Cassino
03.03.2026 - 20:01
Ancora un intervento contro le truffe ai danni degli anziani. Gli agenti della Polizia Stradale di Cassino hanno arrestato due uomini ritenuti presunti responsabili dell’ennesimo raggiro messo a segno con la tecnica della “telefonata dell’incidente”.
L’operazione è scattata lungo la strada statale 509 Cassino-Sora, dove una pattuglia ha notato una Renault Clio diretta verso il casello autostradale di Cassino. Il conducente è stato riconosciuto come uno dei soggetti segnalati nei giorni precedenti per una truffa avvenuta in provincia di Perugia. È stato quindi predisposto un posto di controllo nei pressi del casello, dove l’auto è stata fermata.
I due occupanti sono risultati sprovvisti di documenti di identità e a carico dell’autista sono emersi precedenti di polizia per truffa ai danni di anziani. Gli agenti hanno così proceduto a una perquisizione personale e veicolare: all’interno del vano portadocumenti dell’auto è stata rinvenuta una busta contenente gioielli e denaro contante.
Le successive indagini hanno consentito di risalire a una truffa consumata in provincia dell’Aquila ai danni di un’anziana donna. La vittima aveva ricevuto una telefonata da un uomo che, fingendosi dipendente di un ospedale, le aveva riferito che la figlia aveva investito una bambina in gravi condizioni e che, per evitare conseguenze penali, era necessario un pagamento immediato in denaro o preziosi. Sconvolta dalla notizia, la donna aveva consegnato tutto quanto in suo possesso a un uomo presentatosi poco dopo presso la sua abitazione.
Determinante la collaborazione con la Questura di L'Aquila: attraverso i fascicoli fotografici inviati dagli agenti di Cassino, l’anziana ha riconosciuto sia i gioielli sia uno dei giovani coinvolti.
I due uomini sono stati arrestati e posti a disposizione della Procura della Repubblica del Tribunale di Cassino, che ha richiesto al Gip la convalida degli arresti e l’applicazione di misure cautelari personali. Il giudice ha convalidato l’arresto disponendo per entrambi il divieto di dimora nella provincia dell’Aquila. La refurtiva è stata successivamente restituita alla legittima proprietaria.
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