Cerca

L'intervista

Bloccati a Doha con la figlia

Ormai da giorni Andrea, Chiara e la loro bambina sono intrappolati in un hotel in Qatar. Doveva essere solamente uno scalo di rientro dalla Thailandia ma il loro volo non è mai partito

Bloccati a Doha con la figlia

Doveva essere un rientro tranquillo, con il cuore pieno di ricordi dopo un viaggio emozionante in Thailandia. Giorni felici, spensierati, colmi di avventure da raccontare. Eppure in poco tempo tutto si è trasformato in un incubo. Per Andrea Perciballi, la compagna Chiara e la figlia di quattro anni, infatti, il viaggio di ritorno si è trasformato in un’odissea delle peggiori. La famiglia, originaria di Boville Ernica, è rimasta bloccata a Doha, capitale del Qatar, dove nella giornata di sabato 28 febbraio ha fatto scalo. Da lì avrebbero dovuto riprendere un altro volo diretto a Roma, ma così non è stato. Dopo ore passate in aereo, in attesa di partire, Andrea, Chiara e la loro bambina sono stati fatti scendere e portati in hotel, così come tutte le persone che erano con loro sul velivolo. Il motivo, ovviamente, i bombardamenti iraniani sul Qatar, così come sugli Emirati Arabi e sull’Arabia Saudita. Una risposta agli attacchi degli Stati Uniti, che ha provocato la chiusura immediata dello spazio aereo. Voli cancellati, dunque, e persone rimaste a terra senza risposta. Un incubo a occhi aperti, che Andrea ci ha raccontato.

Siete bloccati a Doha ormai da giorni. Come è cominciato il vostro incubo?

«Siamo a Doha insieme a nostra figlia di quattro anni. Il 28 febbraio siamo arrivati qui: avremmo dovuto fare un semplice scalo, venivamo dalla Thailandia. In realtà ci siamo ritrovati bloccati, fermi in aereo. Siamo stati tutta la notte in aeroporto fino a quando alle 3 la compagnia Qatar, con la quale viaggiavamo, ci ha trasferiti in hotel. Fino a martedì non avevamo notizie di alcun tipo: non rispondevano Ambasciata, Unità di Crisi, nessuno. Martedì sera ci è arrivato un messaggio dall’app “Viaggiare sicuri” dove proponevano un trasferimento da Doha fino all’Arabia Saudita via terra, con un bus che partiva da Doha fino ad arrivare alla frontiera, che apre e chiude in continuazione. Ovviamente tutto ciò muniti di visto con i costi a carico nostro, così come il bus. E dopo l’acquisto del bus, avremmo dovuto pagare anche il volo. Per poi avere l’incognita della frontiera, che apre e chiude, quindi senza sicurezza di passare. Se anche fossimo arrivati a Ryad, non sapevamo se saremmo riusciti a partire o meno. E allo stesso modo non sappiamo nulla sullo spazio aereo saudita: la mia preoccupazione era che chiudesse anche lì lo spazio aereo. Mi hanno confermato che non c’era una soluzione a questo problema, era un grande punto interrogativo. Avrei dovuto pagare voli per più di 2.000 euro a persona senza la certezza di partire. Abbiamo deciso di rimanere qui a Doha: siamo sotto la sorveglianza di Qatar Airways che ci sta trattando benissimo. Al momento l’hotel è a carico del Qatar».

Come state vivendo questi giorni?

«L’agitazione è tanta. I bombardamenti si sentono, a volte vicini, a volte più lontani. L’apprensione è grande, anche perché abbiamo una bimba piccola qui con noi. Per il resto cerchiamo di stringere i denti».

Le vostre famiglie invece?

«Sono molto preoccupate. Ci stanno dando notizie dall’Italia, quello che si sa dai giornali e dai telegiornali».

Voi state ricevendo notizie certe o siete all’oscuro di tutto?

«La compagnia aerea Qatar ci sta tenendo aggiornati sull’eventuale apertura dello spazio. E ogni tanto contattiamo l’Ambasciata ma non ci dice nulla. Sappiamo che fino al 6 marzo lo spazio aereo è chiuso. Quel giorno il Qatar farà una nuova comunicazione».

E voi come passate le giornate?

«Stiamo cercando di non far pesare la situazione a nostra figlia. Rimaniamo in hotel e basta. Non stiamo uscendo mai dall’albergo, ci hanno consigliato di non farlo. Praticamente non vediamo la luce del sole perché siamo in un hotel che davanti ha solamente altri hotel posti in maniera circolare. Il giorno portiamo nostra figlia in uno spazio dedicato ai giochi che si trova dentro l’albergo, ma non usciamo mai fuori. Non abbiamo mai messo piede in strada. Ci hanno consigliato di rimanere dentro, anche gli alert che arrivano dal governo del Qatar spiegano che è meglio non uscire. Siamo qui e aspettiamo di capire come evolverà la situazione. Non è semplice ma rimaniamo fiduciosi e speranzosi soprattutto per la nostra bambina che in questo momento è la nostra assoluta priorità».

Edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione