05.09.2017 - 11:30
I resti dell'aereo leggero dopo lo schianto ai bordi dell'Appia
Nel pomeriggio alle 15 erano attesi a Monte Cacume, a Patrica, per il lancio con il paracadute, in occasione della festa della Croce.
Il racconto
Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per ricostruire gli interminabili minuti dell'incidente. È tuttora ricoverato nel letto dell'ospedale Santa Maria Goretti di Latina, ha dolori ovunque, fratture, trauma cranico e un versamento al polmone destro. La voce durante il racconto si interrompe diverse volte. Un dolore grande per Casali che ha provato a salvare, insieme agli altri due paracadutisti, il pilota e il compagno, tirandoli fuori prima che il velivolo prendesse fuoco. Aveva preso il brevetto di paracadutista circa trent'anni fa, durante il servizio militare, e periodicamente andava a Latina per coltivare la sua passione. Una passione, quella di Casali, che aveva fin da quando era bambino.
Ricorda cosa è accaduto?
«Si è svolto tutto in pochissimi istanti. Ho sentito le urla del pilota e in un attimo ho visto che stavamo precipitando addosso agli alberi.
Poi lo schianto. Sono stato il primo ad uscire dall'aereo e mi sono diretto verso Belcastro, riuscendo a tirarlo fuori da solo. Nel frattempo, sono usciti dal velivolo anche gli altri due colleghi e insieme abbiamo aiutato anche Bersani. Le fiamme si stavano già allargando e subito dopo hanno divorato il Cessna».
E poi cosa è successo?
«I soccorsi sono stati immediati.Ci hanno trasportato in ospedale. Io e gli altri due paracadutisti in condizioni meno gravi negli ospedali pontini, mentre Belcastro e Bersani a Roma».
Ha capito subito la gravità delle ferite riportate dagli altri due?
"Sì - la voce di Casali si interrompe - e purtroppo non ce l'hanno fatta".
Ci aspettavano a Patrica, a Monte Cacume, per una esibizione. In mattinata eravamo pronti a fare dei lanci a Pontinia, ma purtroppo...» si interrompe di nuovo la voce del ciociaro.
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