Cassino
05.04.2024 - 18:00
Maurizio Landini ieri mattina a Cassino per la mobilitazione nazionale “Il lavoro chiama”
Un lavoro stabile e di qualità, l’aumento di salari e pensioni, una vera riforma fiscale e il rilancio del servizio sanitario nazionale. Ma anche una maggiore sicurezza in tutti i luoghi di lavoro e la promozione di un nuovo modello sociale che rimetta al centro il lavoro e la persona. La mobilitazione della Cgil (ri)parte da Cassino, prima di arrivare nella Capitale, giovedì prossimo, quando tutte le sigle della confederazione si ritroveranno in piazza insieme alla Uil. Di più: il sindacato ha deciso di promuovere quattro referendum sul superamento del contratto a tutele crescenti, sull’indennizzo nelle piccole imprese, il terzo sulla reintroduzione della presenza delle causali per i contratti a termine; e il quarto, relativo agli appalti, sulla responsabilità del committente sugli infortuni sul lavoro.
Così, la confederazione ha deciso di mostrare i muscoli e chiamare a raccolta il mondo del lavoro, soprattutto quello precario. E lo fa proprio dal teatro Manzoni di Cassino, dove ieri si è tenuto l’incontro “Il lavoro chiama”, a cui ha preso parte il segretario nazionale Maurizio Landini. «Siamo qui perché abbiamo deciso insieme alla Uil di mobilitarci. Lo facciamo con uno sciopero di tutte le categorie del privato l’11 aprile per dire basta alle morti sul lavoro, per ripristinare le leggi cancellate che garantiscono gli stessi diritti a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori negli appalti, affinché si facciano assunzioni di ispettori e medici di medicina del lavoro e per impedire che le imprese che non rispettano le norme sulla sicurezza possano continuare a lavorare», ha detto davanti a una platea vastissima. «E poi lo sciopero riguarda anche la riforma fiscale: nel nostro Paese non solo c’è un’evasione altissima, ma il carico del fisco ricade tutto sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. Non si può andare avanti così. C’è bisogno di tassare la rendita finanziaria, la rendita immobiliare e recuperare le risorse dal fisco per investire in sanità pubblica, nella scuola, nell’istruzione e affinché si facciano investimenti per creare del lavoro serio».
Ancora: «Dopo lo sciopero di giovedì prossimo abbiamo promosso, insieme alla Uil, una manifestazione sabato 20 per riportare al centro la sanità, la riforma fiscale, l’aumento dei salari e, quindi, il rinnovo dei contratti. In più pensiamo sia necessario cancellare le leggi sbagliate varate in questi ultimi vent’anni che hanno determinato una precarietà nel lavoro che non ha precedenti. Anche perché tutto questo viene pagato dai giovani, alle donne al punto da determinare un elemento di ricattabilità, di riduzione dei salari e un peggioramento delle condizioni. Ecco perché siamo pronti per lanciare una campagna referendaria con tanto di raccolta firme per chiedere ai cittadini di abrogare queste leggi assurde. Per dare un futuro ai giovani bisogna applicare la nostra Costituzione e garantire un lavoro dignitoso, non precario e che possa permettere di vivere con dignità».
Sul “caso” Stellantis, ha aggiunto: «Su Stellantis la situazione è molto precisa. Ci troviamo di fronte ad un rischio concreto perché la capacità produttiva degli impianti italiani è di oltre un milione di auto all’anno. Oggi, però, se ne stanno producendo meno di 500.000. Dunque è evidente che questa prospettiva se non cambiata avrà delle conseguenze non solo per Cassino, ma per l’intero sistema produttivo del Paese, dove la produzione di auto, di componentistica e di mobilità rappresentano un settore strategico. Noi stiamo chiedendo da tempo, ma non avviene, che il governo convochi l’amministratore delegato Tavares e che avvii una trattativa vera con degli impegni molto precisi. Per far lavorare gli impianti servono, infatti, scelte precise».
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