«L'unità del centrodestra ha sempre rappresentato un valore aggiunto, ma non è un dato scontato. Va conquistata e perfino riparametrata. Non è un ragionamento muscolare e men che meno basato sui sondaggi. Il punto è che il mondo è cambiato profondamente. E pure la politica». Il senatore Massimo Ruspandini, leader di Fratelli d'Italia in provincia di Frosinone, sviluppa un ragionamento che nasce dal presente ma che guarda al futuro.

Senatore, partiamo dai nuovi collegi elettorali. L'intero cassinate è finito in quello di Terracina, monopolizzato dalla provincia di Latina. La Ciociaria perde peso?
«Dipenderà tutto dalla nuova legge elettorale. L'assetto dei collegi è disegnato sul Rosatellum. Quindi aspetterei. Detto questo, anche in questo caso si vede il disegno dei Cinque Stelle, che è quello di ridurre, se non azzerare, gli spazi di rappresentanza. Specialmente a livello locale».

Forse però è la politica ad essere più debole.
«Sicuramente da anni è l'alta finanza a dettare i tempi.
Però senza la politica i territori muoiono. Con il massimo rispetto per tutti, non sono economisti e giuristi a salvare un Paese. Quello è un compito della politica».

Il centrodestra è di nuovo in crisi? Glielo chiedo anche a livello locale.
«Il centrodestra, che è maggioranza nei cuori e nelle coscienze degli italiani (e in particolare dei ciociari) deve ritrovare l'unità».

Come?
«Con umiltà. Lo dico in modo netto: meno generali, qui siamo tutti soldati».

Lei ha fatto per intero, e per anni, la cosiddetta "gavetta": si parte attaccando i manifesti e poi magari si arriva a fare il senatore. Ma la sensazione è che oggi non ci sia tanti disponibilità a fare la "gavetta". Si guarda più agli incarichi che alla militanza?
 «Questo tipo di fenomeno esiste, inutile girarci intorno. Per fortuna in Fratelli d'Italia la militanza e i valori sono fondamentali».

Ma puntare solo sulla "vecchia guardia" magari non aiuta a far crescere il partito.
«Intanto il partito sta crescendo. La "vecchia guardia" è la memoria di un partito e va rispettata. Questo non vuol dire che non possano entrare persone provenienti da altre esperienze, come del resto è successo. Chi entra però lo fasulla base dell'adesione ad un piano di valori che resta fondamentale. Non è una logica da caserma, è un approccio di crescita nella condivisione e nella continuità».

Però senatore, in provincia di Frosinone il centrodestra non si riunisce da tempo immemorabile.
«Sul territorio, nelle scelte cruciali per lo sviluppo e la difesa della Ciociaria, va ripreso il dialogo. In maniera costruttiva e diversa rispetto al passato. Nel senso che oggi più che mai, con intere categorie produttive alle corde, la gente si aspetta unità da noi. Basta con i personalismi, davvero. Abbiamo una grande responsabilità da onorare».

In tanti Comuni il centrodestra è diviso. E spesso si ha la sensazione che Lega e Forza Italia possano fare blocco "contro" Fratelli d'Italia. E viceversa. Solo un'impressione?
«Ripeto: i personalismi sono stati il cancro della politica del centrodestra negli ultimi anni. Il centrodestra che immagino io è quello con uno schema orizzontale.
Non penso ad un "pollaio" dove ogni giorno esce un gallo che canta».

In tempi non sospetti lei disse di avere l'ambizione di rappresentare il primo partito della provincia di Frosinone. Vale a dire: sorpasso nei confronti della Lega. State sgomitando con il Carroccio?
«Auspico sempre una competizione virtuosa. Dico questo però: chi ha più voti, chi ricopre un ruolo più importante, chi vanta una storia maggiormente significativa, deve dare l'esempio. Invece di fare il gioco del Partito Democratico nei Comuni, negli enti e magari anche tra le persone».

L'intera politica ciociara non corre il rischio di rimanere schiacciata nella morsa Roma-Latina? «Non abbiamo bisogno di tutori e di gente che viene da fuori per dettare le regole. Sono i ciociari ad aver lasciato il segno a Roma e a Latina nella storia. Non viceversa».

Pd e Forza Italia si scambiano segnali di fumo, la Lega mostra i muscoli. Rischiate l'isolamento o magari, come dicono in tanti, siete ormai voi il motore della coalizione?
«Nessuna polemica con gli alleati, siamo gente che conosce e pratica da sempre la coerenza. Noi sappiamo, nella buona e nella cattiva sorte, quale è la nostra metà campo. Siamo coerenti, che non vuol dire però essere ingenui o stupidi. È giusto che ci sia una sana concorrenza nei partiti e tra i partiti. Ma senza "vendersi l'anima" al nostro avversario. Che ripeto, si chiama Pd».