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L'intervista

Sara Battisti: «Il Pd è tornato. Per vincere»

La consigliera regionale: «L’accordo sul congresso è nel solco dell’unità. Non dell’unanimismo. Questa provincia ha bisogno di una classe dirigente attenta e dalla parte dei cittadini: noi l’abbiamo»

sara battisti

Sara Battisti, consigliere regionale dei Democrat

Unità del partito, coalizione progressista e risposte sui temi concreti. Per Sara Battisti, consigliera regionale del Pd, gli imperativi categorici sono questi. Poi c’è il ragionamento di prospettiva, che guarda alla vittoria alle prossime regionali, che passa però dalla conferma di Roberto Gualtieri come sindaco di Roma. Infine, la stoccata al centrodestra provinciale. L’esponente dei Democrat traccia la rotta in vista di una stagione impegnativa e decisiva. Sarà una maratona, non una gara sprint. E Sara Battisti fissa i paletti. Per vincere.

Congresso unitario: era ora. Prospettive?

«In questi 13 mesi di confronto serrato e di contrapposizione politica interna, il Partito Democratico non ha mai smesso di svolgere il proprio ruolo nelle istituzioni. Da consigliera regionale di opposizione ho lavorato portando avanti iniziative concrete a tutela degli interessi del territorio: dalla difesa della sanità pubblica, alla battaglia sulla Zes, fino alla proposta di legge di iniziativa legislativa popolare per l’istituzione dello psicologo delle cure primarie. Un percorso che, in assenza del gruppo dirigente, ho portato avanti con militanti, iscritti, dirigenti del Pd che hanno compreso la necessità di parlare dei bisogni reali delle persone, farsene carico e trasformarli in proposta politica e amministrativa, restituendo al partito la sua funzione principale. In questo quadro, il confronto congressuale, a partire dal radicamento dimostrato anche con il tesseramento, ha chiarito un dato politico fondamentale: non vi è area politica autosufficiente per guidare il partito da sola. Un dato che rilevo dall’inizio di questa stagione congressuale, sottolineando come la contrapposizione fine a se stessa ci abbia distratto dalle cose importanti. Lo dico da donna delle istituzioni: questa provincia ha bisogno di una classe dirigente attenta alle tante problematiche che l’attraversano. Dobbiamo lavorare a nuovi modelli di sviluppo, realizzare infrastrutture per renderla fruibile, proteggere e potenziare i servizi per chi la abita, difendere e potenziare quelli essenziali, a partire dalla sanità pubblica. Temi di cui la destra non si occupa, una destra che ha solo beneficiato della nostra contrapposizione interna. Ora deve sapere che torniamo in campo, per vincere e governare con l’attenzione ai cittadini come abbiamo dimostrato di sapere fare».

Lei sarà presidente provinciale del Pd: perché? L’asse con Pompeo funziona? Che tipo di dialettica ha con De Angelis?

«Io ho dato la disponibilità, sarà l’assemblea ad eleggermi. L’ho fatto per rafforzare il partito provinciale nel rapporto con il gruppo dirigente regionale e con il gruppo consiliare in Regione. Stiamo lavorando per una proposta forte e credibile alternativa alle destre. L’accordo fatto a Frosinone segue lo schema del rafforzamento della Segreteria Regionale e dell’impianto politico dato: unità e non unanimismo. È un accordo che si inserisce nel solco del lavoro che sta portando avanti la segretaria nazionale Elly Schlein: abbiamo bisogno di un partito che stia tra le persone, si faccia carico dei loro bisogni e proponga un’alternativa. Pompeo è stato per me in questi ultimi 18 mesi alleato politico ma anche consigliere politico. Mi ha aiutato molto a tenere la barra dritta. Ora insieme a tutto il gruppo dirigente che verrà, a tutte le aree politiche e al presidente del Pd del Lazio dobbiamo dare prova di avere a cuore le sorti del territorio e non le sorti personali».

L’accordo tra lei e De Angelis ha rovinato i piani di qualcuno?

«Io credo che la nostra comunità abbia chiaro qual è la portata della sfida. E chi non lo ha chiaro, capirà nel tempo quanto fosse necessaria questa operazione politica. Penso che il miglior interprete di questa fase sia stato il segretario uscente Luca Fantini. Uno dei nostri migliori quadri politici. Non lo dico per piaggeria ma avendo avuto modo di osservare la sua maturazione. Se siamo arrivati qui il merito prima di tutto è il suo».

Patto di ferro tra Claudio Mancini e Daniele Leodori: comunali di Roma e Regione Lazio. È qui la sfida?

«Gualtieri e la sua squadra di governo hanno dimostrato di sapere guidare una città complessa come Roma. Non solo sapendo utilizzare con attenzione le risorse del Pnrr e Giubilari ma anche restituendo a Roma l’immagine che merita nel mondo, guardando al futuro con grande consapevolezza delle problematiche ataviche che l’affliggono. Questo lavoro è stato riconosciuto dalle forze politiche che in questi ultimi mesi hanno deciso di sostenere il sindaco alle prossime elezioni. Vincere a Roma è il viatico per vincere nel Lazio. È una sfida che ci riguarda tutte e tutti».

In provincia di Frosinone, soprattutto alle comunali, si proverà a recuperare il centrosinistra? I modelli saranno Cassino e Ceccano più che Ferentino e Veroli?

«Su questo sono sempre stata chiara: prima di tutto bisogna costruire la coalizione progressista anche in questa provincia. Aprire un tavolo di confronto con le forze sindacali, imprenditoriali, con le tante realtà associative. Ci sono poi tante forze civiche che possono essere protagoniste di un’alleanza ampia. Penso sicuramente che governare insieme alla destra sia un errore. Che indebolisce noi e rafforza loro. Ovviamente sarà il nuovo gruppo dirigente a valutare le situazioni in ogni singolo Comune e sarà così per tutti gli appuntamenti elettorali, a partire dalle elezioni per il rinnovo del consiglio provinciale».

A fine anno il sottosegretario Claudio Durigon ha annunciato una serie di interventi importanti su Latina da parte del Governo. Su Frosinone nulla. Che ne pensa?

«Latina ha una rappresentanza molto forte e radicata in tutte le istituzioni: diversi i consiglieri regionali, gli assessori, i parlamentari, gli europarlamentari di destra. Lavorano per portare risorse al territorio anche se non credo che le risorse, se non sono finalizzate nel giusto modo, siano sufficienti per dare risposte alle cittadine e ai cittadini. Quello che sicuramente registro è che i rappresentanti della destra della nostra provincia sono disallineati tra loro. Faccio solo un esempio. Sulla Zes abbiamo assistito per un anno a dichiarazioni roboanti. Hanno fatto a gara per intestarsi il merito di far rientrare la provincia nell’area. Il risultato è stato di totale fallimento. Consumato il fallimento, ci hanno successivamente spiegato che la Zes non serve per garantire il tessuto imprenditoriale. Solo per giustificare la loro inconsistenza istituzionale. Dall’inizio della legislatura ho lanciato appelli all'unità dei rappresentanti territoriali nelle istituzioni affinchè ci fosse un'unica voce per dare risposte sui temo fondamentali: lavoro, contrasto alla deindustrializzazione, neet, sviluppo industriale, solo per citarne alcuni. L’appello non è mai stato raccolto, non perché non si volesse ma per manifesta incapacità di contare nei livelli di governo. Proprio per questo sono convinta che ciò che abbiamo fatto in queste ultime settimane per ricostruire l’unità del Pd, sia necessario per riportare la provincia sui tavoli regionali e nazionali».

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