Lo studio
05.11.2025 - 08:00
Sono sempre in crescita gli infortuni e le morti sul posto di lavoro. Quella di Octay Stroici, operaio di 66 anni travolto lunedì scorso dal crollo della Torre dei Conti a Roma, è solo l’ennesima tragedia che si è consumata su un posto di lavoro.
I dati nazionali
Dallo screening effettuato, 575 sono le morti registrate proprio sul posto di lavoro, con un aumento del +1.4% rispetto al periodo di gennaio-settembre 2024, e 209 quelle accadute in itinere, ossia nel tragitto che si effettua per fare casa-lavoro o viceversa.
Da una mappatura sul suolo nazionale invece, si può notare come le 20 regioni d’Italia siano state suddivise in 3 zone. Quelle inserite nella zona rossa di cui fanno parte Basilicata, Umbria, Campania, Puglia e Sicilia, dove l’incidenza media di infortuni mortali è superiore al 125% di quella nazionale. Quelle in zona arancione di cui fanno parte Liguria, Calabria, Abruzzo, Trentino-Alto Adige, Veneto, Piemonte e Sardegna il cui indice medio è compreso tra il valore medio nazionale e il 125% dell’incidenza media in Italia. Quelle in zona gialla che comprendono Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Molise e il cui indice di infortunio è compreso tra il 75% dell’incidenza media nazionale e il suo valore medio. E quelle in zona bianca in cui rientra anche il Lazio e di cui fanno parte anche Lombardia, Valle D’Aosta e Friuli Venezia Giulia. La maglia nera per il maggior numero di vittime tra gennaio e settembre 2025, in occasione di lavoro, va alla Lombardia con 73 morti. Seguono poi il Veneto con 60 vittime, la Campania con 57, il Piemonte e l’Emilia Romagna con 47, la Sicilia con 46, la Puglia con 43, la Toscana e il Lazio con 38, la Liguria con 19, la Sardegna e la Calabria con 15, il Trentino-Alto Adige, l’Umbria, le Marche e l’Abruzzo con 14, la Basilicata con 10, il Friuli-Venezia Giulia con 8, il Molise con 2 e la Valle d’Aosta con 1.
Frosinone in zona arancione
La provincia di Frosinone detiene un infelice primato. Tra le province del Lazio, il capoluogo ciociaro si attesta tra i più colpiti, con un’incidenza pari a 28,5 sugli occupati e 5 vittime. Segue poi Latina, in zona gialla, con 23,8. Viterbo appena sotto con 23,6, mentre Rieti, tra le province in zona bianca, con un’incidenza pari al 16,6.
Le fasce e i casi di morte
Nei primi nove mesi dell’anno, l’incidenza più elevata si registra nella fascia d’età degli ultrasessantancinquenni con 78 e in quella delle persone tra un’età compresa tra i 55 e i 64 anni con 37.5. Segue poi la fascia dei lavoratori tra i 45 e i 54 anni.
In salita anche i dati legati alle donne decedute: nei nove mesi del 2025 sono ben 68 le donne morte sul posto di lavoro, 8 in più rispetto al 2024. Di queste, 33 hanno perso la vita in occasione di lavoro, mentre 35 in itinere, ovvero nel percorso casa-lavoro o viceversa. Gli stranieri coinvolti in incidenti professionali, su un totale di 784 interessati in Italia, sono invece 171.
Il rischio di morte sul lavoro risulta essere più che doppio rispetto a quello per gli italiani. Gli stranieri infatti registrano 49,7 morti ogni milione di occupati, contro i 21,0 italiani.
I settori più colpiti
Alla fine di settembre 2025, il settore lavorativo più coinvolto dagli incidenti sul posto di lavoro è quello delle costruzioni, con 99 casi e un’incidenza del 17,2% sul totale dei decessi. Alto anche il dato che riguarda le attività manifatturiere, ossia tutto quello che riguarda le industrie tessili, dell’automotive e della produzione di gomma e plastica, ma non solo, con un’incidenza di circa il 14,4% e un numero di decessi pari a 83. Tra i più colpiti anche il settore del trasporto e del magazzinaggio: ben 71 le vittime, il 12,3% del totale. I dati sono in crescita e la prospettiva è un futuro nel mondo del lavoro sempre più ad alto rischio.
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