Frosinone
21.04.2026 - 13:16
Respinto l’ennesimo ricorso del Comune di Frosinone. La scuola media Luigi Pietrobono verso la vendita all’asta. L’ordinanza di vendita sarà emessa all’udienza del 7 ottobre. Così ha deciso il giudice dell’esecuzione del tribunale di Frosinone Simona Di Nicola, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di sospensione dell’efficacia esecutiva dell’ordinanza, adottata lo scorso 12 gennaio. Si tratta dell’ordinanza di non opponibilità dell’acquisizione sanante alla procedura in atto per il fallimento Mancini e dell’ordine di liberazione dell’immobile adibito a sede scolastica. È questo l’esito dell’ultima udienza, quella celebrata il 1° aprile in tribunale. La questione è relativa al mancato completamento della procedura di esproprio del terreno sul quale, negli anni Settanta, è stata edificata la scuola media. Terreno ora al centro delle procedure del fallimento Mancini. Con la conseguenza che il Comune di Frosinone rischia di doversi ricomprare una scuola, per la quale sta anche pagando l’affitto (a titolo di indennità di occupazione), che ha costruito e poi utilizzato per un cinquantennio.
Ieri, il giudice Di Nicola ha sciolto la riserva. Evidenziando che non sussistono «argomenti o circostanze nuove o ulteriori rispetto a quelle precedentemente esaminate atte a giustificare la sospensione esecutiva dei provvedimenti impugnati». Da qui la condanna del Comune di Frosinone anche a rifondere le spese per un valore di 6.590 euro per ciascuna delle parti costituite per un totale complessivo di 86.000 euro. Per il proseguo della procedura e per l’emissione dell’ordinanza di vendita dell’immobile è stata fissata l’udienza del 7 ottobre. Il giudice dell’esecuzione, con riferimento alla richiesta avanzata dal Comune di sospendere l’ordine di liberazione dell’immobile, richiamando la sua pronuncia del 2 febbraio sottolinea «il venir meno dell’attualità dell’interesse del Comune» all’impugnazione, in quanto «la sua attuazione è stata di fatto sospesa in esito all’accoglimento dell’offerta di indennità di occupazione formulata dal Comune, che rende di fatto insussistenti i gravi motivi per l’adozione di un provvedimento di sospensione della sua efficacia esecutiva».
Per quanto riguarda il nocciolo della questione, ovvero la non retroattività del provvedimento di acquisizione sanante, adottato nel frattempo dal Comune (che ha sborsato già 110.351 euro), il giudice motiva il perché «la espressa previsione della irretroattività dell’acquisto è inconciliabile in sè con la previsione dell’effetto purgativo del decreto di esproprio». La trascrizione effettuata da parte del fallimento Mancini del sequestro conservativo porta la data del 28 febbraio 2017, mentre l’acquisizione sanante è di otto anni successiva, del 13 febbraio 2025. Restano i dubbi sulle tempistiche con il Comune che, in teoria, avrebbe ben potuto trascrivere prima del 2017. Nel frattempo, l’amministrazione Mastrangeli si è vista costretta, pur di restare in possesso dell’immobile e consentire la prosecuzione dell’anno scolastico, a pagare 2.000 euro di affitto mensile, per il quale, con decorrenza da febbraio, ha già versato due rate, e a impegnarsi a garantire manutenzione ordinaria e straordinaria. Del resto, alternative alla scuola di via Puccini non ne esistono e il Comune lo ha scritto anche in uno dei tanti ricorsi.
Il giudice dell’esecuzione ha poi dato il termine del 10 maggio alle parti per l’introduzione della fase di merito del giudizio di opposizione. Le parti eventualmente interessate a coltivare anche il giudizio di merito dovranno, pertanto, costituirsi anche in tale giudizio. Uno dei tanti che riguardano l’affaire Pietrobono, finito già all’attenzione del Tar di Latina che, sotto un altro profilo, ha considerato comunque legittima l’acquisizione sanante e che sarà interessato anche da un separato giudizio di usucapione. Da quando è stata realizzata, il Comune ha sempre gestito la scuola che rappresenta anche un simbolo d’identità del quartiere. Motivo per cui la questione viene seguita con grande interesse oltre dalla popolazione scolastica, dagli amministratori e dai residenti del quartiere Scalo.
L’ente, dal canto suo, al netto dei ricorsi che sta portando avanti, si è comunque riservato la possibilità «di esercitare il diritto alla ripetizione degli importi versati in caso di accoglimento delle opposizioni pendenti davanti alle competenti sedi giudiziarie». Il rischio è che, spesa dopo spesa, se ne possa aprire uno davanti alla Corte dei conti per i profili di danno erariale.
Il consigliere Anselmo Pizzutelli commenta: «Purtroppo l’amministrazione dovrebbe ammettere che non ha preso in considerazione tutti gli aspetti, se continua ad anellare sconfitte. Che spero, per il bene della città, possano essere ribaltate. Da una lettura molto frettolosa delle spese di oggi stiamo parlando di oltre 60.000 euro più spese e oneri che si vanno ad aggiungere ai 18.000 euro cui siamo stati condannati il 1° di aprile oltre alle consulenze. Più di una volta ho consigliato al sindaco Mastrangeli e alla sua amministrazione di fare una trattativa con il fallimento. La testardaggine di non voler trovare l’accordo ci sta portando a spendere molto più di quello che avremmo voluto spendere. Soprattutto mettendo a rischio l’anno scolastico futuro. Spese che sono debiti fuori bilancio».
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