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Il presidente di Feoli

«Zes, ecco perché serve»

Folgori: credito d’imposta e autorizzazioni rapide possono rilanciare le imprese. L’estensione a tutto il territorio nazionale può diventare un volano per la competitività

«Zes, ecco perché serve»

Enrico Folgori, presidente di Feoli (Federazione Operatori della Logistica Integrata), è particolarmente attento al dibattito in corso nel Lazio e non solo sulla estensione della Zes, la zona economia speciale invocata da imprese e associazioni.

Dottor Folgori, in che modo l’estensione della ZES a tutto il territorio nazionale può incidere concretamente sulla competitività delle imprese, in particolare di quelle operanti nella logistica e nella manifattura?

«La Zona economica speciale unica offre evidenti vantaggi alle imprese. Le Zes, infatti, rappresentano un tentativo concreto per facilitare gli investimenti in zone economicamente fragili e svantaggiate, attraverso un modello che si fonda su un iter semplificato e permette alle aziende di ottenere il via libera per avviare la realizzazione degli opifici o investimenti in macchinari in tempi brevi. Il credito d’imposta sugli investimenti può rappresentare una grande opportunità per le piccole e medie imprese del territorio, ma anche per attrarre investimenti. E’ evidente come un sistema simile possa sostenere la manifattura, richiamando aziende, ma anche sostenendo le realtà locali, e l’intero sistema della logistica e del trasporto, perché senza la logistica le merci semplicemente non si muovono».

Quali sono, dal punto di vista degli imprenditori, i principali vantaggi del modello ZES rispetto agli strumenti tradizionali di incentivo agli investimenti?

«Un sistema del genere esteso a tutta Italia può essere in grado di sostenere in modo efficace il nostro sistema produttivo e costituire un volano per l’intero sistema Paese, dando un contributo importante in termini di Pil e occupazione, anche grazie ai 4 miliardi per il triennio 2026-2028 stanziato in Manovra con la predisposizione di un credito d’imposta nella Zes unica con riferimento agli investimenti realizzati dal primo gennaio 2026 al 15 novembre 2028 e che per il solo 2026 sarà di 2,3 miliardi».

Quanto pesa oggi il tema della semplificazione amministrativa nelle scelte di investimento delle imprese e perché la conferenza dei servizi unica rappresenta un cambio di paradigma?

«La Zes prevede che a rilasciare tutte le autorizzazioni sia una conferenza dei servizi avviata, condotta e conclusa da un soggetto unico, che è il coordinatore della struttura. Ha idea di quanto tempo ciò faccia risparmiare rispetto all’iter tradizionale? Leggi, regolamenti, norme servono a far funzionare bene il sistema, a evitare fenomeni corruttivi, a rispettare e tutelare la salute pubblica e l’ambiente. Ma quando le leggi diventano troppe e i tempi per applicarli si dilatano all’infinito, allora si crea un effetto distorsivo. Ecco, l’eccessiva burocrazia è un effetto distorsivo dello Stato di diritto che frena lo sviluppo italiano da decenni.
Un Paese non può essere competitivo se per rilasciare una autorizzazione impiega anni; un imprenditore non troverà mai conveniente investire da noi se per sapere se può o non può realizzare uno stabilimento deve aspettare anni.
C’è poi il tema dei tempi della giustizia civile. La Conferenza dei servizi può rappresentare una risposta per tagliare drasticamente i tempi della burocrazia e attrarre imprenditori, aziende e investimenti».

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