Un libro d'esordio molto interessante, non solo per lo stile impeccabile colorato da uno slang giovane e accattivante, ma anche e soprattutto per il messaggio che scaglia contro un mondo superficiale, fragile e controverso quale quello che ci offre il nostro tempo. Miriam Bartolomucci, sorana residente a Casalvieri, con la pubblicazione di "Io sono Mia" (Amazon, 2022) lancia un'ancora di salvataggio a persone che soffrono le proprie fragilità come un riflesso della società. Mia, il personaggio inventato -ma-non-troppo da Miriam, trova un punto fermo dal quale ripartire per riconquistare se stessa e aprirsi alle emozioni belle della vita. Nonostante tutto...

Qual è la sua formazione?
«Sono laureata e specializzata in comunicazione, nello specifico in comunicazione pubblica e d'impresa. Ho scelto questa facoltà quando la comunicazione, soprattutto in Italia, non rivestiva ancora un ruolo così totalizzante, ma era un settore forse anche un po' sottovalutato». 

Come nasce la scrittrice Miriam Bartolomucci?
«Scrivere, più che una passione, è sempre stata una necessità, una valvola di sfogo, un modo per tirar fuori emozioni, comprenderle, attraversarle, esorcizzarle. Giorno dopo giorno, in particolar modo negli ultimi anni, ho iniziato ad auto-analizzarmi e, nel tempo, quei pensieri che mettevo nero su bianco hanno preso la forma di un libro». 

Ci racconta la trama di "Io sono Mia"?
«"Io sonoMia" parla di cambiamenti, esteriori e interiori, del guardarsi allo specchio senza riconoscersi, della difficoltà di riuscire ad affrontare quello che per la maggior parte delle volte è il nostro nemico più grande: il nostro riflesso. "Io sono Mia" parla d'amore verso gli altri ma soprattutto verso se stessi, racconta di coraggio, di accettazione, di dolore. Mia è una ragazza come tante altre, che un giorno, casualmente, si rende conto di esser diventata una persona che non riconosce più. Decide quindi di iniziare a vivere la sua vita secondo le sue necessità e non prestando più attenzione a ciò che si aspettano gli altri da lei. A questo atto di coraggio seguirà una rivoluzione personale enorme, che la porterà anche a incontrare l'amore vero».

È un romanzo autobiografico?
«Potrei rispondere che siamo tutti un po' Mia. E in fondo è così. Ma in questo romanzo c'è molto anche di Miriam, forse un buon 90%, tanto che a volte, quando parlo di lei, mi ritrovo a parlare in prima persona. Il percorso di rinascita che affronta Mia, la voglia di riscatto, la ricerca costante della felicità e molti episodi della protagonista del mio libro, in parte li ho vissuti in prima persona. Molti altri sono stati romanzati». 

"Io sono Mia" ha un messaggio?
«Questo libro urla forte. Siamo tutti pieni di imperfezioni, ma dobbiamo imparare a guardarle con occhi giusti. Dobbiamo comprendere che sono proprio quei piccoli, impercettibili difetti a renderci le persone speciali che siamo. È importante comprendere che l'immagine allo specchio, che a tratti ci sembra quella di un nemico, altro non è che una figura che necessita soltanto d'amore, che va aiutata, compresa, accolta, amata. Ed è l'amore che ci salva, sempre». Che cosa è l'amore per lei? «C'è amore ovunque. Negli occhi di un bambino, in un tramonto, in un cielo macchiato di stelle. Amore è comprensione, complicità, risate senza senso; amore è una giornata piena di discorsi consumati o la capacità di saper comunicare attraverso i silenzi. Amore è buio e luci, ma a mani strette. Amore sono due occhi che non si conoscono, ma che si riconoscono».

"Guarda allo specchio e sorridi, sorridi sempre… Guardali tu i tuoi difetti, Mia, e ammirali come il più prezioso trofeo. Sei imperfetta, sì, ma sei la cosa più bella che esista. Sei tu. E tanto basta": spiegherebbe queste parole ai lettori di Ciociaria Oggi?
«Sono legatissima a questo estratto del libro, mi sono emozionata scrivendo queste parole. È una dichiarazione fortissima, ma allo stesso tempo semplice, spontanea. Due occhi che ci guardano come fossimo la cosa più bella del mondo sono una rarità, tanto più quando chi ci guarda cerca di regalarci il suo punto di vista, il suo sguardo, sottolineando quanto sia importante dar peso e valore a quelle piccole imperfezioni che ci rendono le persone che siamo. Penso che guardarsi attraverso gli occhi di chi ci ama, non abbia prezzo»

Quanto è importante l'equilibrio in una persona? «Volendo predicare bene, direi che è fondamentale. Ma io con l'equilibrio, proprio come Mia, ci ho sempre fatto a botte. Sono irrazionale, curiosa, impulsiva per la maggior parte delle volte. Sono arrivata però a una consapevolezza: che una buona dose di follia è funzionale soltanto se a controbilanciare, dentro di noi o accanto a noi, ci sia una dose altrettanto importante di equilibrio».

Ci spiega la metafora della farfalla, presente nella prefazione del libro?
«Mia, all'inizio della storia, quando si rende conto di ritrovarsi a vivere in panni che non sente suoi, inizia a sentirsi un bruco, definendosi addirittura un "bruco sfigato". Il percorso di cambiamento, esteriore e interiore, la porterà man mano ad attraversare diverse fasi: quella del bruco "cazzuto", quella della farfalla bianca che sta lavorando per ottenere dei colori e infine quella della farfalla colorata. Si tratta di una vera e propria evoluzione, alla cui base c'è coraggio, costanza e determinazione, quella determinazione che porta a voler compiere il primo passo verso il cambiamento».

Quanto è stata di aiuto nella scrittura la laurea in Scienze della comunicazione?
«Penso che la scrittura abbia sempre fatto parte di me, indipendentemente dalla mia formazione. La laurea in comunicazione è stata importante per comprendere molti aspetti legati al modo di approcciarsi a terze parti, ma non avendo seguito linee guida nella stesura del mio romanzo, se non poi quelle consigliate dalla mia editor, direi che ho seguito più le regole del cuore che quelle della comunicazione».

Che pensa dei social media?
«Lavoro con i social media e occupano una parte consistente delle mie giornate. È importante "essere social", soprattutto per quanto concerne la sfera lavorativa: la condivisione è importante, a tratti necessaria. Per quanto riguarda la mia sfera privata, invece, pur essendo molto attiva, mostro soltanto ciò che voglio. Diciamo pure che i miei momenti privati, soprattutto quelli belli, li tengo per me».

Ha un sogno nel cassetto?
«I cassetti che ho sono troppo piccoli per i miei sogni. Se sogno, lo faccio sempre in grande. E da buona sognatrice sogno tantissimo! Scherzi a parte, di sogni da realizzare ne ho ancora molti e per la maggior parte non si tratta di obiettivi materiali. Ma non li rinchiudo in nessun cassetto, anzi, me li tengo stretti, davanti agli occhi, in modo da non perderli di vista».

Mia, il personaggio raccontato da Miriam, è la vera essenza della scrittrice e, nomen omen, è anche il punto d'arrivo verso il quale tutti dovremmo tendere: noi stessi. Per farlo non possiamo non passare per la fase dell'autocoscienza, ma questa è un'altra storia che, magari, Miriam ci racconterà nella sua prossima fatica…