: su tutti il 10eLotto sul quale riversano spesso gran parte della loro pensione».
Quali le motivazioni dei primi e quali quelle dei secondi?
«Non ci sono cause specifiche: ogni persona è una storia a sé. Fondamentalmente, però, chi si avvicina al gioco ha sempre alle spalle un problema di natura psicologica, essendo la ludopatia una forma di dipendenza di tipo emozionale. In buona sostanza, accade per il gioco, nelle forme tradizionali o online, ciò che succede per le droghe o l'alcol. Il ludopatico non sa controllare le emozioni, accusa una forte debolezza di carattere e, appunto, emotiva. Condizioni che lo portano a reagire in modo anomalo rispetto a chi tali problemi non li ha e tende a compensare tale deficit con il gioco compulsivo. Chiarito ciò, possiamo però dire che molti giovani spesso cadono nella trappola per noia, a causa dello stress lavorativo-emozionale o, addirittura, per situazioni troppo appaganti. I pensionati, invece, non arrivando a fine mese tentano la fortuna per racimolare quei soldi che gli mancano».
Quindi, è tutta una questione psicologica?
«In gran parte sì, ma ci sono anche origini biologiche, quali la predisposizione genetica, o socio-ambientali come la promozione del gioco d'azzardo».
Tornando in provincia, sa darci una stima dell'entità del fenomeno?
«Numeri generali non li abbiamo, tuttavia con la nostra associazione forniamo assistenza ogni anno a centinaia di giocatori e alle loro famiglie, anch'esse vittime della ludopatia. Ad oggi diamo aiuto a 52 giocatori e ai loro congiunti. E mi riferisco solo all'ambito di Frosinone e di alcuni comuni del circondario. Tantissime sono le chiamate di persone che si stanno giocando tutto e che sono sull'orlo del baratro. Si tratta di soggetti che non sanno più come fare a sostenere il peso di debiti che sfiorano somme a sei cifre, se non di più. Perché è solo quando hanno già un piede nel precipizio che si rivolgono a noi. Prima di tale fase disperata è rarissimo che un giocatore ammetta il proprio problema e ci telefoni. In quei casi sono prevalentemente i familiari a farlo quando si rendono conto, spesso casualmente, della tragedia».
Quali fasce di età e socio-economiche colpisce di più la ludopatia?
«Siamo davanti a una dipendenza che non fa distinzioni di alcun tipo: nella sua rete possono cadere tutti».
Ci sono dentro più gli uomini o le donne?
«Sicuramente i primi. Le seconde sono in numero inferiore ma difficilmente si riesce a farle smettere. La nostra esperienza parla chiaro: su 15 donne ludopatiche solo 3 siamo riusciti ad "agganciarle" e a tenerle a freno. Le altre hanno continuato imperterrite, molte hanno divorziato, hanno venduto le attività che avevano o sono scomparse».

Come si guarisce?
«Beh, più che guarire, come accade anche per altre forme di dipendenza, il giocatore deve imparare a convivere con la malattia. E deve farlo con grande attenzione giornaliera perché le ricadute sono all'ordine del giorno».
In che modo si impara a tenere lontano il "mostro"?
«Premesso che non esiste una medicina specifica, c'è una serie di accorgimenti da seguire: bisogna avere sempre pochi soldi in tasca; vanno evitate le persone negative che possono indurre in tentazione, così come luoghi "pericolosi"; la gestione dei soldi va lasciata ai parenti; il bancomat o altre carte vanno lasciati a casa; occorre affidarsi ai familiari; aderire ai gruppi di mutuo-aiuto che anche la nostra associazione offre».
La vostra associazione come interviene?
«Il primo approccio consiste nell'accoglienza del giocatore e dei suoi familiari: parliamo soprattutto con questi ultimi visto che inizialmente il ludopatico si chiude in sé, cerchiamo di capire l'entità del dramma e proponiamo il nostro percorso di recupero. In un secondo momento i giocatori che accettano vengono inseriti nei gruppi di mutuo-aiuto dove lo scopo è di farli parlare e far capire loro, attraverso le testimonianze, il rischio che corrono e come evitare conseguenze estreme quali il carcere o altre ancora peggiori. Nel terzo step c'è l'introduzione del giocatore nel cammino di rinascita nel quale viene seguito passo passo. Una fase, questa, che può durare a lungo, anche molti mesi o anni. Perché, è bene ribadirlo, la "cura" della ludopatia dura per sempre, per tutta la vita».