Cassino
12.03.2026 - 11:00
Stellantis
Rischia di chiudersi senza un lieto fine la vertenza Trasnova, Teknoservice e Logitech. Nessun tempo supplementare concesso alle tre aziende di servizi - attraverso ulteriori proroghe - piuttosto un’assenza pesante, quella di Stellantis al tavolo del ministero delle Imprese e del Made in Italy, ieri mattina. Un segnale che ha reso ancora più nebuloso il futuro dei lavoratori coinvolti. A pesare non è solo la indisponibilità delle tre realtà a ritirare la procedura di licenziamento, effettiva a fine appalto, il 30 aprile, ma la stessa riluttanza agli ammortizzatori sociali, ritenuti troppo esosi. Uno scenario che, più che una fumata nera, restituisce un quadro carico di preoccupazioni per il territorio, mitigato solo dalla comparsa di un potenziale investitore disposto ad assorbire una ventina di unità. Così la cronaca della giornata scrive una pagina cupa per il basso Lazio con tante voci che si levano alte e che saranno amplificate ai megafoni del 20 marzo, giornata in cui è stato proclamato anche lo sciopero.
La giornata
Tutto ha inizio poco dopo le 11 al ministero: la fotografia che viene scattata vede sul tavolo i licenziamenti e nessun interlocutore per poter parlare di proroghe ulteriori. Non resta che salvare il salvabile e sperare nella ricollocazione dei lavoratori. Trasnova, Logitech e Teknoservice si dicono indisponibili a utilizzare ammortizzatori sociali e quindi a ritirare i licenziamenti, nonostante le richieste sindacali e istituzionali. Dunque, in bilico 288 lavoratori da tutta Italia, diverse decine quelli cassinati.
«Riteniamo importante il palesarsi di soluzioni utili alla ricollocazione dei lavoratori - scrivono Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm, Aqcfr - ora bisognerà fare i necessari approfondimenti, anche in sede regionale, in merito alla proposta per poter fare una valutazione completa. Esprimiamo fortissimo biasimo verso Trasnova, Logitech e Teknoservice che stanno dimostrando assoluta noncuranza verso i lavoratori, rifiutando di utilizzare ammortizzatori sociali e evitando di attivarsi per qualsivoglia opportunità di ricollocazione; addirittura Teknoservice risulta aver ricevuto in subappalto nuove attività proprio nella provincia di Frosinone e ciò nonostante non aver offerto alcuna ricollocazione. Ribadiamo la nostra richiesta di ritirare i licenziamenti e di arrivare la cassa integrazione, nonché di verificare subito la solidità della disponibilità di Napoli Uno, dando ai lavoratori la possibilità di candidarsi alle postazioni disponibili». Presente all’incontro anche il segretario generale della Uilm Frosinone, Gennaro D’Avino che tuona: «Non possiamo accettare che, di fronte a licenziamenti collettivi che mettono a rischio decine di famiglie, l’azienda scelga la strada più semplice rifiutando sia la revoca dei licenziamenti sia l’utilizzo degli ammortizzatori sociali».
Per l’esponente sindacale serve responsabilità dal momento che le imprese hanno anche «un dovere» verso il territorio e verso i lavoratori che hanno contribuito alla loro crescita. Per questo viene richiesto con forza che l’azienda torni immediatamente al tavolo e rivaluti tutte le soluzioni possibili per salvaguardare l’occupazione.
«Accogliamo con interesse la disponibilità dell’impresa Napoli Uno ad assumere parte dei lavoratori e la volontà di espandere la propria attività a Pomigliano. È un segnale che dimostra come alternative industriali possano esistere.
Ma non basta una soluzione parziale. È necessario un intervento deciso delle istituzioni per garantire un percorso concreto di reindustrializzazione, la tutela dei lavoratori coinvolti e la salvaguardia del tessuto produttivo del territorio.
Il lavoro non può essere trattato come una variabile sacrificabile: difendere l’occupazione significa difendere il futuro della nostra comunità. Questo significa che la manifestazione del 20 marzo assume un significato maggiore».
Lo sciopero
E, a proposito del 20 marzo, scocca l’ora dello sciopero per i lavoratori Stellantis. Lo hanno proclamato le sigle sindacali nella giornata della grande mobilitazione per il lavoro. «La crisi del settore automotive in Italia - spiegano - è ormai evidentemente. L’assenza di politiche industriali chiare e le scelte di Stellantis stanno mettendo in ginocchio lavoratori, imprese e territori. La mobilitazione di Cassino, storica eccellenza produttiva, oggi è in pieno stallo: 19.364 auto prodotte nel 2025, il dato più basso dalla nascita dello stabilimento. Il 2026 si apre con modelli rinviati, produzioni ferme e indotto allo stremo». Per queste ragioni Fiom, Fim, Uilm, Fismic e Uglm proclamano otto ore di sciopero su tutti i turni di lavoro del settore automotive per la giornata del 20 e chiamano lavoratori, istituzioni e cittadinanza a partecipare alla manifestazione per difendere il lavoro a Cassino, per chiedere un vero piano industriale, per difendere dignità e futuro del territorio. «Il 20 marzo nessuno resti a casa, tutti i piazza per difendere il futuro» tuonano le sigle. Ad aderire sono già stati i sindaci riuniti in consulta, i rappresentanti della politica, le associazioni dei commercianti e datoriali: tutti uniti per marciare a favore del lavoro e contro l’involuzione industriale che si sta “insediando” nel territorio del basso Lazio.
Quadro nebuloso
La vertenza, dunque, resta aperta e carica di incognite , mentre sul territorio cresce la preoccupazione per le ricadute sociali ed economiche che i licenziamenti rischiano di produrre. In questo quadro complesso, la disponibilità manifestata dall’azienda di logistica Napoli Uno rappresenta un primo spiraglio, seppur parziale, che dovrà ora essere verificato nei suoi contorni concreti e nella reale capacità di assorbimento occupazionale. Molto dipenderà anche dal ruolo delle istituzioni e dalla capacità di costruire, attorno a questa crisi, un percorso credibile di ricollocazione e di rilancio produttivo. Nel frattempo l’attenzione si sposta già sulla mobilitazione del 20 marzo, quando lavoratori, sindacati, amministratori locali e rappresentanti del tessuto economico scenderanno in piazza per chiedere risposte chiare e un futuro industriale per il territorio. Una giornata che si preannuncia carica di significato simbolico e politico: non solo una protesta contro i licenziamenti, ma un appello collettivo affinché il lavoro torni al centro delle scelte industriali e delle politiche di sviluppo.
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