Cerca

A tu per tu

Il coraggio di Vanessa e la forza di rinascere

La quarantatreenne nel 2013 è stata ridotta in fin di vita dal compagno

Il coraggio di Vanessa e la forza di rinascere

Una donna che ha trasformato il dolore in forza, il buio in luce. Dopo essere stata ridotta in fin di vita dal compagno, padre di suo figlio, ha trovato la forza di rialzarsi e di diventare un esempio per tante donne. La sua storia è un messaggio di speranza e di coraggio, un invito a non arrendersi mai e a lottare per la propria libertà.

Vanessa Villani, quarantatreenne di Ferentino, con la sua determinazione e la sua resilienza, ha dimostrato che anche nelle situazioni più difficili, c’è sempre una via d’uscita. E che l’amore e la solidarietà possono fare la differenza.
Oggi Vanessa è diventata agente di polizia provinciale, un simbolo di rinascita e di riscatto, e un esempio di come la forza e la determinazione possano portare a superare anche le prove più difficili. La sua voce è un grido di libertà, un appello a tutte le donne che stanno vivendo una situazione simile, a non avere paura di chiedere aiuto e a non arrendersi mai.
Tanti i messaggi che la giovane mamma continua a portare anche nelle scuole, proprio per arrivare alle future generazioni. Lo fa sempre con il supporto di enti e associazioni con cui ha da subito stretto una collaborazione importante perché fare rete è importante. Fa parte del Telefono Rosa Frosinone ed è vice presidente della Consulta delle pari opportunità del Comune di Ferentino.
Dopo la violenza ha ripreso subito in mano la sua vita, portando avanti anche quanto aveva lasciato indietro, tra cui lo studio e il lavoro.
Dal 2024 è una donna in divisa, agente di polizia provinciale di Frosinone. Un riscatto per lei dopo il buio della violenza di tredici anni fa. Aggredita nel sonno dal compagno, il 17 marzo 2013, il giorno in cui aveva deciso di andar via di casa, stanca della gelosia dell’uomo. Venne trovata al mattino dalla madre. Accanto il figlio di appena tre anni.

La violenza di genere purtroppo continua a riempire le cronache dei giornali. Cosa ti senti di dire alle vittime di violenza, a chi non ha il coraggio di dire basta?

«La paura è umana, ma chiedere aiuto non è un segno di debolezza, anzi, è il primo passo importante verso la libertà. Alle vittime di violenza dico: non siete sole, parlate, denunciate. Solo così è possibile apprezzare il vero senso della vita. È possibile riprendere in mano la propria vita. Ognuna di voi merita di splendere di nuovo. Ci sono persone esperte pronte ad accogliervi. Sono importanti anche i percorsi riabilitativi. Ci sono centri di ascolto, le associazioni, il Telefono Rosa e le forze dell’ordine. Non bisogna restare in silenzio».

Il prossimo 17 marzo sono tredici anni dall’aggressione subita dal tuo compagno. Com’è la Vanessa di oggi?

«La Vanessa di oggi è una donna rinata, realizzata, consapevole e profondamente grata. Quei segni che porto sul corpo non sono più soltanto ferite, ma una prova di coraggio che mi ha permesso di riprendere in mano la mia vita. Oggi sono una persona che guarda al futuro con serenità, orgogliosa di aver trasformato il dolore in una missione di vita».

Sei stata un mese in coma dopo l’aggressione, ma sei riuscita a riprendere subito in mano la tua vita. Da dove viene la tua forza?

«La mia forza viene dall’amore immenso della mia famiglia e soprattutto da mio figlio. Mi hanno tenuto in vita con la loro vicinanza e con un istinto profondo di amore per la vita. Sono il mio porto sicuro e le radici per ogni mio traguardo. Quando sfiori il buio totale capisci che ogni respiro è un dono prezioso che non va sprecato e quella consapevolezza diventa il motore di ogni gesto. Ho deciso di raccontare quanto mi era accaduto, dell’amore malato, affinché nessun altro possa ritrovarsi nella mia stessa situazione. Non smetterò mai di consigliare di denunciare la violenza, di essere celeri, perché la vita non va lasciata in stand-by. Bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto, affermare le nostre ragioni. Solo denunciando la violenza si può rifiorire».

Quali sono i primi segnali di violenza che una donna dovrebbe capire?

«La possessione, il controllo eccessivo, specialmente dello smartphone, ma anche l’essere seguite negli spostamenti. Questo non è amore, ma possessione. È come avere una catena. Alle donne vittime di violenza dico che quando c’è violenza i segnali sono evidenti sin da subito e non bisogna assolutamente sottovalutarli, anzi, essere attente e
consapevoli di fare all’istante passi indietro, senza dare seconde possibilità perché chi ci ama veramente ci rispetta, anche quando si hanno opinioni o scelte diverse. Chi ci fa violenza offende i nostri diritti».

Insieme al Telefono Rosa Frosinone e ad altre realtà del territorio ti fai portavoce di messaggi importanti per far capire alle donne che non sono sole...

«Esattamente, perché la solitudine è la migliore alleata dei carnefici. Collaborare, quindi, con il Telefono Rosa e altri entri, mi permette di far capire ancora di più alle vittime di violenza che non sono sole; esiste una rete pronta a tendere la mano. Il mio impegno è far sì che nessuna donna si senta abbandonata, perché insieme siamo una forza inarrestabile. Non siamo sole, non dobbiamo sentirci sole. Bisogna chiedere aiuto assolutamente».

Fondamentali anche il lavoro e il supporto delle forze dell’ordine, dei medici e di tutta la rete che tutela le vittime di violenza...

«Assolutamente sì. È stato fondamentale, nel mio percorso, il supporto delle forze dell’ordine, delle associazioni e dei medici. Senza il loro intervento e la loro vicinanza la mia rinascita non sarebbe stata la stessa. Ho avuto fiducia nelle istituzioni e vorrei trasmettere questo messaggio anche alle future generazioni».

In questi anni sei stata e continui ad essere ospite in molte scuole per portare la tua testimonianza. Qual è il messaggio più importante che vuoi far arrivare ai giovani?

«Ai giovani e, quindi, anche a mio figlio, ai miei nipoti, vorrei far capire che l’amore è libertà, è rispetto, supporto, e mai controllo, possesso, ossessione. Il mio messaggio è quello di una cultura del consenso e dell’empatia: spero che la mia storia aiuti i ragazzi a diventare uomini che proteggono le donne e le ragazze a diventare donne che non accettano mai compromessi, pronte a sapersi difendere. Solo la cultura salverà la nostra vita annientando la “miseria mentale” e riportando in noi valori preziosi inestimabili. Tutto questo con delicatezza d’animo. Importanti sono il rispetto, la fiducia e l’amore, anche in contesti in cui sembra che nulla sia possibile».

Da settembre 2024 sei agente di polizia provinciale. Che cosa vuol dire per te indossare questa divisa?

«Indossare questa divisa è per me un onore immenso; il coronamento di un percorso di rinascita, un riscatto. Significa mettersi al servizio della comunità con professionalità: dalla tutela dell’ambiente per contrastare l’abbandono dei rifiuti e proteggere la bellezza della nostra terra, alla vigilanza, al rispetto delle norme del codice della strada».

Cosa ti ha spinto a intraprendere il percorso per diventare agente di polizia provinciale di Frosinone?

«Volevo che la mia esperienza di vita non restasse soltanto un racconto, ma si trasformasse in un’azione quotidiana a tutela del prossimo e del territorio. Diventare agente è stata la mia risposta più forte e concreta alla violenza subita».

I tuoi familiari e i tuoi amici ti sono sempre stati accanto. Che cosa ti senti di dire loro?

«A loro dico semplicemente “grazie, grazie immensamente di avermi salvato la vita”. Perché alla fine me l’hanno davvero salvata. Senza di loro non sarei la Vanessa che sono oggi. Sono il mio porto sicuro. Senza il loro sostegno, senza le loro mani strette alle mie durante il coma e il percorso di riabilitazione, oggi probabilmente non sarei qui».

Qual è il complimento più bello che hai ricevuto in questi anni?

«Il complimento più bello è quando una donna mi dice “grazie a te sono riuscita a reagire e a riprendere in mano la mia vita. Grazie a te oggi ho trovato il coraggio di denunciare”. Sapere che il mio dolore possa servire a evitare quello di qualcun altro è il riconoscimento più prezioso che io possa ricevere».

L’8 marzo è la giornata internazionale della donna. Che valore ha oggi questa ricorrenza?

«Non vorrei che fosse solo una celebrazione quella dell’8 marzo. Per me questa ricorrenza ha il valore della consapevolezza. Non è soltanto una celebrazione, ma un promemoria necessario: dobbiamo continuare a lottare ogni giorno per la nostra autodeterminazione e per un mondo dove nessuna donna debba aver paura di chi dice di amarla e ricordare ogni giorno che la vita è un bene prezioso».

Un augurio che ti senti di rivolgere a te e a tutte le donne?

«Auguro a me stessa di non perdere mai questo sorriso e la voglia di lottare. A tutte le donne auguro la libertà di essere pienamente se stesse, di camminare a testa alta e di abitare un mondo dove il rispetto sia un valore importante per tutti. Splendete sempre con la vostra forza».

Edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione