Cerca

Alatri

Palazzo di piazza Regina Margherita: spariti gli oggetti dei frati conventuali

Dopo il caso delle stanze di “Aria di Casa Nostra”, sgomberate senza preavviso, l’associazione Gottifredo denuncia la sparizione di oggetti storici e religiosi. L’opposizione chiede chiarezza

Palazzo di piazza Regina Margherita: spariti gli oggetti dei frati conventuali

L’edificio in piazza Regina Margherita

Si amplia e assume aspetti sempre più inquietanti la vicenda dell’asportazione arbitraria dei materiali contenuti nel palazzo di piazza Regina Margherita. Al caso eclatante delle stanze del gruppo “Aria di Casa Nostra”, sgomberate senza preavviso, si aggiunge la notizia che altri preziosi oggetti possano essere spariti, gettati chissà dove. Lo denuncia il presidente dell’associazione “Gottifredo”, Tarcisio Tarquini: «Questi locali - scrive - sono stati infatti sede dei frati conventuali e, al loro interno, si trovavano oggetti religiosi, mobili antichi, suppellettili, quadri, libri. La domanda che poniamo è quale fine abbia fatto questo patrimonio. Da quel poco che siamo riusciti a sapere, esso sarebbe stato sgomberato - libri a parte - con modalità non dissimili da quelle adottate con l’archivio del gruppo folk».

La perdita, insomma, sarebbe notevole e aumenta ancor di più le perplessità sul mix di incuria e superficialità con il quale è stato allestito il cantiere per i lavori da effettuare nell’edificio. Le parole del vicesindaco Roberto Addesse, proferite subito dopo l’episodio, non sono più sufficienti per Tarquini: «C’è bisogno di una dichiarazione ufficiale dell’amministrazione comunale per capire cosa sia accaduto realmente a tutto ciò che lo stabile conteneva, perché sia avvenuto e per responsabilità di chi. Non si tratta di cercare uno o più capri espiatori, è persino più urgente individuare cosa non funzioni nel nostro sistema cittadino di tutela (e nelle procedure codificate) dei nostri beni comuni, dei nostri documenti, dei nostri archivi, delle nostre opere d’arte. La criticità più evidente mi sembra sia rappresentata dalla scarsa o inesistente consapevolezza del valore di quello che abbiamo ricevuto in eredità e del conseguente dovere di conservarlo nel modo migliore perché possa arricchirsene la nostra storia e chi la vivrà dopo di noi».

Dichiarazioni che, però, tardano ad arrivare, a quattro giorni dall’accaduto denunciato. Sull’increscioso episodio è intervenuto anche il consigliere dem Matteo Recchia: «Ritengo doveroso che su questa vicenda venga fatta chiarezza totale: approfondiremo con attenzione l’accaduto; verificheremo le procedure seguite; accerteremo eventuali responsabilità», ha affermato. Duro anche Dario Ceci (“Patto Civico”): «Se non escono in nomi di coloro che hanno autorizzato lo sgombero, la responsabilità morale di questo grave episodio ricade in capo al sindaco».

Edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione