L'intervista
04.01.2026 - 14:00
La famiglia più… musicale della Ciociaria è quella di Salvo Mancini, in arte Dj Salvo. Il popolare speaker radiofonico ha in Alessia, “Lady Puglisi”, la moglie e nel portentoso Gianmarco, Giammy Dj, il figliolo. Non finisce qui però, perché l’altra figlia, Asia, è già una ballerina provetta. Salvo ci assicura che la casa in cui vivono non ha luci psichedeliche e che talvolta ci sono persino momenti in cui le note non si diffondono all’interno delle stanze. Sono pochi, però…
Quando inizi la tua carriera di dj?
«Nel 1992, ancora tredicenne, ho iniziato ad improvvisarmi dj nel contesto di feste private, per pura passione. Poi, considerato che la festa puntualmente riusciva, ho cominciato a prendere in considerazione l’ipotesi di farlo in modo un po’ più professionale».
E hai fatto la cosiddetta gavetta?
«Certamente. Una tappa obbligata è stata quella di montare i service per gruppi che già lavoravano professionalmente in ambito musicale, poi gli ultimi due o tre dischi li mettevo io, dopo che per tutta la serata ero stato attento a ogni movimento dei miei “maestri”. Rubavo il mestiere, come suol dirsi, ma alla base c’era sempre una grande, straordinaria passione».
Oggi fai lo speaker ed il dj per mestiere?
«Prima era un mestiere a tutti gli effetti, oggi è rimasta una passione che coltivo facendo radio ma ad essa affianco un altro lavoro».
Cos’è per te la musica?
«La musica è un linguaggio universale, il più potente e il più dinamico. La capacità aggregativa della musica è straordinaria. Quando partono le note di un brano, l’emozione è condivisa anche da coloro che non hanno ulteriori territori comuni: la musica accomuna e affratella, cancella distanze ideologiche, politiche e ogni altro tipo di schieramento. È un’esigenza dell’anima, ed è qualcosa di magico e di indispensabile».
Un tuo giudizio sull’attuale qualità della musica italiana, e mi riferisco a tutta la produzione musicale, non solo quella dei brani appetibili per un dj, rispetto a quella delle altre nazioni?
«Il genere musicale che ascoltano in prevalenza le nuove generazioni non lo condivido come cultura musicale. Io suono dalla afro-House alla musica italiana, con brani evergreen come “Maledetta Primavera” e “Figli delle Stelle”, ho un repertorio più classico e ritengo che certi generi tendano a veicolare messaggi fuorvianti, quanto violenti, scarni tanto di contenuti quanto di sonorità».
Cosa dici a chi ancora ritiene che le serate musicali e danzanti siano il prologo dello “sballo” e di altre poco edificanti esasperazioni?
«Dico che c’è modo e modo d’interpretare una serata tra amici all’insegna della buona musica. In questo mondo in cui si tende ad isolarsi, a vivere di realtà virtuali e di tendenze globalizzate, è bello che ci siano ancora forme aggregative come le serate danzanti. Poi, come ti ho detto in precedenza, gli artisti devono essere anche esempi e veicolare messaggi che parlino d’amore, di bellezza e di emozioni positive. Di conflitti ed esempi negativi ne abbiamo anche troppi, la musica deve educare e aiutare a stare insieme per momenti di svago e di condivisione».
Ti esibisci di regola con tua moglie. Mi illustri in sintesi i pro e i contro di lavorare con una collega che è anche la tua compagna di percorso sentimentale?
«Premetto che siamo entrambi un po’ perfezionisti e allora non è infrequente che lei mi critichi la selezione musicale. Ad ogni evento il litigio è quasi la regola, ma poi troviamo sempre magicamente l’intesa ed io penso che non potrei avere al mio fianco nessuno migliore di lei. Siamo affiatati sul palco e nella vita».
E veniamo… alla star della famiglia, il giovanissimo Giammy. Quanto siete orgogliosi di lui?
«Giammy ha 7 anni ed è perciò il più giovane “dj” d’Italia. Proprio il 31 dicembre è stato ospite di Flavio Montrucchio e Anna Falchi nella seguitissima trasmissione “I fatti vostri”. Si è esibito con grande naturalezza e ha trascinato i presenti, ma per lui è del tutto naturale. Ovvio che per noi sia straordinario, ma il giudizio è condiviso da tutti coloro che lo vedono in azione alla “consolle”. Ha un potere di coinvolgimento davvero elevato e mixa i brani come se fosse la cosa più facile del mondo».
Cosa gli avete detto all’uscita dagli studi Rai?
«Gli abbiamo detto: “ci volevi tu per portarci in Rai”. È stato emozionante e moralmente gratificante, ma questo non significa che gli metteremo pressioni. È anzi giusto che lui viva questa sua naturale inclinazione e queste sue indubbie capacità specifiche con la leggerezza di un bambino. Non dovrà diventare per forza il nuovo Gabry Ponte, che è il suo dj di riferimento. A noi interessa che si diverta con la musica e che consideri debitamente tutte le altre cose che nella vita sono importanti».
Quali sono i valori che intendete trasmettergli?
«Il messaggio che noi come genitori intendiamo trasferirgli è che anche in questo tipo di attività, che tende ad essere percepita in maniera leggera, ci vogliono serietà e rispetto. Sono valori essenziali ed irrinunciabili sul palco e nella vita. Lui deve essere consapevole che questa potrebbe restare una passione o anche diventare qualcosa di più. A prescindere però da questi sviluppi lui dovrà sempre essere leale e sincero con tutti. Il messaggio è semplice, ma non derogabile».
Ma come ha fatto a diventare così bravo in tenera età?
«Può sembrare strano, ma io all’inizio non l’ho certo incoraggiato. Gli ho detto subito che quello non era un giochino con cui divertirsi, ma lui con i tutorial ha studiato e quando lo abbiamo sentito siamo rimasti sbalorditi. Mia moglie pensava che fossi io a mixare, ma a volte la sua capacità di proporre brani con stacchi perfetti supera anche le mie capacità».
Torniamo al papà. Ti è capitato durante le tue serate di incrociare artisti famosi?
«Sì, più di qualche volta. Una sera c’era Luca Argentero e anche altri artisti più o meno famosi hanno ballato i brani selezionati da me e mia moglie, ma quando si è in azione non c’è distinzione tra fruitori di buona musica».
Cosa canti sotto la doccia?
«Mi piacerebbe tanto cantare, ma evito, perché non sono particolarmente intonato. I brani li ascolto e li propongo tramite la consolle ma lascio che a cantare siano quelli più bravi di me».
Tra il tuo lavoro con le auto e quello di speaker, ti resta un po’ di tempo per leggere?
«Non moltissimo. Comunque le mie letture sono in massima parte legate alla musica. Leggo riviste specializzate e mi aggiorno, credo sia tra i doveri di uno speaker» .
Hai degli hobby o degli sport che pratichi?
«Mio cognato è un pilota di moto e spesso lo seguiamo su vari circuiti, dal Mugello a Misano. Per quanto concerne lo sport praticato, ero un buon calciatore».
In che ruolo giocavi?
«Ero un centrocampista come suol dirsi dai piedi buoni. Mi voleva il Fano, ma il calcio devi farlo come attività esclusiva per riuscire ed io amavo anche altre cose».
C’è una trasmissione o magari una serata che ti è rimasta nel cuore?
«A partire dal ’98 a Radio Day nella trasmissione “Tra palco e realtà” abbiamo ospitato personaggi di grande rilievo e gente che ha fatto cose straordinarie e persino bizzarre».
La musica è un elisir di lunga vita o quantomeno garantisce un prolungamento della gioventù?
«Decisamente sì. La musica dà energia, mantiene giovani ed è un nutrimento dell’anima».
Cosa toglieresti alla società di oggi? E cosa invece distribuiresti in misura maggiore?
«Toglierei ovviamente la cattiveria, poi e l’ignoranza e in particolare l’egoismo. Trovo che sia tra i mali del secolo. Darei invece passioni, voglia di mettersi in gioco in campi creativi per combattere la noia».

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