La priorità, in tutta Italia, è quella di garantire i posti nei reparti di terapia intensiva.
Presso l'ospedale di Frosinone a questo si è lavorato sabato pomeriggio. Nel corso della riunione in videoconferenza della task force regionale si è fatto il punto della situazione.
E in una nota ufficiale è scritto che «alla Asl di Frosinone sono stati attivati 7 posti di terapia intensiva e 6 posti aggiuntivi di malattie infettive». Proprio per il trattamento dei malati di Coronavirus.

Il manager Stefano Lorusso e il direttore sanitario Patrizia Magrini stanno seguendo costantemente la situazione. Per quanto riguarda le operazioni messe in atto per ricavare i posti aggiuntivi allo Spaziani, da sottolineare altresì la costante collaborazione tra Mauro Vicano (direttore sanitario dell'ospedale di Frosinone e coordinatore dei nosocomi provinciali) e i dottori Katia Casinelli, primario del reparto di malattie infettive, e Fabrizio Cristofari, responsabile del Pronto Soccorso.

Nicola Ottaviani, primo cittadino di Frosinone e presidente della conferenza dei sindaci della provincia di Frosinone, chiede al Governo e alla Regione «di promuovere, immediatamente e senza indugio, la riconversione di alcune cliniche e dei reparti dismessi, di chirurgia generale e di medicina, in posti letto di terapia intensiva e sub intensiva, prima che l'emergenza delle rianimazioni si sposti dal Nord all'Italia centrale». Rileva Nicola Ottaviani: «Ormai, dobbiamo affrontare, pur in mezzo a tante criticità, l'argomento "principe", davanti al quale tutto il resto passa in secondo piano. Dopo aver visto che in Lombardia, in un giorno, il numero dei contagi è aumentato del 20%, e quindi, di converso, scende proporzionalmente del 20% la disponibilità attuale dei posti letto in terapia intensiva, non ci vuole un matematico per capire che in quelle zone si arriverà velocemente al sold out, proprio nel settore delle rianimazioni».

Aggiunge: «Sul Lazio, per ora, grazie al cielo, non abbiamo i numeri della Lombardia e, allora, abbiamo qualche settimana in più per agire, senza perdere, però, neppure un giorno per attrezzarci. In questi giorni ho interpellato alcuni esperti di edilizia sanitaria, sia pubblica che privata. In 20/25 giorni, le imprese migliori del settore sono in grado di riconvertire un posto letto di medicina o di chirurgia generale in un posto di terapia intensiva o sub intensiva, con un costo medio di 60/70.000 euro per letto, secondo la doppia opzione di intervenire sugli ospedali pubblici, parzialmente dismessi, o sui reparti omologhi delle cliniche private.
A ciò, naturalmente, dovremmo aggiungere il costo, sempre per posto letto, di 1.300/1.500 uro al giorno per il personale (ossia la stima attuale della Regione Lazio), per anestesisti, operatori sanitari, tecnici di laboratorio e di radiologia ed infermieri. Del resto, sul Lazio vi sono almeno 3 o 4 cliniche convenzionate sulle province ed una quindicina su Roma, con reparti in grado di essere riconvertiti velocemente. I macchinari, però, vanno acquistati subito ed i lavori non si possono effettuare dalla sera alla mattina, magari solo quando i virologi o gli infettivologi dovessero formalizzare le richieste in urgenza».

Per Ottaviani l'operazione «potrebbe essere attivata, eventualmente anche come compensazione dei letti riconvertiti, negli ospedali parzialmente dismessi (ad esempio Anagni, Pontecorvo, Atina e tanti altri nel Lazio)». Il vicecoordinatore regionale di Forza Italia Gianluca Quadrini si rivolge al direttore generale dell'Azienda Sanitaria Locale Stefano Lorusso, chiedendo di valutare «l'opportunità di dedicare l'ospedale di Alatri all'emergenza del Covid-19». Specifica Gianluca Quadrini: «La mia vuole essere semplicemente una proposta di carattere operativo e funzionale che può servire a gestire l'emergenza di questa delicatissima fase».