La tecnica è sempre la stessa che l'ha portata a incappare in altre disavventure giudiziarie. Spacciarsi per nuora dell'ex ministro Giulio Tremonti e broker di successo, promettere fantasmagorici guadagni con investimenti minimi. Se non addirittura l'investimento in "pacchi" da un milione di euro.

Nuovo rinvio a giudizio per la romena Ioana Gabriela Neta, 42 anni, residente nel capoluogo dopo aver vissuto a Ceprano. E, infatti, i reati che le vengono contestati sono stati localizzati proprio tra Ceprano e Frosinone nel 2019. A decretarlo il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Frosinone Antonello Bracaglia Morante.

La donna, difesa dall'avvocato Angelo Testa, è accusata di una serie di reati. A cominciare da una truffa da 25.000 euro a una donna e ai suoi genitori, cui erano stati proposti «accattivanti interessi», il tutto - sostiene l'accusa - millantando «importanti e influenti amicizie e parentele nel mondo politico e finanziario anche estero». Alla donna erano stati restituiti, il giorno dopo, 1.000 euro a fronte di un prestito di 500. Un modo per manifestare la bontà dell'investimento. La rumena avrebbe poi accampato scuse per non restituite la somma investita dai tre di 14.000 euro a garanzia dei quali - è l'accusa - avrebbe fornito una carta di credito con relativo pin e fatto firmare una lettera in inglese che «sarebbe dovuta servire a delegare il presunto suocero (l'ex ministro Giulio Tremonti) - sostiene l'accusa - al ritiro di una carta di credito» per completare il rimborso.

In un'altra occasione avrebbe ostentato un elevato tenore di vita per carpire la fiducia di un'atra famiglia, invitata in una casa al mare a Sperlonga. Così facendo, dopo aver restituito 10.000 euro a fronte di un prestito di 6.500, sarebbe riuscita a farsi dare 70.000 euro, in questo caso spacciandosi per nipote di Tremonti, salvo poi accampare pretestuose scuse per non restituirli. Per questo episodio è contestata una tentata violenza privata in quanto a seguito delle insistenti richieste di restituzione del denaro avrebbe affermato di conoscere i Casamonica che avrebbe già fatto intervenire per «punire» un commerciante di Ceprano che era stato troppo loquace nel parlare del "sistema". Tra i reati contestati anche il furto e l'illecito utilizzo di una carta bancomata di una "cliente".

Altra truffa, per un ammontare di 20.000 euro, ai danni di un frusinate, attirato con gli stessi sistemi e con la solita alta conoscenza dell'ex ministro, spacciato per suocero.
Alla romena è contestato pure l'aver percepito il reddito di cittadinanza pur a fronte dei «propri ingenti redditi derivanti da attività penalmente illecite», sostiene l'accusa e per non aver comunicato «la modifica del proprio nucleo familiare e dunque delle sue condizioni reddituali rilevanti ai fini della revoca i della riduzione del beneficio». Sono contestate poi ulteriori truffe ai danni di una coppia di coniugi albanesi per 70.000 euro e, spacciandosi per broker di successo, ai danni di tre donne e un uomo di Frosinone per 135.00 euro.

In questo caso la donna avrebbe architettato l'operazione più fantasiosa, proponendo investimenti e facili guadagni consistenti in «buste» da 20.000 euro e i «scatole» del valore di un milione di euro. Per carpire la fiducia di questi avrebbe anche pagato di tasca propria una visita specialistica da un medico di Roma e alcune bollette.
Contro la donna le parti offese si sono costituite parti civili attraverso gli avvocati Marco Maietta, Luigi Tozzi e Marta Campoli.