Stellantis
10.04.2026 - 10:00
L’interno dello stabilimento Stellantis di Piedimonte e sotto il segretario generale della Cisl Lazio Enrico Coppotelli
Nel primo trimestre del 2026, a fronte di un andamento complessivamente positivo per Stellantis Italia - che ha registrato 120.366 veicoli (+9,5%) in ripresa dopo l’anno nero 2025 - lo stabilimento di Cassino si distingue purtroppo per una performance diametralmente opposta, andando a rappresentare infatti l’unico sito produttivo del gruppo (eccetto Atessa con i veicoli commerciali) che evidenzia un saldo negativo, configurandosi come emblema di una crisi strutturale. Il quadro che emerge è profondamente sconfortante: i dati produttivi riflettono fedelmente la drastica riduzione delle giornate lavorative e il ricorso sistematico agli ammortizzatori sociali, divenuti ormai strumento ordinario di gestione anziché misura straordinaria.
I numeri
I numeri, impietosi nella loro evidenza, segnano l’ennesimo record negativo, superando persino le “prestazioni” dell’anno precedente. Una vera e propria disfatta per il sito di Cassino, che vede così materializzarsi le previsioni più pessimistiche. A delineare con precisione questo scenario è stato il report presentato ieri sul primo trimestre 2026 presentato dalla Fim-Cisl, che ha messo in luce, con la forza dei numeri, la gravità della situazione cassinate. Il destino dello stabilimento infatti appare sempre più incerto, sospeso tra la necessità incalzante di una missione produttiva e il rischio di un progressivo depotenziamento. Una crisi che arriva a toccare inevitabilmente anche le prospettive occupazionali e il futuro industriale del territorio. Dal report Fim-Cisl emerge come il risultato positivo in Italia sia legato in larga parte dal lancio produttivo, avvenuto nell’ultimo trimestre, della 500 ibrida a Mirafiori e della nuova Jeep Compass a Melfi. «Questi modelli hanno consentito di recuperare parte delle perdite registrate nel 2025, senza tuttavia permettere il ritorno ai volumi degli anni precedenti né a quelli del 2024. Per quanto riguarda gli stabilimenti di assemblaggio auto, solo Cassino (-37,4%) continua a perdere volumi anche rispetto al 2025» si legge nel report.
Veniamo ai dati. La produzione nel primo trimestre 2026 si attesta a 2.916 unità, con una pesante flessione del -37,4% rispetto al 2025. Nel dettaglio, sono state prodotte 2.060 unità tra Alfa Romeo Giulia e Stelvio, mentre la Maserati Grecale si è fermata a 856 unità. La condizione del sito produttivo e dell’intero indotto ha ormai superato ogni limite di sostenibilità, ammettono dal sindacato. Il 2025 si è chiuso con meno di 20.000 vetture prodotte e le stime per il 2026 indicano un ulteriore calo, fino a circa 13.000 unità. Le ricadute occupazionali sono gravissime: l’occupazione è oggi scesa a circa 2.130 addetti. L’attività produttiva è ridotta a soli 5-6 giorni lavorativi al mese, con circa 1.400 lavoratori presenti, mentre oltre 600 sono coinvolti in contratti di solidarietà.
Dall’inizio dell’anno lo stabilimento è rimasto fermo per lunghi periodi: appena 16 i giorni complessivamente lavorati.
«A Cassino - ha detto Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl - è stata assegnata la nuova piattaforma Stla Large Bev, destinata alla produzione delle future Alfa Romeo Stelvio e Giulia, anche in versione ibrida, secondo quanto previsto dagli impegni assunti in sede ministeriale nel dicembre 2024. Cassino è, però, l’unico stabilimento in cui quel piano non è stato rispettato. Il lancio dei nuovi modelli, inizialmente previsto entro la fine del 2025, è stato rinviato e, ad oggi, non è stata comunicata alcuna nuova tempistica. Era stato inoltre annunciato un terzo modello “top di gamma”, previsto in una fase successiva, sul quale permane totale incertezza. Nel prossimo piano industriale è indispensabile che Stellantis fornisca risposte chiare, concrete e verificabili: tempi certi per il lancio dei nuovi modelli, investimenti adeguati e l’attivazione immediata di tutte le leve disponibili per anticipare le produzioni, senza ulteriori rinvii. La presenza dei marchi Alfa Romeo e Maserati rappresenta una reale opportunità di rilancio, che deve essere valorizzata con determinazione».
Poi Uliano rilancia: «Mettere in sicurezza lo stabilimento, sia sotto il profilo occupazionale sia in termini di prospettiva industriale, è una priorità non più rinviabile.
Un intervento in questa direzione produrrebbe effetti positivi su tutto l’indotto e sull’intero territorio.
La grande mobilitazione del 20 marzo 2026 ha espresso con forza la richiesta al gruppo di compiere scelte nuove e coraggiose per garantire un futuro a Cassino, oggi una delle principali emergenze occupazionali del Paese. È al tempo stesso un appello fermo alle istituzioni - dal Governo all’Unione Europea - affinché mettano in campo politiche industriali adeguate e risorse straordinarie per sostenere il settore e salvaguardare l’occupazione».
Doppio step
Un quadro già immaginato dai sindacati e ora controfirmato dai dati che si stagliano nefasti davanti agli occhi del basso Lazio che soffre una regressione senza precedenti nella recente storia industriale. Per questo la Regione Lazio ha intensificato le azioni a tutela del lavoro, confermando impegno, contributi e sostegni per fabbrica e indotto. Proprio oggi, dopo il vertice con i sindacati di mercoledì, è previsto un doppio tavolo, il primo alla presenza del vice presidente e assessore allo Sviluppo economico Roberta Angelilli con le regioni italiane sedi di stabilimento. E un altro convocato dall’assessore al Lavoro Alessandro Calvi sulla situazione dell’indotto metalmeccanico con un focus particolare sugli ammortizzatori sociali. Il caso di Cassino non rappresenta soltanto una criticità aziendale, ma una vera e propria questione di politica industriale nazionale.
La distanza tra gli impegni annunciati (in particolare a dicembre 2024) e la loro concreta attuazione rischia di erodere ulteriormente la fiducia dei lavoratori e del territorio. Diventa dunque imprescindibile che il prossimo piano industriale, in presentazione il 21 maggio, chiarisca in modo definitivo strategie, tempistiche e investimenti restituendo centralità a un sito che, per storia e competenze, può ancora rappresentare un asset strategico. Allo stesso tempo, il ruolo delle istituzioni resta determinante nel creare le condizioni per sostenere il settore automotive, evitando che si traduca in ulteriore perdita di lavoro e desertificazione industriale. Cassino oggi è un banco di prova: dalle scelte che verranno adottate dipenderà non solo il destino dello stabilimento, ma anche di una vasta area e, in contemporanea, la credibilità di un intero sistema industriale dove Cassino incarna il ruolo di Cenerentola.
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