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Novo Nordisk, il cambio che spaventa

Terremoto ai vertici del gruppo: via presidente e vice, torna l’ex ceo. Sindacati in allarme

Novo Nordisk, il cambio che spaventa

L’ingresso dello stabilimento Novo Nordisk di Anagni

Cambio ai vertici del gruppo Novo Nordisk, una rivoluzione annunciata che preoccupa ulteriormente lavoratori e sindacati dopo l’annuncio di novemila esuberi che il colosso farmaceutico danese intende tagliare sui circa 64.000 dipendenti che la multinazionale ha nei suoi sette stabilimenti dislocati in tutto il mondo. Nonostante le rassicurazioni che il vicepresidente esecutivo Erik Lorin Rasmussen ha ribadito al presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e ai lavoratori sul mantenimento dei livelli occupazionali e sul futuro del sito di Anagni, il terremoto che sta per ridisegnare i ruoli apicali del gruppo genera perplessità e aumenta la tensione.

Le divergenze tra l’attuale board della multinazionale e la Fondazione Novo Nordisk, azionista di maggioranza dell’azienda, hanno raggiunto il punto di non ritorno. Tanto che l’attuale presidente Helge Lund, il suo vice Henrik Poulsen e cinque amministratori indipendenti hanno annunciato di non ricandidarsi all’assemblea straordinaria degli azionisti convocata per il 14 novembre prossimo. Le indiscrezioni concordano nel prevedere il ritorno in sella dell’ex ceo Lars Rebien Sørensen, che ha già guidato l’azienda per sei anni dal 2000 al 2016 prima di diventare chair della Fondazione Novo Nordisk. Dovrebbe essere lui il nuovo presidente del consiglio d’amministrazione, con il compito di orientare le scelte strategiche del gruppo in un frangente difficile, segnato dalla concorrenza americana sui farmaci anti obesità e dai dazi imposti dall’amministrazione Trump.

L’azienda ha garantito che il sito anagnino manterrà tutti i lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Ma quelli con contratto a termine, per lo più interinali, continuano ad andare a casa. La UilTemp Lazio  si dice molto preoccupata: “Solo nella giornata di ieri (venerdì scorso) - scrive il sindacato in una nota - cinquanta tra lavoratrici e lavoratori  hanno  visto terminare il loro contratto. E  ulteriori  cessazioni  sono  previste  nei  prossimi  giorni, lasciando  temere  che  questo  possa  rappresentare  solo  l’inizio di un  processo  destinato  a  coinvolgere oltre trecento addetti. La decisione di interrompere la  produzione  del  farmaco  ‘Wegovy’, che avrebbe dovuto rendere strategico il  sito  ciociaro,  rappresenta  un  segnale  allarmante”.

«Nonostante  le  rassicurazioni  generiche  fornite  dal presidente della  Regione  Lazio Francesco Rocca - afferma Viviana De Nichilo, segretaria UilTemp Lazio - ad oggi non siamo a conoscenza di alcun piano concreto che possa confermarcele. A fronte di annunci e promesse di sviluppo, si rischia invece un drammatico ridimensionamento che colpisce in primo luogo i lavoratori in somministrazione: la UilTemp si è  già attivata  nei  confronti dell’azienda  e delle  agenzie  per il  lavoro  coinvolte, sollecitando l’apertura  di un  tavolo urgente  di  confronto>.

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