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I dati

Infortuni, il Lazio entra in zona gialla

L’ultimo rapporto dell’Osservatorio Vega registra un aumento degli incidenti sul lavoro. Costruzioni, manifatturiero e logistica si confermano i settori con il maggior numero di vittime

Infortuni, il Lazio entra in zona gialla

Il Lazio passa dalla zona bianca alla zona gialla. Un dato che, da solo, restituisce la misura di un peggioramento che riguarda l’intero Paese. È uno dei segnali più evidenti che emerge dal rapporto sugli infortuni sul lavoro elaborato dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega e aggiornato a novembre 2025, che fotografa una situazione ancora critica in termini di sicurezza e prevenzione. Il cambio di fascia della nostra regione indica un aumento dell’incidenza di mortalità rispetto ai mesi precedenti e colloca il Lazio tra i territori che necessitano di maggiore attenzione sul fronte della tutela dei lavoratori.

La situazione in Italia
Guardando al quadro nazionale, nei primi undici mesi dell’anno da poco conclusosi, le vittime totali sul lavoro in Italia sono state 1.010, con un incremento di dieci rispetto al 2024. Oltre metà delle regioni si colloca nelle fasce di rischio più alte, tra zona rossa e arancione, a conferma di un fenomeno diffuso e strutturale. In zona rossa si trovano Basilicata (11 morti), Umbria (17), Puglia (55), Sicilia (60) e Campania (68). In zona arancione rientrano Marche (24), Calabria (20), Liguria (22), Piemonte (61), Veneto (72), Abruzzo (16) e Trentino-Alto Adige (16). Oltre al Lazio (57), sono in zona gialla Emilia-Romagna (62), Sardegna (18), Molise (3) e Toscana (46), mentre restano in zona bianca Lombardia (99), Valle d’Aosta (1) e Friuli-Venezia Giulia (7).

Dei 1.010 decessi complessivi, 735 sono avvenuti in occasione di lavoro e 275 in itinere, cioè durante gli spostamenti casa-lavoro. La Lombardia registra il numero più alto di vittime in occasione di lavoro, seguita da Veneto, Campania ed Emilia-Romagna. Il Lazio, con 57 decessi, passa come detto in zona gialla.

Settori e fasce di età

I settori più colpiti restano le costruzioni, con 133 morti, le attività manifatturiere con 108 e i trasporti e magazzinaggio con 98, comparti nei quali il rischio rimane particolarmente elevato.

L’analisi per fasce d’età evidenzia come gli over 65 siano i più esposti in termini di incidenza di mortalità, seguiti dai lavoratori tra i 55 e i 64 anni. Proprio quest’ultima fascia registra anche il numero più alto di vittime in valore assoluto. Preoccupante anche il dato relativo alle donne: aumentano i decessi in itinere, mentre calano quelli in occasione di lavoro. Ancora più marcata è la condizione dei lavoratori stranieri, che rappresentano quasi una vittima su quattro e presentano un rischio di morte più che doppio rispetto agli italiani.

Secondo Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, «i dati relativi ai primi undici mesi del 2025 confermano la gravità della situazione: da gennaio a novembre le vittime totali sul lavoro sono 1.010. Un quadro inquietante che racconta quasi un anno di insicurezza sul lavoro: 735 sono i decessi registrati
in occasione di lavoro, 133 dei quali nel settore dell’edilizia, 108 nelle
attività manifatturiere e 98 nel settore trasporti e magazzinaggio.
Sono questi i settori con il maggior numero di vittime e, proprio
per questo, quelli da monitorare attentamente per scoprire le lacune sul fronte della sicurezza sul lavoro».

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