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Arce

Serena Mollicone, riparte il processo

Dopo tre mesi di stop si torna in aula: attesa un’accesa battaglia legale tra i consulenti delle parti. Cattaneo, Bolino, Reggimenti e D’Aloja a confronto. Venerdì conferenza stampa sulla morte di Tuzi

serena mollicone

La vittima Serena Mollicone

Serena Mollicone, si torna in aula dopo tre mesi: oggi si preannuncia intensa la battaglia tra consulenti. E intanto sale l’attesa per conoscere le novità sulla morte di Santino Tuzi, dopo l’annuncio della conferenza stampa da parte della figlia Maria che venerdì vuole portare all’attenzione pubblica l’analisi tecnica delle prove dopo gli approfondimenti delle nuove indagini difensive.

Il processo d’appello bis per l’omicidio Mollicone era slittato a causa dell’impedimento di alcuni testimoni citati, tra cui la professoressa Magni, impossibilitata a essere in aula a causa del conflitto in Iran. Oggi si darà spazio ai consulenti, con un focus dedicato all’orario della morte della studentessa. In aula i professori Cattaneo, Bolino, Reggimenti e D’Aloja. Sulla base dei dati tanatologici rilevati sul cadavere durante i sopralluoghi dopo il rinvenimento del corpo (e poi nell’esame esterno) e sulla base di altre valutazioni scientifiche, i professori avevano già spiegato i motivi che andrebbero a collocare in un preciso range temporale la morte di Serena.

Una morte che, come già riferito in aula proprio dalla professoressa Cattaneo, direttrice del Labanof di Milano, sarebbe avvenuta per asfissia, forse a causa dello scotch che le ha bloccato le vie aeree. L’orario della morte (insieme al luogo del delitto e all’arma) resta uno dei tre tasselli fondamentali dell’architrave dell’inchiesta, ma anche delle relative fasi processuali. Fondamentale, ancora una volta, sarà l’analisi dei luminari chiamati ad affrontare con rigore scientifico - sebbene mantenendo posizioni contrapposte - le valutazioni sulla collocazione temporale della morte di Serena. Per l’accusa la porta resta l’arma del delitto, così come il luogo dell’omicidio resta la caserma di Arce (l’alloggio a trattativa privata). Diametralmente contrapposte le convinzioni e le prove portate in aula dalle difese degli imputati: l’ex maresciallo di Arce Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Anna Maria, assolti in primo e in secondo grado. Ma nuovamente a processo per l’appello bis, dopo la decisione della Cassazione di annullare la sentenza con rinvio.

A blindare la presenza di Serena in caserma è stato Santino Tuzi: il brigadiere nel 2008 sembrerebbe aver “affidato” a Tersigni (ascoltato per la prima volta nelle scorse udienze non come superiore ma come amico di Santino Tuzi) alcune confidenze sull’ingresso di Serena in caserma, prima di essere trovato senza vita. Punto cruciale, questo, dell’intero impianto accusatorio.
Due i momenti principali in cui Tuzi avrebbe parlato, fuori da ogni ufficialità, con il luogotenente: la prima volta disse a Tersigni che era entrata una ragazza in caserma tra le 10.30 e le 11 del primo giugno e «che lui non l’aveva riconosciuta» come ha riferito a gennaio Tersigni in aula, «pur descrivendo l’abbigliamento». «La seconda volta mi disse che gli avevano fatto vedere una foto, che l’aveva riconosciuta» ha aggiunto il luogotenente.

La conferenza

E venerdì sarà dato ampio spazio, durante la conferenza stampa indetta dalla figlia Maria, insieme all’avvocato Elisa Castellucci, proprio ai dubbi sulla morte del brigadiere. Tuzi venne ascoltato in procura in merito a quanto affermato sull’ingresso di Serena in caserma, poi la “ritrattazione” e la “ritrattazione della ritrattazione”, prima di essere stato trovato senza vita in auto, tre giorni dopo essere stato ascoltato. Un suicidio a cui la famiglia non ha mai creduto. Il fascicolo, aperto come omicidio, venne poi derubricato come istigazione al suicidio. Poi chiuso come suicidio, nonostante le tante incongruenze gridate con forza dalla famiglia del brigadiere. Venerdì alle 18 a Pastorano, in provincia di Caserta, è stata indetta la conferenza stampa “La verità sulla morte del brigadiere Santino Tuzi” con l’intervento del perito balistico Sangermano, consulente tecnico della famiglia Tuzi, che accenderà i riflettori sulle incongruenze emerse rispetto alla ricostruzione che ha ipotizzato una dinamica suicidaria. Un appello pubblico alla verità, che la famiglia continua a cercare.

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