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Operai in affanno anche con le bollette

I sindaci del Cassinate lanciano l’allarme sull’emergenza sociale. In campo per qualsiasi iniziativa a difesa del settore

Crisi Stellantis

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Non sono poche le famiglie degli operai dell’automotive che bussano in Comune perché non riescono a pagare le bollette, c’è chi fatica a sostenere il mutuo e chi teme ogni giorno di perdere il lavoro. È da questa emergenza sociale, ormai sotto gli occhi di tutti, che si alza l’allarme sul futuro dello stabilimento Stellantis di Cassino e dell’intero indotto del Frusinate. La crisi produttiva, con volumi in calo e pochi giorni di lavoro, sta trasformandosi in un dramma che investe migliaia di famiglie e mette in ginocchio un territorio già fragile. I sindaci parlano di una situazione non più sostenibile, tra richieste di aiuto e servizi sociali sotto pressione, mentre dal Governo si attende un piano industriale serio e interventi concreti per salvaguardare occupazione e prospettive di sviluppo. Critico il sindaco di Esperia Giuseppe Villani. Per lui «non c’è la volontà da parte del Governo di fare un piano industriale e serio e dare attenzione al sito di Cassino, la zona del frusinate è in secondo piano». E veniamo all’allarme sociale. «La preoccupazione è per Stellantis ma anche per tutto l’indotto con migliaia di dipendenti che rischiano ogni giorno di andare a casa. Noi, come sindaci, siamo pronti anche a manifestare e a fare le nostre istanze a Roma perché questo è un dramma a tutti gli effetti, ci sono persone in difficoltà con il mutuo, altre che vengono in Comune perché non riescono a pagare le bollette. Insomma si sta palesando un dramma sociale».

Anselmo Rotondo, sindaco di Pontecorvo è sulla stessa lunghezza d’onda. Dapprima si schiera a pieno titolo a favore del doppio intervento “deliberato” dalla consulta dei sindaci del Cassinate nella giornata di lunedì, quello di incontrare le parti sociali prima dell’attivo unitario del 3 marzo e quello di convocare i vertici di Stellantis Italia; poi schematizza la condizione di front office con gli operai in affanno. «Qualsiasi iniziativa atta a rappresentare le istanze importanti del territorio noi la sosterremo in toto. Problemi sociali ci sono e non sono certo di poco conto, le famiglie cominciano a gravare sul Comune e ad avere difficoltà anche per le bollette, la crisi si sente in tutto l’indotto territoriale; bisogna intraprendere qualsiasi iniziativa che non rimanga sulla carta».

Da Sant’Elia Fiumerapido il sindaco Fabio Violi definisce la situazione in netto declino «anche perché Stellantis in Italia vende poco e si registra una crescente disaffezione, dovuta anche all’assenza dell’azienda sul territorio. Il quadro è chiaramente in peggioramento e, al momento, non si intravede alcuna soluzione concreta: non ci sono infatti ipotesi di rilancio dello stabilimento, né nuovi modelli in arrivo a breve. Parliamo di un sito produttivo che in passato faceva grandi numeri e che oggi è relegato ai soli modelli di lusso. Dobbiamo chiedere al ministro di prendere una posizione chiara. Sono preoccupanti anche le condizioni di Trasnova, Teknoservice e Logitech, realtà che contribuiscono a sostenere il nostro tessuto economico, fatto di piccole imprese e aziende dell’indotto. L’indotto ha insegnato a un’intera generazione a cambiare mentalità e a innovare; oggi, invece, assistiamo a una regressione che rischia di impoverire un’intera area del nostro territorio».

Monica Del Greco primo cittadino di Sant’Apollinare è netta: «Come sindaco esprimo preoccupazione per la situazione del settore dell’automotive e anche per le difficoltà del gruppo Stellantis, con la forte riduzione dei volumi produttivi che hanno avuto un impatto occupazione sulla fabbrica e sull’indotto. Come istituzione l’impegno che possiamo dare è anche la richiesta di una riconversione produttiva per favorire investimenti su nostro territorio. Fondamentale il dibattito con le organizzazioni sindacali e con l’azienda, come si è detto nella Consulta, per trovare soluzioni condivise e per portare sul tavolo del ministero un progetto unico». Il territorio trema ma è pronto alla mobilitazione.

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