Cronaca
10.04.2026 - 14:00
Tredici parti civili, tra queste anche l’associazione Familiari vittime della strada. Erano tutti presenti, genitori, parenti e amici di Federico Salvagni che non volevano perdersi la prima udienza per la morte del giovane, 16 anni, investito e ucciso da una vettura il cui conducente lo ha lasciato morire in strada lo scorso 16 agosto. Sottoposto a custodia cautelare in carcere, il cinquantenne Gioacchino Sacco, originario di Aquino ma da tempo oramai a Terracina, è accusato di omicidio stradale, omissione di soccorso, ma anche di un’altra aggravante dell’omicidio stradale: la fuga dal luogo dell’incidente.
Ieri mattina in un’aula gremita dai parenti di Federico che hanno voluto essere vicini ai genitori e alla famiglia del ragazzo, la giudice monocratica del Tribunale di Latina, Roberta Brenda, ha aperto l’udienza esaminando le richieste di costituzione di parte civile presentate, oltre che dai genitori, anche da una serie di parenti.
Le richieste
Sono 13 in tutto le richieste, avanzate dagli avvocati Amadei, Palamenghi, Luzzi e Curti (oltre all’avvocato Santoro per l’associazione Familiari delle vittime della strada). La giudice ha però dovuto anche sospendere tutto per esaminare una eccezione di competenza. L’aggravante della fuga connessa con il reato di omicidio stradale infatti, comporta una aumento significativo della possibile pena. Si arriva a due terzi in più della eventuale condanna e, comunque, non meno di 5 anni in più.
Questo però comporta anche che un caso del genere non possa essere giudicato in sede monocratica. Serve un collegio penale per emettere una eventuale sentenza così pesante (vengono contestate anche lesioni a danno di un altro giovane che si trovava insieme alla vittima).
Per questo la giudice Brenda si è dovuta ritirare e investire della questione il presidente La Rosa che ha convenuto di dover assegnare il caso al primo collegio penale del Tribunale di Latina (composto dalla presidente Sinigallia e dalle giudici Brenda e Naldi) e fissare quindi la prima vera udienza al prossimo 15 aprile.
Niente sconti
Sacco è tutt’ora ristretto in carcere. I tentativi della difesa, affidata all’avvocato Fernando Maria Pellino di fargli ottenere una misura meno pesante della detenzione in carcere sono caduti nel vuoto. Proprio come chiedeva la famiglia del sedicenne.
Scrivevano infatti i giudici nel rigettare il ricorso, che «Sacco si sia posto al volante di un’auto sprovvista di copertura assicurativa, privo di patente di guida in quanto revocata, gli è stata contestata l’aggravante della fuga del conducente e non ha mostrato un comportamento collaborativo nei confronti degli agenti operanti durante la perquisizione eseguita a suo carico». Senza contare i precedenti penali (alcuni anche risalenti due e tre anni fa) e una denuncia per evasione proprio dagli arresti domiciliari.
La tragedia
L’incidente stradale era avvenuto lungo la strada che collega San Felice Circeo con Terracina. Sacco al volante di una Lancia Y aveva investito Federico e poi era scappato. Otto minuti dopo però, una telecamera posizionata nel parcheggio di un supermercato di Terracina lo aveva ripreso mentre scendeva dal veicolo fornendo riscontri alle indagini degli investigatori. Era la notte di Ferragosto, che dovrebbe essere la più bella, piena di stelle e sogni che può cullare un ragazzo di 16 anni che ha davanti una vita. Federico Salvagni è con il fratello gemello e con un amico a piedi sulla strada che collega San Felice Circeo con Terracina. Qui viene investito e ucciso dall’auto pirata condotta da Gioacchino Sacco che alla guida di una Lancia Y lo travolge e non si ferma per soccorrerlo.
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