Cassino
02.01.2026 - 10:00
Nove anni di calvario e un fiato sospeso lungamente mantenuto. Ora la svolta. Il 30 dicembre il Mur ha comunicato, con nota del ministro Bernini, di avere accettato la richiesta di estinzione anticipata del debito contratto dall’Università di Cassino con il ministero stesso. «Si chiude così definitivamente - specifica il rettore Marco Dell’Isola - il lungo e difficile periodo di risanamento economico del nostro ateneo con la restituzione al Mur nel 2025 della cifra residua di 9.240.000 euro. Malgrado i due ultimi mandati rettorali siano stati fortemente condizionati da questo arduo onere, il nostro ateneo non solo è riuscito a mantenersi vitale e competitivo, ma ha concluso questo difficile percorso con ben sei anni di anticipo rispetto ai tempi che il Mur ci aveva concesso con l’ultimo generoso accordo di programma del 19 gennaio 2024. Desidero porgere i miei più sentiti ringraziamenti al Mur (per aver dato credito al nostro ateneo nel momento più buio della sua storia), a tutta la comunità accademica (per avere sostenuto il peso di un piano di risanamento tanto rigoroso, quanto oneroso) e, infine, al territorio del Lazio Meridionale (per la fiducia e il sostegno morale in questo difficile decennio)».
Era il 2017 quando un grave scandalo rischiò di travolgere l’Università di Cassino. A scuotere le fino ad allora placide certezze dell’ambiente accademico fu la scoperta di un maxi debito pari a circa 45 milioni di euro, tra capitale, sanzioni e interessi, relativo ai contributi Inps non versati nel periodo 2011-2014 per circa seicento dipendenti. Una cifra imponente che, grazie al successivo accesso alla rottamazione, venne ridotta a 35 milioni. Era il pieno dell’era Betta, un sessennio segnato da un lavoro febbrile, da decisioni complesse e da una corsa costante contro il tempo per tentare il ripianamento di una massa debitoria senza precedenti. Un vero e proprio cratere finanziario che sconvolse la comunità universitaria, la lasciò attonita e silenziosa, ma che al contempo accese numerosi riflettori, dando avvio anche a indagini interne. In quel cratere si affacciò inevitabilmente anche la Procura della Repubblica di Cassino, che avviò un’inchiesta affidata alla Guardia di Finanza, condotta con rigorosa meticolosità. Nel frattempo, nelle aule e negli uffici dell’ateneo si susseguivano piani di intervento per tentare di uscire dall’enorme guado.
Nel 2018 arrivarono ulteriori due accordi di programma, per un totale di 13 milioni di euro (otto più cinque), seguiti da altri interventi finalizzati alla rimodulazione delle rate tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020. Con l’avvio dell’era dell’Isola, il debito residuo corrispondeva ad oltre il 60% di quello originario con rate di restituzioni sempre crescenti per cui fu necessario un nuovo accordo quadro con il Mur. Poi le nuove progettualità didattiche e di ricerca messe in campo hanno consentito, nel triennio 2023-2025, di chiudere la partita con tre maxi rate rispettivamente di 4.2, 4.6 e 9.24 milioni di euro. Un “capolavoro” economico che ha lasciato tramontare l’epoca degli anni neri.
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