La stanza della domenica
19.04.2026 - 09:30
Velasco è l’attuale allenatore della Nazionale femminile di pallavolo e in passato ha guidato anche la maschile, quella della “Generazione di fenomeni”. Ma lui è noto come il “filosofo” e il “maestro”. Perché capisce la vita, coglie le sfumature ed è uno straordinario motivatore. Gli hanno chiesto se Lamine Yamal, talento calcistico del Barcellona, giocherebbe in Italia. Julio Velasco ha risposto di no. Motivando così il suo ragionamento: «Dei giovani vediamo solo i difetti: se sbaglia è perché è giovane. Se sbaglia un esperto, succede. Così è difficile». E ancora: «Io credo che in Italia i giovani non piacciono, in generale. Il giovane deve dimostrare tre volte il suo valore rispetto al giocatore esperto, quando dovrebbe essere il contrario». Un ragionamento che capovolge la logica della crescita. Perché chi è all’inizio dovrebbe poter contare su una maggiore fiducia. Mentre, al contrario, è dal più esperto, che ci si aspetta affidabilità. Un ragionamento che va oltre lo sport e abbraccia il sociale, il lavoro, la politica. L’errore fa parte del fisiologico percorso di sviluppo: ma per i giovani in Italia è una conferma dei loro limiti. Mentre per i più esperti, in fondo ci sta. Una riflessione, quella di Velasco, tanto lucida quanto scomoda. Lo tocchiamo con mano pure nella nostra provincia. Tanti giovani vanno via per studiare o lavorare. Ma c’è pure chi sta scegliendo di restare sul territorio, per mettersi alla prova. Pensiamo a quelli che hanno messo in piedi il nuovo hub di Humans.Tech. A Frosinone. Realtà della quale si sono occupati il Financial Times e Il Sole 24 Ore. I giovani hanno bisogno di fiducia. E a rifletterci bene lasciamo loro un’eredità pesantissima sotto tutti i punti di vista. La domanda è: siamo disposti a riconoscere il talento e a concedere gli spazi (e il tempo) necessari per crescere?
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Nella politica è la stessa cosa. Il recente congresso di Gioventù Nazionale, però, è più di un segnale.
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