«Si fa sempre più evidente e pericolosa l'implicazione dell'emergenza in tutto il sistema salute». È quanto afferma il dottor Norberto Venturi, chirurgo oncologico e presidente della sezione Lilt di Frosinone.
Il sistema salute è tutta l'altra medicina, perché come ha più volte ripetuto lo stesso Venturi, le altre malattie non sono andate in vacanza. Non si sono fermate davanti all'emergenza Covid.

Rileva Venturi: «A distanza di circa un anno dall'inizio della pandemia, seppure con molte conoscenze in più e la realtà di un vaccino efficace in fase di distribuzione, siamo ancora quasi totalmente condizionati dalle implicazioni sanitarie fatte di centinaia di morti e da quelle economiche che la circolazione del virus comporta».

Aggiunge Venturi: «Non solo Covid è stato detto più volte e da molti con condizionamento di tutto il sistema di accesso alle cure per tante altre malattie anche gravi come quelle oncologiche, cardiologiche, respiratorie. Una corretta fotografia della situazione emerge dallo studio Iquia Italia, provider e leader mondiale nell'elaborazione e analisi dei dati in ambito healthcare. Nei primi 10 mesi del 2020 rispetto all'anno precedente ci sono state il -12% di nuove diagnosi, il -30% di visite specialistiche, il -10% di nuovi trattamenti, il -22% di esami diagnostici. Dal primo lockdown al mese di ottobre sono state effettuate 30.000 diagnosi in meno di tumore rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'Osservatorio Nazionale degli Screening ha documentato il calo di 2 milioni di test oncologici tra il primo gennaio e il trenta settembre 2020 con la concreta possibilità nell'immediato e prossimo futuro di tumori ad uno stadio più avanzato e maggiore mortalità».

Prosegue Norberto Venturi: «Nell' ultimo anno solo la metà delle donne italiane ha effettuato una visita ginecologica ed il 34% non ha effettuato una mammografia. Oltre il 40% degli uomini non ha effettuato il Psa. Un punto sulla situazione è stato fatto il 4 febbraio scorso durante la Giornata Mondiale contro il Cancro e dall'Aiom (Associazione italiana oncologi medici). Il quadro che ne deriva è un chiaroscuro che vede da un lato i notevoli passi in avanti sul fronte delle cure che hanno portato ad un aumento complessivo negli ultimi 10 anni della sopravvivenza per tumore del 37%, dall'altro in relazione agli effetti della pandemia si è avuta nel 2020 una riduzione delle diagnosi di tumore mammario di 2.793 casi ed una riduzione delle diagnosi di tumore del colon retto di 1168 casi».

Afferma ancora Norberto Venturi: «Da qui un rischio di diagnosi tardiva, mentre grazie alla prevenzione ed alle terapie circa un milione di persone che hanno contratto un tumore sono tornati ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale. Cosa potrebbe essere utile in questo contesto così difficile? Rafforzare ovviamente il sistema ospedaliero e la rete di assistenza territoriale con assunzione di medici e personale sanitario, inserendoli in un progetto complessivo di implementazione della tecnologia digitale, applicare più diffusamente la telemedicina, con diagnosi, consulenze, scambi di informazioni interdisciplinari, dare più spazio e risorse alla terapia e assistenza sanitaria domiciliare (home therapy)».

Un'analisi cruda, a tratti impietosa, quella effettuata dal dottor Norberto Venturi, che in qualità di presidente della sezione provinciale della Lilt di Frosinone, segue da vicino soprattutto il tema dell'oncologia. Nota infatti: «Nei primi sei mesi di pandemia si sono persi un milione e mezzo di esami di screening. Sappiamo tutti che la prevenzione con la diagnosi precoce è uno dei pilastri dell'oncologia e ha determinato fino ad oggi, oltre al miglioramento delle cure, anche una riduzione della mortalità. Mentre radio e chemioterapia nei mesi successivi alla fase di emergenza sono state in buona parte recuperate, si registra un ritardo nella prevenzione, che è dipesa molto dalla diffidenza delle persone ad avvicinarsi agli ospedali in una determinata fase di questa pandemia. Mentre nel contempo abbiamo registrato un aumento del flusso nei nostri ambulatori e prenotazioni fino al mese di giugno (prevediamo un ulteriore allungamento). Naturalmente abbiamo attivato tutti i meccanismi di salvaguardia dettati dalla normativa in atto».

Qualche mese fa lo stesso Norberto Venturi aveva rilevato: «In molti ospedali naturalmente sono stati salvaguardati gli interventi riguardanti pazienti oncologici. Il punto vero è la prevenzione. Il Covid-19 ha rappresentato un vero e proprio tsunami sotto questo punto di vista. È del tutto evidente che il problema principale è l'impatto sulle strutture sanitarie. Certe ondate di ricoveri non si erano mai viste in precedenza e quindi è chiaro che si creano enormi problemi. Noi diamo una mano, consapevoli del fatto che il blocco della prevenzione e dello screening determina effetti negativi a cascata. Su determinate patologie oncologiche il blocco dello screening comporta un aumento della mortalità dal 12% al 16%. Ci sono riviste prestigiose e studi autorevoli che testimoniano questo. D'altronde si sono purtroppo verificati dei blocchi importanti a marzo e aprile, che però non sono stati recuperati per via dell'esplosione di questa seconda ondata».

Il fatto è che la seconda ondata non è ancora terminata e anzi, probabilmente, se ne prepara una terza. Considerando soprattutto la cosiddetta "variante inglese". Le malattie cardiovascolari e quelle oncologiche rappresentano da anni la maggiore causa di mortalità. Conclude Venturi: «In Italia circa 600 persone al giorno muoiono per malattie cardiovascolari, 500 per patologie oncologiche».