La situazione
14.06.2023 - 11:00
Il presidente dell'amministrazione provinciale Luca Di Stefano
Riccardo Ambrosetti si è dimesso da consigliere provinciale. Lo ha fatto ieri con una comunicazione indirizzata al presidente della Provincia Luca Di Stefano e al segretario generale dell'ente. Ha scritto l'esponente di Fratelli d'Italia: «Sono stato orgoglioso di aver ricoperto questa carica per diciotto mesi e di essermi impegnato, nei limiti delle mie possibilità, nel dare il mio contributo a questa importante assemblea elettiva. Certo che il presidente e il Consiglio tutto continueranno a lavorare nell'esclusivo interesse della nostra Provincia, vi porgo un caloroso saluto e auguro un fruttuoso lavoro».
Riccardo Ambrosetti è stato il più votato come consigliere alle recenti elezioni di Anagni. È chiaro che non soltanto farà parte della giunta di Daniele Natalia (assessore e vicesindaco), ma che ha davanti degli spazi importanti anche nella prospettiva di lungo periodo. Perché tra cinque anni potrà giocarsi le sue carte perfino per la candidatura a primo cittadino. La nomina ad assessore comporta le dimissioni da consigliere comunale e quindi pure dal ruolo ricoperto alla Provincia. Al suo posto nell'aula dell'ente di Palazzo Jacobucci entrerà Rossana Carnevale, che nel 2021 nella lista di Fratelli d'Italia ha ottenuto 1.833 voti ponderati. Si tratta di capire se in Consiglio aderirà al gruppo di FdI, considerando che sembra essersi allontanata. In ogni caso il ragionamento politico di Riccardo Ambrosetti (al quale è costato dimettersi da consigliere provinciale) tiene conto di un orizzonte più ampio.
In ogni caso bisogna pure aspettare e capire cosa succederà alla Provincia. Nel caso dovesse restare in vigore la legge Delrio, allora il rinnovo dei 12 consiglieri è in programma tra sei mesi, a dicembre. Se invece ci sarà l'accelerazione parlamentare per il ritorno all'elezione diretta di presidente e consiglieri, è probabile che alle urne si andrà tra un anno, magari unitamente alle europee e alle comunali. C'è quindi la questione delle deleghe ai consiglieri. Il presidente Luca Di Stefano nel corso dell'approvazione del bilancio aveva detto che le avrebbe assegnate dopo la fine della tornata delle amministrative.
Comunque nei corridoi della Provincia diversi esponenti politici cominciano a dire a voce alta che forse è preferibile non attribuire alcuna delega a questo punto. Domenica prossima, 18 giugno, saranno trascorsi sei mesi dall'elezione di Luca Di Stefano alla presidenza. E mancheranno sei mesi alla scadenza del mandato dei consiglieri. Considerando l'estate ormai alle porte, c'è pochissimo tempo per avviare una programmazione amministrativa. Anche se è bene ricordare che con la legge Delrio sono stati aboliti gli assessorati e le deleghe in realtà fanno parte delle prerogative del presidente. Dicevamo dell'opzione del ritorno all'elezione diretta. La bozza del testo unificato dei vari disegni di legge è stata depositata presso la commissione Affari costituzionali del Senato.
Il disegno di legge unificato prevede che per indossare la fascia da presidente della Provincia occorrerà almeno il 40% dei voti validi. Se nessuno dei candidati dovesse raggiungere tale soglia, allora si procederebbe con il ballottaggio. Il presidente della Provincia, eletto quindi a suffragio universale, dovrà nominare la giunta. Il numero degli assessori in una Provincia fino a 500.000 abitanti (come quella di Frosinone) è di 4. Ad uno degli assessori dovrà essere assegnata la delega di vicepresidente. Nella composizione dell'esecutivo nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato in misura inferiore al 40%. Per quanto riguarda invece i consiglieri, in una Provincia fino a 500.000 abitanti ne saranno eletti 20. La durata del mandato, sia per il presidente che per i consiglieri, sarà di 5 anni.
Tra i ruoli di assessore e di consigliere è prevista l'incompatibilità, ma ci sarebbe un meccanismo di "sospensione" dal ruolo di consigliere nel caso di incarico in giunta. Proprio per poter tornare alla prima carica nel caso di revoca della nomina ad assessore o di dimissioni. Nel frattempo in aula entrerebbe il primo dei non eletti.
Previsto un premio di maggioranza del 60% per il presidente eletto.
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