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Cassino

Stellantis, buste paga sempre più leggere

Ancora critiche al mancato premio di risultato. Marsella: l’azienda affronta una crisi senza precedenti. Lunedì l’attivo unitario delle sigle sindacali, a seguire l’incontro tra le parti sociali e la Consulta

Stellantis, buste paga sempre più leggere

L’interno dell’enorme stabilimento Stellantis di Piedimonte

La crisi dell’automotive a Cassino continua a mordere il territorio e a svuotare le tasche dei lavoratori. Il rallentamento della produzione, l’incertezza legata alla transizione verso l’elettrico e le difficoltà del mercato europeo stanno avendo ripercussioni pesanti sullo stabilimento locale e sull’intero indotto. I numeri della cassa integrazione sono in costante aumento e si traducono, mese dopo mese, in buste paga sempre più leggere. Per molte famiglie, lo stipendio si è assottigliato fino a sfiorare soglie che rendono complicato sostenere mutui, affitti e spese quotidiane.

A rendere il quadro ancora più amaro è il confronto con appena un anno fa: lo scorso anno i lavoratori avevano percepito un premio di risultato medio di 676 euro, una cifra che rappresentava un sostegno concreto al reddito. Oggi, invece, quel premio non c’è. Un’assenza che pesa come un macigno sui bilanci familiari e che si somma alle giornate di cassa integrazione, aggravando una situazione già critica.

In un contesto segnato dall’aumento del costo della vita, il combinato disposto tra minori ore lavorate e mancato riconoscimento del premio di risultato trasforma la crisi industriale in una vera emergenza sociale, che riduce il potere d’acquisto e alimenta forte preoccupazione tra operai e impiegati.

Mirko Marsella, segretario provinciale Fim Cisl ammette: «Il premio di risultato rispecchia le condizioni di questa azienda, che sta attraversando una crisi senza precedenti e che, alla fine, ricade sui lavoratori. Il fatto di non percepire nulla sul premio di risultato rappresenta un ulteriore danno economico per tutti i dipendenti del gruppo, soprattutto per gli operai del nostro territorio, che già vivono una situazione disastrosa, visto il forte aumento della cassa integrazione nello stabilimento.
Noi, come organizzazioni sindacali, stiamo chiedendo all’azienda almeno un’una tantum che, pur non risolvendo la situazione, rappresenterebbe una risposta economica, seppur minima: un piccolo ma importante segnale».
Intanto dura la critica delle sigle sindacali nazionali unite: «Benché la notizia fosse stata in qualche modo anticipata dalle precedenti comunicazioni aziendali relative all’andamento dello scorso anno, su cui si misura il premio, esprimiamo grande amarezza per il mancato riconoscimento ai lavoratori di una somma che negli scorsi anni ha costituito una parte significativa della retribuzione, e profonda preoccupazione per il futuro».

Intanto, mentre le buste paga si fanno sempre più esili, la preoccupazione per le vertenze in corso supera ormai i livelli di guardia. La più delicata, in questa fase, riguarda Trasnova, Tecknoservice e Logitech, alle prese con procedure di licenziamento che tengono centinaia di lavoratori con il fiato sospeso. L’attenzione è rivolta all’incontro fissato per l’11 marzo al Ministero delle imprese e del Made in Italy: un tavolo ritenuto decisivo per il futuro delle aziende dell’indotto e per restituire prospettiva a un comparto rimasto finora appeso alle scelte della multinazionale di riferimento.

Sarà una giornata cruciale anche quella del 3 marzo, alla vigilia del summit romano. Le sigle sindacali, riunite in un attivo collettivo a partire dalle nove del mattino, definiranno una linea comune e le iniziative da mettere in campo; nel pomeriggio è previsto un confronto con i sindaci della consulta, per costruire una strategia condivisa e unitaria. Nessuno, assicurano le organizzazioni dei lavoratori, intende voltarsi dall’altra parte.
I livelli toccati dalla fabbrica e dall’indotto raccontano una profonda involuzione industriale. Le ricadute sociali sono evidenti: sempre più famiglie si rivolgono ai servizi sociali degli enti locali persino per far fronte al pagamento delle bollette. Con poco più di mille euro al mese non si può parlare di sopravvivenza dignitosa. E la mancata erogazione del premio di risultato finisce per aggravare ulteriormente una condizione già estremamente fragile, trasformando la crisi produttiva in una vera emergenza sociale.

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