L'operazione
05.02.2026 - 11:06
C’è anche la provincia di Frosinone tra i territori colpiti dalla lunga scia di assalti ai bancomat attribuiti a una presunta banda specializzata nella cosiddetta tecnica della marmotta, smantellata dai carabinieri del nucleo investigativo di Taranto. In poco più di un mese il gruppo avrebbe messo a segno 17 attacchi esplosivi in diverse regioni del centro-sud, agendo con una cadenza impressionante, in alcuni casi a distanza di sole 24 ore. Tra gli episodi finiti sotto la lente della Procura ionica figurano anche assalti avvenuti nel Frusinate, inseriti in un quadro investigativo che ha rivelato un’organizzazione estremamente strutturata e mobile, capace di colpire in territori molto distanti tra loro. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Francesca Colaci, con la supervisione della procuratrice Eugenia Pontassuglia e del procuratore aggiunto Enrico Bruschi, hanno portato all’esecuzione di cinque fermi. In carcere è finito Cataldo Bartoli, quarantaseienne barese ritenuto la mente del gruppo, già condannato in passato per associazione mafiosa e indicato come affiliato al clan Parisi.
In cella anche Rocco Fronza, 20 anni, di Palagiano, Valentino Intini, 21 anni, di Massafra, Simone Vinella, 20 anni, e infine Alessandro Longo, 28 anni, di Grumo Appula. Secondo l’accusa la banda effettuava sopralluoghi accurati prima di entrare in azione, utilizzando esplosivi ad alto potenziale in grado di provocare gravi danni strutturali agli sportelli automatici. Ogni colpo avrebbe fruttato decine di migliaia di euro, creando una disponibilità economica tale da favorire una possibile fuga degli indagati. Un rischio che ha spinto la Procura a procedere con i fermi d’urgenza. L’ultimo assalto contestato risale alla notte tra il 2 e il 3 febbraio nel Foggiano, ma l’inchiesta ha ormai assunto una dimensione interregionale che coinvolge, oltre alla Puglia, anche Lazio, Campania, Basilicata e Calabria.
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