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Politica

Provincia, test bipartisan

A cinquanta giorni dalle elezioni la partita per l’assegnazione delle deleghe non è neppure iniziata. Il confronto tra il presidente Luca Di Stefano e la delegazione del Pd decisivo pure in prospettiva

palazzo provincia frosinone

Il Palazzo della Provincia di Frosinone FOTO MASSIMO SCACCIA

Il confronto tra il presidente della Provincia Luca Di Stefano e la delegazione del Partito Democratico dovrebbe esserci in settimana. Il condizionale è d’obbligo considerando due fattori. Il primo: è già slittato più volte. Il secondo: dalle elezioni dello scorso 8 marzo sono trascorsi cinquanta giorni. Quasi due mesi. Decisamente troppi per un passaggio, l’assegnazione delle deleghe ai 12 consiglieri, che doveva avvenire “de plano”. La delegazione dei Democrat sarà composta dal segretario Achille Migliorelli e dai consiglieri Enzo Salera, Luigi Vittori e Luca Fardelli. Si tratta di un faccia a faccia particolarmente significativo, anche e soprattutto in prospettiva. A dicembre termina il mandato del presidente Di Stefano, intenzionato a concorrere per il bis. Con ogni probabilità si voterà a marzo 2027. Luca Di Stefano vuole capire se il Pd lo sosterrà ancora, nell’ambito di una coalizione sicuramente trasversale. Nel 2022 ebbe l’appoggio sia di Francesco De Angelis che di Sara Battisti, che allora facevano parte della stessa componente, Pensare Democratico. Oggi De Angelis è il referente di AreaDem, Battisti di Rete Democratica. La sensazione è che entrambi possano ripetere la scelta di quattro anni fa. Ma il tema sul tavolo è quello delle decisioni dell’intero partito e questo spiega la presenza del segretario Achille Migliorelli. Da capire soprattutto le decisioni del sindaco di Cassino Enzo Salera, che potrebbe porre sul tavolo la disponibilità ad essere lui il candidato alla presidenza. Non a caso nella seduta inaugurale del “nuovo” consiglio provinciale Salera ha voluto sottolineare che la «situazione politica è cambiata», perché «il centrodestra ha la maggioranza».

E quindi per i Dem si impone una riflessione a tutto campo, perfino sull’eventualità di schierarsi all’opposizione. Il che equivarrebbe a non accettare l’assegnazione di deleghe. Prospettiva che però non sembra essere all’ordine del giorno né per Francesco De Angelis (al quale fa riferimento Luigi Vittori) né per Sara Battisti (che ha fortemente voluto Luca Fardelli in lista).

Sullo sfondo rimangono le solite tensioni correntizie del Pd, con una stagione congressuale non ancora definitivamente chiusa, visto che manca l’attribuzione della vicesegreteria. Carica rivendicata sia dai Riformisti di Antonio Pompeo che da Parte da Noi di Danilo Grossi. Tornando alla questione delle deleghe, Luca Di Stefano non ha mai avuto fretta in questi anni. Definirà il quadro con i suoi tempi, anche se è evidente a tutti che i consiglieri avranno soltanto undici mesi per poter gestire le rispettive materie. Non tantissimi. Il Pd ha perso la leadership pure tra gli amministratori e ne è perfettamente consapevole. La prima forza politica è Fratelli d’Italia, che ha il gruppo più numeroso con 4 consiglieri: Stefano D’Amore, Alessandro Cardinali, Simone Paris e Andrea Velardo. Il partito guidato dal parlamentare e presidente provinciale Massimo Ruspandini si aspetta deleghe di prima fascia. Per esempio viabilità ed edilizia scolastica. Oltre naturalmente alla vicepresidenza, carica in passato già ricoperta da Alessandro Cardinali.

C’è quindi la Lega, che ha 2 consiglieri: Andrea Amata e Luca Zaccari. A seguire, con un consigliere ciascuno, Forza Italia (Pasquale Cirillo), Progetto Futuro (Gianluca Quadrini) e Provincia in Comune (Luigi Vacana). Dalle indiscrezioni che filtrano sembra che Cirillo abbia lasciato intendere che preferirebbe la delega alla presidenza del consiglio provinciale, che ha un profilo di valenza istituzionale. Sul piano numerico il centrodestra ha indubbiamente la maggioranza: 7 consiglieri su 12. Dei quali, 4 di Fratelli d’Italia, 2 della Lega e 1 di Forza Italia. Inoltre non è un mistero che Gianluca Quadrini abbia una storia politica di centrodestra. Mentre il centrosinistra è a quota 4: 3 del Pd e 1 di Provincia in Comune. Stesso discorso per quanto concerne i voti ponderati e di lista. Ecco il quadro: Fratelli d’Italia ha ottenuto il 30,22%: 29.105 voti ponderati e 303 di lista. Lega al 14,47%: 13.937 voti ponderati e 153 di lista. Forza Italia: all’11,95%: 11.389 voti ponderati e 114 di lista. I tre partiti del centrodestra alle provinciali contano 54.551 voti ponderati, pari al 56,64%. Poi c’è la somma dei voti di lista: 303 di FdI, 153 della Lega, 114 di Forza Italia. Il totale fa 570. Mentre nel centrosinistra, Pd al 25,34%: 24.402 voti ponderati e 248 di lista. Provincia in Comune all’8,24%: 7.931 voti ponderati e 115 di lista. Il centrosinistra ha raggiunto 32.333 voti ponderati, il 33,58%. 248 i voti di lista del Pd e 115 quelli di Provincia in Comune. Il totale è 363. Quindi c’è Progetto Futuro al 9,77%: 9.413 voti ponderati e 125 di lista.

Sul piano politico però il discorso è completamente diverso e nulla può essere dato per scontato. Perché in questi anni l’unità del centrodestra non c’è stata. Non alle elezioni per la presidenza della Provincia, non nelle scelte della governance degli enti intermedi. In particolare la Lega si è differenziata sistematicamente, peraltro non riconoscendo mai nei fatti la leadership di Fratelli d’Italia. Per quanto concerne la Camera, il Senato e la Regione Lazio, naturalmente il discorso è diverso. Decidono i big nazionali e i sistemi elettorali aiutano molto. Sul fronte dei Comuni, in realtà come Frosinone e Alatri comunque il centrodestra proverà a tenere unita la coalizione. Anche se non mancano problemi, come quello di Forza Italia all’opposizione dell’Amministrazione Mastrangeli nel capoluogo. Ma per le provinciali il discorso cambia completamente. L’unità va costruita.

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