Con i flussi elettorali così variabili fare un raffronto con i precedenti ha poco senso. Il 2014 equivale ad un'era politica fa. In provincia di Frosinone il Pd aveva il 37,10%, Forza Italia il 24,39%, i Cinque Stelle il 21,99%. La Lega viaggiava sull'1,46%. Ma in mezzo ci sono state le elezioni politiche del 4 marzo 2018, che hanno cambiato tutto.

In provincia di Frosinone alle europee la Lega ha stravinto. Merito dell'effetto traino del Capitano Matteo Salvini, ma indubbiamente sul territorio i referenti locali hanno lavorato bene. Le preferenze ottenute da Maria Veronica Rossi hanno in calce la firma politica del deputato e coordinatore regionale Francesco Zicchieri. Ma anche del gruppo di Frosinone. Così come le percentuali nei Comuni fanno emergere il lavoro effettuato dal senatore Gianfranco Rufa a Veroli, dal sindaco Nicola Ottaviani a Frosinone. A proposito: tra i capoluoghi di provincia di tutta la circoscrizione Centro, quella di Frosinone è la più alta per la Lega. Ma anche del deputato Francesca Gerardi. E naturalmente del sottosegretario di Stato al ministero del lavoro Claudio Durigon. Per i Cinque Stelle il parametro è il voto di opinione: lo scorso anno al Senato erano il primo partito, con il 31%. Alle europee si sono fermati al 18,57%, ma in Ciociaria sono arrivati comunque davanti al Pd. Un elemento da a tener presente.

Soprattutto dal Partito Democratico. Dappertutto l'effetto Nicola Zingaretti si è sentito e molto. Non in provincia di Frosinone però. Anche se alla fine il dato delle politiche di quindici mesi fa (14,39%) è stato superato (16,08%). Troppo poco però per un partito che schiera esponenti del calibro di Francesco De Angelis (leader di Pensare Democratico), del presidente del consiglio regionale Mauro Buschini, del consigliere regionale Sara Battisti, del presidente della Provincia Antonio Pompeo. Il dato delle europee è deludente e non può non far riflettere. Lo stesso Zingaretti si aspettava di più, su questo non ci sono dubbi.

Importante la crescita di Fratelli d'Italia, anche per le proporzioni. A livello nazionale il partito di Giorgia Meloni è arrivato al 6,46%. In Ciociaria è all'8,90%. A Ceccano sfiora il 25%. Evidente la leadership del senatore Massimo Ruspandini. Un dato che si misura sulle preferenze ottenute da Nicola Procaccini (6.757). Nell'ultimo anno Ruspandini ha azzeccato tutte le mosse, compreso l'accordo che ha portato all'adesione dell'area di Alfredo Pallone. Tutto il partito è cresciuto, anche grazie a nuove adesioni. Però i rapporti di forza all'interno sono chiari.

Perde ancora voti e posizioni Forza Italia. Sia a livello nazionale che locale. Nelle dinamiche del centrodestra una eventuale intesa Lega e Fratelli d'Italia potrebbe bastare se parametrata sul sistema elettorale per le politiche. Per quanto concerne il livello locale, c'è poco da girarci intorno e i voti ottenuti da Tajani rappresentano un termometro. Infatti il senatore e coordinatore regionale Claudio Fazzone non ha nascosto la sconfitta. Adesso bisognerà vedere quello che succederà, ma intanto si può analizzare quello che è successo.

In tanti sono andati via dal partito negli ultimi quindici mesi, a cominciare dal sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. Mai è stata avviata una riflessione vera, mai si è arrivati ad un confronto interno. Con il risultato che le sconfitte continuano ad accumularsi, così come i risultati deludenti. Il congresso provinciale non ha portato lo scatto atteso. Al di là delle elezioni al Parlamento di Strasburgo di Silvio Berlusconi e Antonio Tajani, il partito non può continuare ad andare avanti in questo modo. Concontinue emorragie: di voti, di dirigenti, di posizioni, di amministratori. Fare finta di nulla non serve. A nulla. Infine, il fattore rappresentanza del territorio: tre europarlamentari per la provincia di Latina (Procaccini di FdI, Adinolfi della Lega, De Meo di FI), zero per quella di Frosinone. Tutto il resto è noia.