L'intervista
15.01.2026 - 11:30
In prima linea per salvare animali e segnalare eventuali violazioni della Legge, le Guardie Zoofile Ambientali sono una figura ancora oggi poco conosciuta. A far chiarezza ci ha pensato Domenico Veronesi, Guardia Zoofila Ambientale Prefettizia nonché Coordinatore del distaccamento provinciale di Monte San Giovanni Campano e limitrofi – Accademia Kronos. Domenico è stato tra i più attivi nelle ricerche di Trachi, il cane scomparso a Castro dei Volsci la notte di capodanno, dal camper di una famiglia francese. Proprio dopo la vicenda di Trachi, che ha smosso l'intera Ciociaria e non soltanto, Veronesi ha voluto far chiarezza sull'ente al quale appartiene.
Dott. Veronesi, spesso si parla di Guardie Zoofile come semplici volontari. È corretto?
«No, ed è proprio questa la radice del problema. Le Guardie Zoofile Ambientali Prefettizie sono sì volontari, nel senso che non percepiscono alcuno stipendio, ma non sono semplici associazioni di volontariato. Sono ufficiali di Polizia Giudiziaria, nominati con decreto prefettizio ai sensi dell’art. 138 del TULPS e della Legge 189/2004. Operano in nome e per conto dello Stato e applicano le leggi vigenti in materia di tutela degli animali e dell’ambiente».
Qual è, concretamente, la differenza rispetto al volontariato animalista?
«Sono due mondi diversi, entrambi fondamentali, ma non sovrapponibili. Le associazioni di volontariato svolgono un ruolo preziosissimo: recupero degli animali, assistenza, gestione dei canili, adozioni, emergenze quotidiane. Le Guardie Zoofile, invece, non fanno assistenzialismo: il loro compito è accertare violazioni, redigere atti, elevare sanzioni, segnalare reati e collaborare con l’Autorità Giudiziaria e le forze dell’ordine. Confondere questi ruoli significa svuotare entrambi di efficacia».
Eppure spesso soccorrete animali...
«È vero, ma va chiarito un punto fondamentale: il soccorso materiale non è la nostra funzione primaria. Se prestiamo prime cure o aiuto immediato è per dovere morale eumano, e avviene in collaborazione con i volontari animalisti. Il nostro ruolo istituzionale resta quello del controllo e dell’applicazione della legge».
Le leggi a tutela degli animali esistono, ma vengono rispettate?
«Purtroppo no. Dal 2004, con l’introduzione del Titolo IX-bis del Codice Penale, gli animali sono riconosciuti come esseri senzienti. Eppure, ogni giorno assistiamo a violazioni sistematiche, spesso liquidate con un “non lo sapevo”. Ma la legge non ammette ignoranza».
Quali sono le infrazioni più frequenti?
«Tra le più frequenti ci sono ad esempio cani lasciati vagare liberamente, in violazione dell’art. 672 c.p. (malgoverno di animali), con aggravanti in caso di danni o incidenti. Cani privi di microchip, in violazione della Legge 281/91, art. 3: animali invisibili allo Stato, terreno fertile per randagismo e abbandono. L’obbligo scatta entro i primi due mesi di vita o entro 10 giorni dall’adozione. E ancora cani tenuti alla catena, pratica spesso configurabile come maltrattamento (art. 544- ter c.p.). Tra i più grandi c'è l'abbandono di animali: qui parliamo di un reato sanzionato dall'art. 727 c.p. E poi ancor più grave maltrattamenti e uccisioni, puniti dagli artt. 544-bis e 544-ter c.p. Spesso si configura anche l'omissione di soccorso in caso di investimento: chi investe un animale ha l’obbligo di fermarsi e attivare i soccorsi. Le sanzioni, anche penali, sono state inasprite dalla cosiddetta Legge Brambilla, con multe fino a 45.000 euro e, nei casi più gravi, reclusione».
Il caso della scomparsa del cane Trachi ha suscitato molto clamore. Cosa ha evidenziato?
«Ha messo in luce una realtà inquietante. Durante le ricerche sono arrivate centinaia di segnalazioni di altri cani vaganti e persino feriti, ignorati perché “non era quello giusto”. La domanda non dovrebbe essere “È lui?”, ma: "Perché quel cane era libero? Era identificato? Era tutelato dalla legge?". Ignorare un cane vagante significa accettare l’illegalità come normalità. Non è più una questione di sensibilità, ma di civiltà giuridica».
Chi ha maggiori responsabilità in questo quadro?
«In primis, le amministrazioni comunali. Molte non si avvalgono delle Guardie Zoofile Ambientali Prefettizie perché non ne conoscono il ruolo, le funzioni e l’autorità. Ci considerano “volontari come altri”, ignorando che siamo Ufficiali di Polizia Giudiziaria e che, tramite convenzioni comunali, potremmo coadiuvare efficacemente la Polizia Locale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: assenza di controlli, nessuna prevenzione, norme disattese».
In conclusione, a cosa servono davvero le Guardie Zoofile?
«Non a “raccogliere cani”, ma a far rispettare la Legge. Siamo volontari, sì, ma volontari dello Stato. Operiamo gratuitamente, mettendo a disposizione tempo, competenze e responsabilità. Non chiediamo compensi personali, ma solo il sostegno necessario all’associazione per garantire pattugliamenti, mezzi, campagne di microchippatura gratuita, sterilizzazioni e attività di prevenzione. Finché continueremo a essere confusi con semplici associazioni di volontariato, gli animali continueranno a pagare il prezzo più alto».
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