Il caso
18.02.2026 - 09:30
La vittima Serena Mollicone
Le confidenze del brigadiere Santino Tuzi al suo superiore, in qualità di amico, potrebbero entrare questa mattina nel dibattimento dell’appello bis del processo aperto sull’omicidio di Serena Mollicone. Grande attesa, infatti, per quanto verrà dichiarato da Gabriele Tersigni. L’udienza di oggi potrebbe portare alla luce (e il condizionale è d’obbligo) dettagli fondamentali, mai emersi prima. Elementi che Tuzi potrebbe aver “affidato” a Tersigni prima del giorno in cui fu trovato senza vita, durante quel periodo complesso legato alle dichiarazioni fatte - e poi ritrattate - sull’ingresso di Serena in caserma. La richiesta di citare il luogotenente Tersigni nel processo Mollicone su queste circostanze aveva sostanziato il terzo motivo del ricorso della Procura generale (accolto dalla Corte di Cassazione, che ha annullato con rinvio la sentenza di assoluzione di secondo grado nei confronti della famiglia Mottola), che aveva sottolineato la necessità di inserire alcune intercettazioni, ma soprattutto la testimonianza del luogotenente proprio in ordine alle confidenze ricevute da Tuzi.
La Corte d’assise d’appello bis aveva poi reso noto che «atteso che dagli atti processuali siano emersi sia il coinvolgimento di Tersigni nei soli primi giorni delle indagini - nel mese di giugno 2001, sette anni prima - sia il contesto informale, non istituzionale in cui Tuzi aveva avvicinato il maresciallo per presentargli spontaneamente le sue preoccupazioni legate a quanto dichiarato in sede di sit» sia possibile ammettere la sua testimonianza. Proprio Tersigni, infatti, in qualità di superiore di Tuzi avrebbe potuto accogliere le confidenze del brigadiere, una delle figure cruciali nella vicenda giudiziaria dell’omicidio Mollicone: fu lui per primo a indicare nel 2008 la presenza di Serena in caserma. Poi la ritrattazione e la “ritrattazione della ritrattazione” in procura, prima di essere trovato senza vita in auto. Tersigni sarebbe da ascoltare, dunque, in questa fase non come teste di pg ma come amico di Tuzi.
Di recente il procuratore generale ha anche disposto il deposito nella segreteria della Procura generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Roma - con facoltà delle parti di estrarne copia e prenderne visione - del cd che contiene l’intervista di Tersigni alla trasmissione “Le Iene” andata in onda a novembre del 2024. Anche questo potrebbe essere oggi oggetto di analisi in aula.
Resta sempre Tuzi la figura cruciale dell’intero processo: anche altri testimoni proposti dalla Procura generale sono stati indicati per essere ascoltati sulla situazione vissuta in caserma. Per la Procura generale occorrerebbe focalizzare l’attenzione sull’attendibilità del brigadiere ma anche - elemento dirimente - sull’ingresso di Serena in caserma, dove avrebbe poi sbattuto la testa contro la porta che, per l’accusa, rappresenta l’arma del delitto.
Nella precedente udienza, in modo inatteso, Marco Mottola aveva rilasciato delle dichiarazioni spontanee. Imputato con il padre - l’ex maresciallo Franco - e la madre Anna Maria nell’appello bis (assolti sia in primo che in secondo grado) sono tornati in aula dopo la decisione della Cassazione, che aveva annullato la sentenza con rinvio. Nella terza udienza, che si è svolta prima di Natale, a sparigliare le carte era stato invece il padre Franco, che per primo aveva reso spontanee dichiarazioni dettagliando su orari, contestazioni e attività. Persino sul buco sulla porta che, per la Procura, resta sempre l’arma del delitto. Nella scorsa udienza Marco - presente in aula insieme al padre - è stato un fiume in piena. «Serena nella caserma nuova da me mai è venuta e mai l’ho vista. Non vedo perché dovesse venire da me, oltretutto era fidanzata da tempo con Fioretti: con Serena mai ho avuto relazioni sentimentali o sessuali o flirt. E non ho mai litigato con lei» ha puntualizzato.
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