Crisi al Comune
06.01.2026 - 08:00
Il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli FOTO MASSIMO SCACCIA
Vertice durissimo, nervoso, complicato. Nessun accordo. La crisi al Comune di Frosinone resta irrisolta. È stata soltanto “congelata”. Per qualche giorno. Il tempo necessario al sindaco Riccardo Mastrangeli di effettuare un giro di consultazioni con partiti, liste civiche e gruppi. Poi si capirà se la consiliatura andrà avanti oppure no. Ed eventualmente con quali assetti. Ma non c’è alcuna garanzia di... lieto fine. Esiste uno spiraglio di ricomposizione, da costruire sulla “politica”. Ieri, nonostante tutto, una “cornice” è stata tratteggiata. Ma la domanda è: potrà essere davvero “scaricata a terra”? Più dubbi che certezze. Per un motivo: il solco è ampio. Il vertice si è svolto alla Camera dei deputati. C’era il sindaco Riccardo Mastrangeli. La delegazione di Fratelli d’Italia era composta da Paolo Trancassini (deputato e coordinatore regionale), Massimo Ruspandini (deputato e presidente provinciale), Franco Carfagna (capogruppo al Comune). Per la Lega c’erano Claudio Durigon (sottosegretario di Stato, senatore e vicesegretario nazionale), Davide Bordoni (coordinatore regionale), Nicola Ottaviani (deputato e coordinatore provinciale). Dopo la conclusione del summit Riccardo Mastrangeli ha diramato il seguente comunicato stampa: «Al termine dell’incontro e di un confronto lungo e costruttivo, si è convenuto di abbassare i toni per il bene della città. Il Sindaco ha deciso di prendersi una breve pausa durante la quale i partiti si riappropriano delle proprie funzioni per dare un nuovo impulso alla consiliatura. Si parte dal documento programmatico che ci ha consentito di vincere le elezioni del 2022 e si conviene che ci si confronterà su eventuali arricchimenti dello stesso». Fin qui la nota, sulla quale torneremo. Nella sostanzia una tregua armata. Fino ai denti, la tregua. Che quindi è fragile.
Il confronto è stato durissimo, con scontri verbali accesi. Tra Paolo Trancassini e Nicola Ottaviani per esempio. Ma anche tra Riccardo Mastrangeli e Franco Carfagna. C’è stato il tentativo di chiudere la crisi mettendo sul tavolo un assessorato per FdI. Ma Paolo Trancassini ha voluto sottolineare che Fratelli d’Italia non ha richieste di deleghe da fare. Perché non è una questione di poltrone. Ma di politica: togliere le deleghe ai due assessori è inaccettabile per il partito di Giorgia Meloni. Dunque, o la situazione di risolve oppure sarà FdI a chiedere ai due assessori di dimettersi. Neppure però si può risolvere tutto prima di un chiarimento effettivo. Situazione delicata. Paolo Trancassini ha aggiunto di essere molto orgoglioso e di fidarsi completamente della classe dirigente locale di Fratelli d’Italia. Una risposta alle dichiarazioni dei giorni scorsi di Nicola Ottaviani. Da parte sua Riccardo Mastrangeli ha ribadito al tavolo dei leader la sua posizione, che contempla la possibilità di dimissioni. Anche prima del 31 gennaio, in modo da andare ad elezioni nella primavera 2026. La situazione era ed è rimasta tesa. Però uno spiraglio è stato aperto. Da domani Mastrangeli inizierà un giro di consultazioni con gruppi, partiti e liste civiche. Poi tirerà le somme e soltanto a quel punto si capirà se ci sarà (e quando) un ulteriore “passaggio” sul tavolo regionale. Ma quali sono gli effettivi spazi per una ricomposizione vera, solida, credibile e in grado di far terminare la consiliatura? La partita è aperta e soprattutto da giocare. Pronostico? 1 X 2. Da tripla insomma.
Intanto sembra di capire che il sindaco Mastrangeli non voglia procedere ad alcun “azzeramento” della giunta. Mentre nei prossimi giorni potrebbe restituire le deleghe ai due assessori di Fratelli d’Italia. Da capire le intenzioni su tutto il resto: dal terzo assessorato a Fratelli d’Italia alla rappresentanza nell’esecutivo al Polo Civico, dal secondo assessorato alla Lista per Frosinone alla delega all’urbanistica a Carlo Gagliardi (Lista Marzi). Anche perché si pongono alcuni interrogativi. Per esempio: perché il Polo Civico dovrebbe continuare a sostenere l’Amministrazione senza una risposta sull’assessorato? Sicuramente le elezioni provinciali, già fissate per il prossimo 8 marzo, possono rappresentare un “deterrente” per evitare che la crisi precipiti. Ma non in termini assoluti. Poi c’è il bilancio di previsione, che dovrà essere approvato entro il 28 febbraio. La domanda è: l’attuale maggioranza lo voterà all’unanimità? Ricordiamo che si sono registrate quattro sedute sciolte per mancanza del numero legale. Se il documento contabile non venisse approvato, si andrebbe allo scioglimento della consiliatura. Se invece dovesse arrivare il via libera, allora Mastrangeli potrebbe arrivare a fine consiliatura. A meno di dimissioni di massa o mozioni di sfiducia. Soprattutto però bisognerà capire come evolverà la situazione.
Le mancanze del numero legale sono state la conseguenza di una crisi irrisolta. Perché i gruppi di FdI e del Polo Civico, il presidente del consiglio comunale Massimiliano Tagliaferri (indipendente) e Carlo Gagliardi (Lista Marzi) hanno posto con forza il tema di un riequilibrio degli assetti. Specialmente della giunta. In assenza di un azzeramento, quali sono gli effettivi spazi di agibilità politica per ricomporre il quadro? Un’altra cosa: nel comunicato si legge: «Si parte dal documento programmatico che ci ha consentito di vincere le elezioni del 2022 e si conviene che ci si confronterà su eventuali arricchimenti dello stesso». Il termine chiave è “arricchimenti”: significa che il programma si può ampliare, ma non cambiare. Non mettere in discussione.
Infine, il tema del centrodestra. Al termine della consiliatura mancano diciotto mesi. Il punto: è pensabile ricomporre un quadro di coalizione senza che nessuno ponga il tema del “recupero” di Forza Italia? Anche se c’è pure l’altro punto di vista: gli “azzurri” vorrebbero essere “recuperati”? Leggendo le dichiarazioni di Pasquale Cirillo («subito l’azzeramento dell’esecutivo»), un tentativo potrebbe essere fatto. Leggendo quelle di Maurizio Scaccia («il ritorno al voto è l’unica strada»), no. Il senatore e coordinatore regionale Claudio Fazzone non vede da tempo segnali di novità. Resta il fatto che non è stato invitato al vertice. Si tratta di elementi che pesano. In conclusione, l’esito della crisi si vedrà sul campo. In consiglio comunale. Non c’è stata fumata bianca. Neppure grigia. Si resta in conclave.
Edizione digitale
I più recenti
Ultime dalla sezione