Una scoperta archeologica di straordinaria importanza: un edificio termale di epoca romana imperiale, molto probabilmente risalente al II secolo dopo Cristo, che conserva parte delle originarie pavimentazioni musive bicrome e dei rivestimenti parietali marmorei degli ambienti. Un complesso importante che aiuterà a riscrivere la storia della città di Frosinone in quel periodo.

La scoperta è avvenuta circa venti giorni fa, allorquando nell'ambito di alcuni sondaggi di archeologia preventiva lungo il tracciato di una condotta fognaria risalente agli anni Settanta che fiancheggia il fiume Cosa e su cui dovevano essere effettuati dei lavori di manutenzione da parte di Acea Ato5, a poche decine di centimetri dall'attuale piano di calpestio, è saltato subito fuori il pavimento del complesso termale.

L'ubicazione del sito, attualmente accessibile da via di San Giuseppe, strada che ricalca forse una viabilità precedente, ovvero un'arteria di collegamento interna con l'antica via Latina che non passava molto lontano da lì, consente di confermare la frequentazione della sponda sinistra del fiume Cosa (il cui corso a quel tempo era più spostato verso la collina su cui sorgeva il nucleo dell'antica Frusino) in epoca romana imperiale, probabilmente da mettere in relazione con il rinnovamento urbanistico della città in quel periodo.

Gli archeologi, ad oggi, hanno riportato alla luce due ambienti su tre, dell'estensione complessiva di circa 80 metri quadrati, di una costruzione termale che comprendeva un frigidarium, un calidarium e un tepidarium e forse anche altro; resta da trovare il terzo e capire la classificazione. C'è, inoltre, da capire, se le terme fossero parte di una classica villa romana privata (bellissime case di campagna utilizzate come centri di aziende agricole e luogo di riposo e di svago dalle classi più abbienti che avevano locali di rappresentanza, fienili, granai, giardini e, soprattutto in età imperiale, luoghi di svago come terme, biblioteche, teatri e finanche ippodromi) o fossero un complesso, per così dire, pubblico, aperto alla frequentazione della cittadinanza.

Certo è che la presenza di questi resti, assieme, a quelli delle terme della villa comunale, che erano senza dubbio di un'abitazione privata, più ad altri ritrovamenti avvenuti nella zona (si pensi all'anfiteatro), testimoniano come ci fosse un certo sviluppo urbanistico e come la terra, molto probabilmente abbia ancora tantissimo da dire sul passato glorioso di Frosinone.

Dei ritrovamenti parleranno venerdì prossimo, alle 11.30, alla villa comunale, in un conferenza stampa fruibile anche in modalità telematica sulla pagina facebook istituzionale della Soprintendenza, la soprintendente Abap per le province di Frosinone e Latina Paola Refice, il funzionario archeologo Daniela Quadrino e il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani, nell'ottica di una collaborazione tra amministrazioni, che condivide la programmazione di un progetto di valorizzazione volto alla fruizione pubblica dell'area.
Si parlerà senz'altro della campagna di scavo che proseguirà con il contributo economico del privato che ha attivato i sondaggi di archeologia preventiva previsti dalla legge e del pubblico.