Sport
21.04.2026 - 13:40
La palestra Coni di piazza Quaranta martiri di Vallerotonda
«Avevo già sollevato dubbi, perplessità e criticità. Non per spirito polemico, ma per semplice buon senso amministrativo. Oggi, leggendo la sequenza degli articoli e degli annunci trionfalistici alternati a stop improvvisi, si ha la sensazione che quei dubbi non fossero affatto infondati. Anzi, verrebbe da dire che i nodi sono finalmente venuti al pettine. E il pettine, purtroppo, è quello dei cittadini». Con queste parole affilate il consigliere comunale e provinciale Pasquale Cirillo, capogruppo nella massima assise civica della lista “Frosinone Capoluogo” e segretario cittadino di Forza Italia, torna a squarciare il velo su una vicenda che da mesi oscilla tra proclami di rinascita e frenate improvvise. La palestra Coni (impianto di proprietà di “Sport e Salute”), simbolo di un quartiere che attende da troppo tempo il suo ritorno alla vita sportiva e sociale, è diventato il palcoscenico di un copione fin troppo noto: annunci roboanti, conferenze stampa con sorrisi di rito, poi il silenzio e il conto che lievita.
Cirillo non usa giri di parole. Ricorda con lucidità chirurgica il momento della delibera in Consiglio: «Quando venne portata in Consiglio la delibera sul palazzetto Coni, decisi di non votarla. Non per ostilità verso la riqualificazione, che ho sempre sostenuto e che continuo a sostenere, ma perché il quadro economico dei lavori previsti e procedurale non mi convinceva. Lo dissi chiaramente: “la pratica è incompleta” e “i costi non mi convincono”, evidenziando che le stime ferme al 2021 non erano realistiche e che i prezzi dei materiali erano aumentati sensibilmente». Un monito ignorato, liquidato come eccesso di prudenza o, peggio, come polemica di parte. Cirillo, invece, aveva scelto la strada più scomoda: «Non solo: chiesi di tutelare il Comune da eventuali maggiori oneri e sollevai il rischio che le cifre iniziali non fossero sufficienti. Anche per questo lasciai l’aula prima del voto, proprio perché non ero disposto a votare “per ordine di scuderia” una delibera con troppe incognite». Mentre dall’amministrazione in carica si alzava il sopracciglio, la narrazione ufficiale procedeva a vele spiegate. Si parlava di protocollo d’intesa, di mezzo milione di euro stanziati, di un percorso “ormai avviato” per restituire il palazzetto alla città. Rassicurazioni a raffica, toni trionfalistici e ottimismo a piene mani. Poi, la realtà ha bussato con il conto salato: i costi sono schizzati fino ad arrivare a 2,2 milioni di euro. Il progetto si è incagliato tra difficoltà economiche e procedurali. Il palazzetto è rimasto “fermo al palo”.
«Ecco perché oggi non posso che constatare, con un pizzico di amaro sarcasmo, che ciò che allora veniva liquidato come eccesso di prudenza o polemica politica era semplicemente un’analisi realistica» sottolinea Cirillo. E l’amarezza si fa ironia tagliente: «Quando si costruiscono castelli mediatici su basi amministrative fragili, il rischio è che la realtà prima o poi presenti il conto. E il conto, guarda caso, arriva sempre dopo gli annunci sulla stampa». Il capogruppo non risparmia la stilettata finale: «Si è preferito raccontare ai cittadini che tutto era risolto, che bastava una firma, che il palazzetto era “a un passo” dalla riapertura. Poi si scopre che i costi sono diventati alti e che le risorse non bastano, che i tempi si allungano e che la situazione è più complessa del previsto. Una sceneggiatura già vista: prima l’annuncio, poi la frenata, infine la ricerca di spiegazioni».
Oggi chi governa parla di “imprevisti”. Cirillo replica con la schiettezza di chi aveva letto gli atti con attenzione: «Io parlerei, più semplicemente, di previsioni ignorate». E lancia la domanda che resta sospesa nell’aria come un’accusa: «Quante altre volte dovremo assistere a opere annunciate come imminenti e poi rallentate da problemi che erano già evidenti fin dall’inizio?».
«Perché governare» ricorda il capogruppo con lucidità da amministratore navigato «non significa fare annunci, ma costruire percorsi solidi. Il resto è solo propaganda a tempo determinato. E il tempo, come si vede, è sempre il miglior oppositore. La palestra Coni non è solo un impianto sportivo. È il termometro di un modo di fare politica: tra spot e sostanza, tra tagli di nastro virtuali e calcestruzzo vero. E mentre i nodi vengono al pettine, i cittadini, quelli veri, con le scarpe da ginnastica e le chiavi della palestra in tasca, aspettano ancora di poter entrare. Senza fanfare. Solo con la certezza che, questa volta, i conti tornino davvero».
Edizione digitale
I più recenti
Ultime dalla sezione