Per due mesi hanno terrorizzato i pendolari che frequentavano la stazione ferroviaria del capoluogo, rapinandoli, nelle ore più improbabili della prima mattina e della tarda serata, dei telefoni cellulari.

Quattro episodi accaduti il 18 marzo, il 5 aprile, il 21 aprile e il 15 maggio scorsi in danno di tre uomini e di una donna. Ieri, il gup del Tribunale di Frosinone, Ida Logoluso, ha condannato tre gambiani per i reati di rapina in concorso con l'aggravante della continuazione e della recidiva infraquinquennale per due di essi.

Le condanne
Il giudice dell'udienza preliminare ha inflitto, all'esito del rito abbreviato opzionato dagli imputati difesi di fiducia dall'avvocato Luigi Tozzi, 3 anni e 6 mesi di reclusione ad Hamidou Yaffa, 33 anni, per il quale il sostituto procuratore Adolfo Coletta aveva chiesto 3 anni e 10 mesi; 3 e 6 mesi al trentatreenne Saleh Bouba, per il quale la richiesta di pena era stata di 4 anni e 10 mesi, e 4 anni e 10 mesi ad Ousman Ceesay per il quale il pm aveva chiesto 5 anni e 1 mese.

Nelle loro "gesta" criminose i tre condannati hanno utilizzato, in un paio di episodi, bottiglie di vetro scheggiate o coltelli. Lo schema utilizzato dai malviventi, che non erano richiedenti asilo, era sempre lo stesso: approfittando delle ore senza luce (di sera tardi o di mattina molto presto) tendevano veri e propri agguati in luoghi isolati alle loro vittime, in alcuni casi anche malmenandole, tanto che qualcuno ha dovuto fare pure ricorso alle cure in ospedale, strappando loro telefoni cellulari.

I tre africani sono stati arrestati il 3 giugno scorso dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Frosinone insieme ai colleghi della stazione di Frosinone Scalo al culmine di una articolata inchiesta. L'indagine, seguita dal colonnello Cagnazzo, dal maggiore Di Cristofaro e dal luogotenente Pizzotti e coordinata dall'allora procuratore Giuseppe de Falco e dal sostituto Vittorio Misiti, è andata a buon fine grazie anche al contributo di coloro che hanno subito le aggressioni. I tre gambiani, destinatari delle condanne, sono detenuti nella casa circondariale del capoluogo.