Cerca

Frosinone

Condannato in primo grado a 4 anni e 3 mesi, Alfredo Scaccia fa appello

Dopo la sentenza emessa dal tribunale di Verbania, sarà la Corte d’appello di Torino a occuparsi del caso

Condannato in primo grado a 4 anni e 3 mesi, Alfredo Scaccia fa appello

Alfredo Scaccia

L’avvocato Alfredo Scaccia fa appello dopo la condanna, in primo grado, a 4 anni e 3 mesi decretata dal tribunale di Verbania. Sarà ora la Corte d’appello di Torino a occuparsi del caso.

All’ex presidente del Frosinone calcio era contestato il reato di falso per aver indotto il cancelliere del tribunale di Verbania nell’attestare a verbale la presenza, come difensore, non sua ma del figlio, avvocato Gabriele Scaccia. Allo stesso Alfredo era poi imputato il reato di esercizio abusivo della professione di avvocato per aver assistito, nel medesimo procedimento, un imputato «nella sua qualità di “abogado”», iscritto tra gli “avvocati stabiliti” del foro di Cassino.

Accuse da sempre rigettate da Alfredo Scaccia. Quest’ultimo, infatti, sostiene di essersi qualificato, durante il contro-esame incriminato di un teste, come «Alfredo Scaccia» e non Gabriele. E anche di aver fatto correggere, a fine udienza, alla cancelliera il nome dell’avvocato (a verbale risultava quello del precedente revocato), evidenziando pure che lui era in sostituzione del figlio, malato e impossibilitato a presenziare in udienza. Tra l’altro, Scaccia sottolinea pure che, dopo un primo annullamento dell’udienza, proprio per la questione del legale che rappresentava l’imputato, il giudice aveva successivamente revocato l’annullamento, ratificando di fatto l’operato di Scaccia in udienza, tanto più che l’imputato che difendeva, anche sulla base di quanto emerso in quell’udienza, veniva poi condannato.

A sostegno delle tesi difensive, Scaccia allega anche un’ordinanza del gip del tribunale di Frosinone del giugno 2022 dalla quale si evinceva che lo stesso «dal 28 aprile 2020 ha maturato il diritto di fregiarsi del titolo di avvocato». In più, nonostante la «sospensione volontaria dall’albo di Cassino», Scaccia ricorda di poter comunque esercitare, come «codifensore con la sola iscrizione al foro di Madrid», sulla base di una norma del 1982. Contesta, inoltre, l’appellante di non aver mai portato avanti alcun disegno per inficiare il processo, ma anzi di esser intervenuto in aula, sobbarcandosi una lunga trasferta in auto, pur di evitare un rinvio dell’udienza. Contestato pure il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche in forza dell’ormai nota e datata sentenza di condanna, del 2000, per la vicenda del Frosinone calcio, «coperta da indulto». In definitiva, Scaccia nega con forza di aver indotto in errore la cancelliera che vorrebbe risentire. Il legale evidenzia pure la violazione del diritto di difesa anche sulla lista testi. Da qui la richiesta di annullamento della condanna di primo grado e, in sede di appello, di ascoltare come teste la cancelliera per chiarire il punto contestato, oltre che di un magistrato e di un ulteriore teste presenti in tribunale. Ora si attende la fissazione dell’udienza.

Edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione