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L'intervista

Sicurezza e prevenzione, Caruso traccia la rotta

Il punto con il questore a cinque mesi dall’insediamento. «Dobbiamo e vogliamo essere sempre vicini alla popolazione»

Sicurezza e prevenzione, Caruso traccia la rotta

Questore di Frosinone Stanislao Caruso - Foto Simone Desiato

Ci apre le porte del suo ufficio, in questura. Prima dell’incontro, nei corridoi, incontriamo alcuni operatori delle forze dell’ordine reduci da una riunione per predisporre uno dei tanti servizi di prevenzione e ordine pubblico messi in campo dal questore di Frosinone, il dott. Stanislao Caruso, in vista delle manifestazioni di carnevale. La prevenzione rappresenta una delle direttrici principali dell’azione di polizia, affiancata dal contrasto allo spaccio e al consumo di droga, all’immigrazione clandestina, alle truffe e alle infrazioni stradali. Completano il quadro le iniziative contro i patrimoni dei clan criminali, i controlli nelle scuole e un’attenta presenza sul piano sociale. A cinque mesi dal suo insediamento, abbiamo intervistato il questore Caruso per approfondire un lavoro che sta dando risultati concreti.

Dal 1° settembre 2025 ha assunto l’incarico in provincia di Frosinone. Come sono stati i primi mesi di servizio in Ciociaria?

«Sono stati mesi stimolanti, densi di impegni. Come comprensibile, è una realtà complessa. In provincia di Frosinone ci sono due tribunali, tre case circondariali, due poli industriali importanti, stabilimenti anche altamente sensibili, dinamiche occupazionali che monitoriamo quotidianamente perché possono avere ricadute sull’ordine alla sicurezza pubblica. Un territorio, però, tutto sommato sano; la popolazione è operosa, onesta, genuina e, mi piace sottolineare, vicina al nostro operato, vicina alle forze dell’ordine. La gente vuole legalità, sicurezza. E noi cerchiamo di fare il massimo sforzo per assicurare un risultato degno delle aspettative».

Quali sono state le maggiori criticità riscontrate finora?

«Come detto ci troviamo in un territorio tutto sommato tranquillo. Un minimo tasso di devianza è naturale, sarebbe utopistico pretendere una porzione di territorio senza problemi. Ricordo che, secondo i dati dell’analisi del Dipartimento e, quindi, delle classifiche pubblicate anche su “Il Sole 24 Ore”, siamo al 95° posto, una posizione di retrovia. In questo caso retrovia positiva, per quanto riguarda gli indici della criminalità e con proiezioni ancora più favorevoli. Abbiamo una particolare attenzione per i reati predatori, e mi riferisco a furti e truffe nei confronti degli anziani. Ma anche alla devianza giovanile e al fenomeno dell’immigrazione clandestina. Però quello che più vorrei affrontare è la percezione dei livelli di sicurezza da parte della popolazione. Vorrei far sì che la sicurezza percepita fosse adeguata alla sicurezza reale del territorio. E questo lo stiamo facendo e continueremo a farlo con il concorso di tanti componenti e veicolando anche ai cittadini il lavoro svolto».

Costante è l’attenzione della polizia alla sicurezza del territorio e alla prevenzione dei fenomeni di illegalità. A dicembre scorso ha emesso oltre cinquanta misure di prevenzione...

«Sì, le politiche criminali si basano oltre che sulla repressione anche sull’attività di prevenzione. Per il contrasto alla criminalità è fondamentale la prevenzione e, quindi, già da diverso tempo le politiche del Dipartimento sono improntate a seguire questa strada. Nella provincia di Frosinone abbiamo emesso circa cinquecento provvedimenti tra misure di prevenzione e provvedimenti monitori che sono specifica prerogativa del questore. Una sorta di cartellini gialli, per usare una metafora calcistica, per dire al soggetto interessato “attenzione, ti guardiamo, ti monitoriamo, cerca di seguire la retta via”».

Numerosi anche i daspo sportivi e urbani...

«Abbiamo numeri importanti, siamo quasi a una settantina per tutto il 2025, tra daspo sportivi e daspo Willy. Per i daspo urbani i numeri ancora più importanti. I Dacur, sono provvedimenti emessi a seguito di eventi che magari sono assurti agli onori delle cronache».

La provincia di Frosinone, purtroppo, non è risparmiata dal fenomeno delle truffe e dei raggiri, ma allo stesso tempo è risultata fondamentale la vostra campagna di prevenzione...

«Esatto, anche qui la prevenzione è determinante. Il dato culturale e la diffusione delle informazioni sono fondamentali. Noi organizziamo incontri sul territorio, nelle scuole, nei centri anziani, con i nostri funzionari, con i nostri psicologi, con i nostri operatori specializzati. Abbiamo sezioni specializzate della Squadra Mobile e della Divisione Anticrimine che si occupano di questa fenomenologia, di questa forma di devianza criminale. Mi piace anche ricordare che abbiamo buoni risultati dal punto di vista della repressione. La nostra sezione di Polizia Stradale, la Sottosezione anche di Cassino, sono entrambe in prima linea e, spesso, a seguito di segnalazioni pervenute dalle parti offese o dalla sala operativa della nostra questura, hanno provveduto a trarre in arresto in autostrada numerosi autori di questi reati».

Quali sono le tipologie di truffe più comuni?

«La fantasia dei malviventi non ha limiti: si parte dall’incidente del figlio, dalla cartella dell’Agenzia delle entrate, dal finto carabiniere, dal finto poliziotto, dal finto finanziere che rappresenta una situazione di pericolo e mette in condizioni di prostrazione psicologica persone che già presentano scemate capacità di difesa. Questo è un reato particolarmente odioso che stiamo analizzando insieme alle altre forze di polizia e stiamo cercando di contrastare con tutte le nostre forze. Riscontriamo anche una sorta di pendolarismo criminale, spesso gli autori di questi reati vengono da fuori provincia».

Parliamo di immigrazione clandestina. Quali misure sono state adottate per contrastare il fenomeno e com’è la situazione in provincia di Frosinone?

«Abbiamo effettuato diversi servizi finalizzati a rilevare la dimensione del fenomeno. Il nostro ufficio immigrazione è sugli scudi e rilascia migliaia di permessi di soggiorno all’anno. Il Dipartimento ci ha dato risorse adeguate per sopperire alla bisogna. Parallelamente a questa attività c’è anche un’attività di contrasto all’immigrazione clandestina che va doverosamente effettuata. È stata disposta l’esecuzione di un’ottantina di provvedimenti che si dividono tra accompagnamenti al Cpr (centro di permanenza per il rimpatrio) o accompagnamenti alla frontiera. Si tratta di persone che non hanno titolo per stare sul territorio nazionale e che spesso si sono evidenziate dal punto di vista criminale. Questa è un’attività che contribuisce ad abbassare i livelli di devianza».

Tra le diverse attività della Polizia di Stato, sicuramente quella del contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti anche con risultati importanti in termini di arresti, denunce e sequestri...

«Lo stupefacente è trasversale e interessa tutte le fasce della popolazione. Frosinone non è esente dal fenomeno e la domanda è in linea con il trend nazionale. I nostri servizi sono di natura investigativa, strutturati. Abbiamo il monitoraggio di macro-fenomeni. Poi ci sono i servizi di controllo del territorio che sovente ci fanno riscontrare l’uso o l’abuso di sostanze stupefacenti anche da parte di automobilisti».

Non possiamo tralasciare la piaga della violenza sulle donne. La Polizia è in prima linea per aiutare le vittime. In che modo?

«La nostra divisione anticrimine ha un’unità specializzata. Abbiamo anche uno psicologo della Polizia di Stato che provvede a effettuare audizioni protette. Abbiamo ambienti dedicati alle vittime fragili, alle donne vittime di violenza e a tutte le fasce deboli. Abbiamo messo in campo uno staff di professionisti formati dalla nostra Direzione centrale anticrimine in grado di sopperire alle esigenze. Dal punto di vista della repressione ci sono numeri abbastanza importanti. Sono state eseguite diverse decine di misure cautelari e abbiamo emesso altrettanti ammonimenti per stalking o violenza domestica. Pure in questo caso l’ammonimento del questore è una sorta di cartellino giallo che contribuisce a far cessare la condotta. Dobbiamo anche dire che il tasso di recidiva è molto basso. Il soggetto che viene colpito da ammonimento difficilmente, in letteratura criminale, continua a perpetrare la condotta illecita. Questo strumento ideato dal legislatore ha avuto nella pratica applicazione un esito felice. Ovviamente il problema è culturale, il dato è culturale. Noi dobbiamo fare rete, dobbiamo lavorare con le altre istituzioni, con il Comune, con gli enti del terzo settore, con le organizzazioni di volontariato. Abbiamo stipulato convenzioni con associazioni che si occupano di contrastare la violenza di genere soprattutto sulle donne. Da rete di persone siamo diventati rete di servizi. Ricordo che con la Asl abbiamo stipulato un protocollo che prevede il coinvolgimento dell’autore di violenze e, quindi, del soggetto deviante. Ovviamente è un protocollo che presuppone la volontarietà della sottoposizione da parte dell’autore di violenze che può essere eseguito da medici specialisti dell’Asl per capire e controllare queste pulsioni incontrollate e per abbattere il tasso di violenza individuale».

Troppo spesso le vittime di violenza hanno paura a denunciare. Che cosa si sente di dire loro?

«Anche questo rientra nel dato culturale. Molto spesso, secondo la mia personale esperienza, le vittime di violenza tendono a sottovalutare piccoli segnali. Tendono a sottovalutare comportamenti che, onestamente, non devono essere accettati. Invece bisogna segnalare immediatamente alle forze dell’ordine qualsiasi atteggiamento sospetto. Noi abbiamo tutta una serie di reati cosiddetti spia che possono essere sintomatici di un malessere più grande e, quindi, invito tutte le parti offese, in particolare le donne, a non sottostare ad atteggiamenti di prevaricazione, anche piccoli, che nel 2026 sono intollerabili».

Soprattutto negli ultimi tempi si percepisce meno sicurezza in alcune aree del territorio e in alcune zone specifiche del capoluogo, ma allo stesso tempo l’attività di contrasto è presente anche con importanti servizi e controlli interforze...

«Quando mi sono insediato nel mese di settembre ho rilevato alcune criticità nella zona della Stazione. Abbiamo effettuato servizi massivi allo Scalo. Ho appreso che è stata istituita pure una zona rossa, che al di là dei tecnicismi è una zona inibita a determinate figure di persone con precedenti penali. Quindi abbiamo effettuato numerosi servizi che hanno avuto esiti positivi. A cominciare dai sequestri di stupefacenti. In generale la questura di Frosinone è orientata a effettuare servizi di alto impatto nell’intera provincia. Ricordo che nel 2025 sono stati effettuati almeno 180 servizi, di cui un centinaio nel capoluogo e il resto negli altri centri della provincia. I numeri sono importanti, abbiamo la collaborazione anche di tutti i comuni, abbiamo la vicinanza della popolazione e, quindi, ciò ci stimola a far sempre meglio e sempre di più».

Di recente nell’ambito della sicurezza è stata stipulata una convenzione tra Questura, Comune di Frosinone e Arma dei Carabinieri. Un’ulteriore attività di monitoraggio delle aree più a rischio del capoluogo...

«La convenzione stipulata ci consentirà di visualizzare da remoto i filmati degli impianti di videosorveglianza comunali, che si aggiungono ai nostri, e che ci consentirà di monitorare il territorio in tempo reale. La deterrenza degli impianti di videosorveglianza è nota. La possibilità di vedere i filmati anche in tempo reale di telecamere allocate in punti strategici della città, ci consentirà di fare un ulteriore passo avanti sia in termini di prevenzione sia di repressione e naturalmente anche per le dinamiche di ordine pubblico che possono interessare la città di Frosinone».

Sempre più spesso si parla di bullismo e cyberbullismo. Come combattete questi fenomeni insidiosi?

«Anche qui abbiamo messo in campo uno staff di professionisti formati per incontri scolastici e per incontri con la popolazione in genere. Più che la repressione secondo me è importante allertare le coscienze, educare questi ragazzi a capire il disvalore delle proprie azioni, a capire che non tutto si può fare, a rispettare il prossimo, a rispettare il proprio compagno di scuola, di vita o di sport. La repressione è successiva, l’investigatore subentra quando il danno è già fatto, noi dobbiamo prevenirlo e cerchiamo di farlo. I dati nella provincia di Frosinone sono in linea con il contesto nazionale, quindi non siamo particolarmente allarmati. La popolazione giovanile è espressione della popolazione adulta e, come ho detto in premessa, la popolazione di Frosinone è fatta da gente operosa, gente genuina, gente che vuole rispetto delle regole e cresce figli in maniera adeguata a questi concetti».

“Esserci sempre” è il motto che più rappresenta la Polizia di Stato, e diverse sono anche le vostre attività in termini di vicinanza alla popolazione...

«“Esserci sempre” è uno slogan che può essere declinato in mille modi e soprattutto evoca la vicinanza alle persone. Questa vicinanza, però, deve essere declinata in un modo moderno, noi dobbiamo essere vicini alla popolazione in maniera professionale, con gli strumenti adatti, con gli strumenti adeguati, con gli istituti nuovi che il Dipartimento ci ha dato, anche perché oggi la vicinanza alla popolazione non è soltanto fisica ma anche digitale. L’informatica “spinta” di oggi ci conduce in un ambito per certi versi ancora non del tutto esplorato e, quindi, noi siamo vicini non soltanto fisicamente ma anche digitalmente. Torniamo al concetto della percezione. La percezione che il cittadino può avere della propria sicurezza è fondata anche da tante influenze dei social, dalla velocità delle notizie. Un fatto delittuoso accaduto a Milano può generare percezione di insicurezza anche nel cittadino di Frosinone. Noi dobbiamo monitorare anche questo tipo di fenomeno e far capire al cittadino che gli siamo vicini in tutti i modi».

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