Rischiava una condanna a sette anni di reclusione. Tanti ne aveva chiesti il pubblico ministero nei confronti di don Gianni Bekiaris. Ma quando il tribunale di Frosinone (presidente Farinella, a latere Doglietto e Tamburro) pronuncia la sentenza, poco prima delle venti, dichiara estinti per prescrizione la violenza sessuale e le lesioni personali gravissime. In precedenza, nel primo pomeriggio, il pubblico ministero Adolfo Coletta aveva chiesto una condanna a sette anni, ma solo per le lesioni. Le violenze sessuali quando il ragazzo era ancora minorenne non sono state ritenute provate dall'accusa, da qui la sola richiesta di condanna per le lesioni personali gravissime, conseguenza, secondo il pm, di una serie indeterminata di abusi che l'accusa ha ritenuto accaduta nel corso del tempo. Ma è stato proprio il trascorrere del tempo ad avere un peso determinante: troppo ne è passato per arrivare a una condanna.

Ora bisognerà attendere 90 giorni per le motivazioni. Comunque soddisfatta la difesa del religioso, rappresentato dall'avvocato Giuseppe Pizzutelli, al termine di un processo lungo, difficile e carico di tensione. Bisognerà capire se la procura intenderà proporre appello.

Tanti i testimoni sfilati in aula. Tra le dichiarazioni ascoltate dal tribunale quelle della vittima (rappresentata dall'avvocato Carla Corsetti), dei genitori e dello psicologo, un altro religioso, con il quale il ragazzo aveva intrapreso un percorso, nel periodo 2010-2011, culminato con la "confessione" delle violenze subite ai genitori. Chiamati a testimoniare il vescovo di Frosinone Ambrogio Spreafico e don Giuseppe Principali, componente del tribunale ecclesiastico che ha giudicato don Gianni. Entrambi hanno opposto il segreto ministeriale. Da qui la scelta del tribunale di non sentirli.

Secondo quanto dichiarato in aula dalla madre, il figlio avrebbe subito le prime molestie ai tempi del catechismo. Secondo la denuncia la vittima era stata costretta a subire le violenze da quando aveva otto anni fino a 23. «È Dio che ci ha uniti», erano state le parole attribuite dal ragazzo al religioso. La prima violenza completa - secondo la madre - si sarebbe consumata a 11 anni, in occasione di una vacanza in Abruzzo. Violenze che la consulenza del pm avrebbe confermato.

La difesa del religioso, all'inizio del processo, aveva chiesto l'esclusione della parte civile sulla base di un accordo transattivo, intervenuto dopo la condanna del tribunale ecclesiastico. Ma la parte civile, che ha sempre sostenuto danni permanenti, è rimasta in giudizio. Tra gli elementi introdotti nel processo dalla difesa il consulente di parte, che ha escluso il verificarsi delle violenze. Secondo questi il disturbo della personalità della parte offesa non sarebbe stato correttamente diagnosticato per il mancato rispetto dei protocolli. Il consulente aveva ritenuto che il disturbo fosse incompatibile con lo stato di soggezione psicologica che il ragazzino avrebbe manifestato. Sentiti diversi fedeli che frequentavano la parrocchia